Skip to content
logo-antenati

Portale Antenati

Gli Archivi per la Ricerca Anagrafica
Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo
DIREZIONE GENERALE ARCHIVI
  • Il Portale
    • Istruzioni per l’uso
    • Richieste di certificati
    • FAQ
    • Storia del progetto
    • Ultimi Archivi pubblicati
    • Gli indici dei nomi pubblicati
    • Partecipa al progetto
  • Esplora gli Archivi
  • Strumenti
    • Guida alla ricerca
    • La ricerca genealogica
    • Le fonti genealogiche negli Archivi di Stato
    • Glossario
    • Dizionari storico-geografici preunitari
    • Pubblicazioni digitali
    • Sussidi per la ricerca
  • Storie di famiglia
    • Leggi le storie di famiglia
    • Racconta la tua storia
    • Dal registro alla Storia
    • Archivio Audiovisivo della Memoria Abruzzese
    • CSC – Archivio Nazionale Cinema Impresa
    • Vite filmate dall’Archivio Nazionale del Film di Famiglia
    • Superottimisti – Archivio regionale di film di famiglia
    • Cinescatti – Laboratorio 80
    • Società Umanitaria – Cineteca Sarda
    • Fondo Filmico Torri
  • News
  •  
  • Italiano
HomeStorie di famigliaItalia

Nazionalità: Italia

Le tre sorelle Malosto: Maura, Hilda e Yolanda

Mi chiamo Antonella Malosto, figlia di Sante e Clementi Carla. Vivo nella provincia di Verona. Le storie e i racconti di famiglia mi hanno sempre appassionato. Ho iniziato, da piccola, a raccogliere in fogli, blocchi notes, quaderni, cartelline, ogni informazione che mi giungeva dai miei genitori, dagli zii, dai nonni o da conoscenti. La ricerca genealogica ha, perciò, camminato al mio fianco per molti anni concretizzandosi, negli ultimi, in una vera passione per i testi antichi. I primi dati di aggancio, con il passato, li ho ereditati da mio zio Italo Malosto. Lui ha tenuto i contatti, via email, anche con i parenti del ramo di mia nonna (la mamma di mio padre si chiamava Bisson Gemma) trasferitisi in Argentina. Con la morte dello zio mi sono sentita in debito verso quel passato che lui non era riuscito a tracciare con completezza. Ho deciso di continuare e di arrivare fino a dove era possibile. Ho iniziato tracciando l’albero genealogico della famiglia e procedendo a ritroso concentrandomi, prima di tutto, sul ramo “Malosto”. All’inizio mi sono soffermata, anche, su un dettagliato panorama etimologico-storico legato ai significati del cognome (Mal-osto significante cattivo oste, oste che tratta male i suoi clienti). (Quando erano più consanguinei le fonti li nominavano Mal’hosti). Ho preso in considerazione tutte le aree, in Italia, in cui si era diffuso, aiutandomi con i motori di ricerca online. Ho approfondito la comparsa dei cognomi nella storia italiana, realizzando che la loro ufficialità è stata sancita con il Concilio di Trento che, nel 1564, dichiarava l’obbligo per i parroci di tenere un registro ordinato dei battesimi, con nomi e cognomi. Pertanto, il cognome, fino ad allora, lo si poteva trovare solo nei ranghi più nobili delle gerarchie. Venezia fu tra le prime città italiane ad inserire i cognomi tra il 1100 ed il 1200. Ho consultato più testi tra cui “I cognomi di Verona e del veronese di Giovanni Rapelli” e “Cognomi e mestieri di Walter Basso” allargando i bacini di conoscenza. Per continuare poi con la consultazione di più siti di ricerche araldiche legate a possibili rami di nobiltà e relativi stemmi che la famiglia poteva vantare: queste ricerche hanno dato, successivamente, esito negativo o parziale. Ho scoperto anche varianti del cognome che da Malosto è diventato Malosti, Mallosto, Malhosto, Malostro, Malossi, Malosso,  soprattutto nelle fonti più antiche in cui il retaggio del latino era ancora presente.

I coniugi Sante Malosto e Maria Catterina Calafà: bisnonni di Antonella Malosto

Poi il cammino si è diretto verso il territorio in cui mio padre aveva sempre riferito, che aveva origine la sua famiglia: Orgiano/Sossano in provincia di Vicenza. Purtroppo, nel 2013, l’Archivio di Stato di Vicenza non era stato ancora inserito nel portale Antenati del Mibact, perciò lavorando, ho iniziato a comuni interessati per capire come mi sarei dovuta muovere per ricevere informazioni sui miei antenati. Alcuni comuni premettevano che le richieste erano a pagamento. Altri comuni mi rispondevano che era sufficiente fissare un appuntamento per la consultazione delle fonti. Questo si è protratto per molto dovendo usare solo ritagli di tempo libero. Ricordo con chiarezza quando mi sono seduta su un tavolo del comune di Sossano e ho potuto visionare i primi registri del 1800. Non avevo mai visto un registro di quel periodo. Mi sono sentita travolgere da un’emozione unica. Leggere per la prima volta il mio cognome in un testo così antico, vedere che tutto era scritto a mano, con cancellature ed evoluzioni successive dei dati nel foglio, mi ha fatto desiderare di essere stata nel loro tempo. Per abbracciarli e ringraziare tutte quelle persone per esserci state. Ecco Malosto Sante, nato a Sossano in Contrada Monti, al numero 22, di Venerdì 1 Novembre 1872, era uno dei miei avi. Ancora non sapevo come agganciarlo alle mie conoscenze ma ho tracciato un primo anello con i figli che, sono comparsi nelle famiglie Malosto e residenti, in quel periodo, a Sossano. Le ricerche successive hanno deviato il mio cammino verso l’archivio storico della diocesi di Vicenza, in Via Duomo n° 10 perché, le parrocchie del territorio, mi rispondevano che tutto era stato raccolto in un unico luogo. Inoltre le carestie, pestilenze, guerre, e inondazioni, che avevano provato il territorio tra il 1500 ed il 1600, avevano fatto perdere molta documentazione.

I coniugi Gemma Bisson e Pietro Malosto: nonni di Antonella Malosto

Il certificato di matrimonio di mio nonno Malosto Pietro con Bisson Gemma, avvenuto presso il comune di Rovolon, il 29 ottobre 1936, mi è giunto via email. I tanti spostamenti successivi, presso l’archivio di Vicenza, mi hanno permesso di scoprire che la mia discendenza diretta proveniva da un altro Malosto Sante, cugino del primo che avevo scoperto a Sossano. Questo   mio avo, era nato a Orgiano lunedì 30 luglio 1866 e si era coniugato con Calafà Catterina Maria. Era il mio bis nonno. Dopo molti altri spostamenti nel territorio, ed utilizzando le fonti di cui ero venuta a conoscenza, grazie alla biblioteca di Orgiano, ho scoperto progenitori morti in guerra e presenti nei monumenti di Sossano e Orgiano (Ulindo e Giuseppe).

Nel contempo era divenuto necessario studiare e approfondire anche la scrittura dei testi antichi. Molti documenti mi risultavano indecifrabili. È stato molto utile il testo Leggendo e trascrivendo un vecchio documento di Elda Forin Martellozzo per decifrare lettere, significati, usi e abbreviazioni adottate. Ho tracciato anche una mappatura del territorio e della dislocazione delle abitazioni dei miei avi grazie al preziosissimo libro scritto da Don Ignazio Muraro, Orgiano- cenni storici, che ha descritto con precisione il tessuto sociale di quel periodo, quasi fotografando minuziosamente il paese e i suoi abitanti. Ho scoperto, con ulteriore emozione, che il luogo esatto da cui è nata la mia famiglia era la contrada Pilastro di Orgiano. Negli anni ho poi allargato il territorio con Sossano “I loschi e Sossano tra il XVI e XVIII secolo” inserendo altre conoscenze. Il processo a Paolo Orgiano di Claudio Povolo ha aggiunto altri progenitori, risalendo fino alla metà del 1500. Utile e chiaro nelle descrizioni anche Orgiano tra il duecento e trecento: attraverso i Libri Feudorum  di Maria Grazia Bulla Borga, che ha contribuito all’arricchimento degli incastri.

Oggi il mio albero genealogico procede a ritrovo dal 2020 al 1550 circa contando più di 400 persone che portano il cognome Malosto. Ho inserito comunque anche i dati dei relativi consorti anche se con cognomi diversi. Sono essenzialmente nel veneto ed in Brasile. Il contatto con chi è emigrato in Brasile l’ho tracciato con l’aiuto dei contatti di facebook. Sono venuta a conoscenza di un gruppo “Familia Malosto” che mi ha permesso di inserire tutti i collegamenti con le famiglie dei progenitori che erano emigrati nel 1888 con la motonave Adria. Ora, gli indicatori dello stato civile, dicono che per la provincia di Vicenza, sono ancora in corso le attività di digitalizzazione, mi dispiace molto. Attendo con trepidazione questa possibilità online sia per la consultazione veloce e la possibilità di non dover fare spostamenti dalla propria residenza ma soprattutto per il completamento dei dati già in mia conoscenza o per acquisire nuove fonti.

Scoprire le mie radici e la loro memoria storica ha creato, in me, un’intensa suggestione. Come un patrimonio che aspettava solo di essere scoperto. La testimonianza di ciò che è stato è diventata anche nostalgia. Tutte quelle persone “comuni” che hanno oltrepassato il loro mondo conosciuto senza far rumore! Quei braccianti che abitavano in quei casoni di paglia e fango e mangiavano pane e uva. In una miseria unica hanno solcato le nostre identità. É grazie a loro che oggi noi siamo. Non è solo un onore per me, è il ritrovarmi. È il ricordarci che la nostra essenza è preziosa e viene da lì. Nella raccolta delle fonti ho cercato di essere precisa e di fare un lavoro di ricerca e catalogazione più accurato possibile nel desiderio di essere di aiuto a quanti intendono approcciarsi a questo meraviglioso cammino. O intendano utilizzare le mie strategie di ricerca, alla riscoperta delle loro origini. Per me, i risultati ottenuti erano insperati quando ho iniziato il cammino e tutt’ora lo sono se penso a tutte quelle persone ritrovate. Ho legato un filo a me ma contemporaneamente anche a tutte loro. Storie individuali ma condivise da altre famiglie e unite alle vicende del paese. Sono emerse relazioni che mi hanno avvicinato alle trasformazioni delle diverse epoche. Tutto è stato appassionante e coinvolgente. Dentro alla piccola storia di ognuno dei miei avi c’era un’intera società che vi ruotava. Sono in me e continueranno ad esserci. Ero orgogliosa prima di essere una “Malostina”, come mi chiamavano da piccola, ma ora, a ragione, lo sono ancora di più.

Nel frattempo, per tutte le motivazioni citate, ho iniziato con la provincia di Verona e sto ricostruendo l’albero genealogico della famiglia di mio marito, i Pizzoli.

Grazie! Al Portale Antenati per aiutare a realizzare i sogni di tante famiglie e avermi dato questa possibilità.

Stemma della famiglia Patrizi di Bellegra

La mia famiglia materna è quella dei Patrizi di Bellegra. Io da laureato in Teologia (S.T.B.) e studente in diritto canonico ero interessato ad approfondire la storia degli ecclesiastici della casa ed a seguito di una serie di ricerche storiche presso le seguenti fonti:

Archivio dell’Abbazia Territoriale di Subiaco Archivio Segreto Vaticano
Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede
Archivio di Stato di Roma – sede di Sant’Ivo alla Sapienza
Archivio Segreto Vaticano
Archivio Storico Diocesano di Palestrina
Archivio Storico Diocesano di Roma

ho scoperto che era stato proprio il clero ad elevare una famiglia di retaggio contadino.
Il portale Antenati – Gli Archivi per la Ricerca Anagrafica è stato fondamentale per il reperimento dei dati anagrafici, in modo da studiare, attraverso gli atti di nascita, matrimonio e morte, le date, le parentele e le professioni degli avi. Principalmente contadini o possidenti, solitamente con molti figli, dei quali almeno uno per generazione era destinato alla carriera ecclesiastica, questo anche per mantenere un antico beneficio giuspatronato, poi dissoltosi con l’unità d’Italia.

La famiglia Patrizi di Civitella, poi Bellegra dal 1881, si stabilì nel feudo dell’Abbazia di Subiaco dalla prima metà del Seicento con Lorenzo (morto nel 1650 ca.) e poi suo figlio Benedetto.
Dal XVIII secolo i Patrizi erano agricoltori, i cui beni vennero accresciuti nel 1719, con il beneficio giuspatronato ecclesiastico sotto il titolo di Santa Maria della Pace, fondato da un parente, tal Francesco Pesce, e del quale la famiglia era titolare per concessione dell’abate commendatario di Subiaco. Il beneficio obbligava a quaranta messe annue in suffragio del fondatore e garantiva al titolare una casa di sette vani e tre ampi rigogliosi appezzamenti in Civitella e dintorni.
Il primo titolare fu l’arciprete don Piacentino Patrizi (nato a Civitella nel 1705). A seguire don Lorenzo Patrizi (Civitella 1762 – Roma 1842), figlio di Sebastiano Patrizi e Antonietta Cappella. Studente del Seminario di Subiaco, dopo il chiericato si trasferì a Roma per seguire i corsi di diritto all’archiginnasio della Sapienza e iniziare il praticantato legale. Nel 1789 venne ordinato presbitero. Assunto presso il Sant’Uffizio, visse le invasioni francesi di Roma del 1798 e del 1808 ove erano stati soppressi gli Stati della Chiesa, devastate le Congregazioni Romane e deportati a Parigi gli archivi della Santa Sede. Divenuto archivista del Sant’Uffizio, don Lorenzo riorganizzò con grande sforzo l’archivio. Grazie all’operato di Mons. Marino Marini, delegato pontificio a Parigi, i documenti vennero progressivamente restituiti all’Apostolica Sede. Don Lorenzo gestiva il beneficio giuspatronato di famiglia da Roma, mediante disposizioni ai famigliari e al clero di Civitella. Con lui, i terreni crebbero e diedero frutto, arricchendo sia la famiglia Patrizi che l’Abbazia di Subiaco. Si spense dopo quasi cinquant’anni di ininterrotto servizio alla Curia Romana.

Il can. Nazareno Patrizi (in piedi a sn) e Mons. Gyula Zichy (seduto) in ablegazione, Praga 1901

Il beneficio, dunque, passò al nipote don Giuseppe Patrizi (Civitella 1809 – Roma 1846), presbitero dal 1832, anch’egli si era trasferito a Roma per studiare diritto canonico e svolgere l’incarico di maestro di camera del card. Angelo Mai. L’archiginnasio della Sapienza gli conferì la laurea ad honorem e la docenza in diritto canonico nel 1841, ma morì a 36 anni.
Nel 1848 suo nipote Pietro Patrizi (Civitella 1832 – Bellegra 1900) ereditò il titolo del beneficio, che gli rese possibile il pagamento del seminario e l’ordinazione presbiterale, nel 1857. Don Pietro, come i suoi avi, prese la strada di Roma e del diritto canonico. Sotto il pontificato di Pio IX e Leone XIII fu avvocato della Curia Romana, minutante della Congregazione del Concilio e cameriere d’onore di Sua Santità. Dopo il 1870 e la presa di Roma, provò a mantenere intatto il beneficio giuspatronato dalle leggi sulla liquidazione dell’asse ecclesiastico; ciononostante il beneficio venne confiscato e immesso nel demanio statale nel 1881.
Oltre all’impegno di curia, l’importanza di Mons. Pietro si deve all’interessamento che ebbe verso il nipote Nazareno, anch’egli avviato alla carriera ecclesiastica, ma stavolta senza l’ausilio del beneficio né di alcun altro patrimonio. Mons. Nazareno Patrizi (Paliano 1866 – Roma 1958) svolse il seminario minore a Palestrina, sussidiato dal card. Antonio Saverio de Luca e, dispensato dal seminario minore, studiò con lo zio don Pietro, nel domicilio romano di quest’ultimo.

Il chierico Nazareno seguì i corsi di Teologia alla Gregoriana e di utroque iure all’archiginnasio della Sapienza, laureandosi nel 1895. Nel 1897 e nel 1901 fu segretario di ablegazione presso le corti spagnole ed austro-ungariche, riportando il cavalierato di Isabella di Cattolica e l’onorificenza di ufficiale dell’ordine imperiale di Francesco Giuseppe I. Era, inoltre, canonico della cappella papale dei Ss. Celso e Giuliano dal 1899. Pio X lo annoverò tra i suoi cappellani segreti d’onore nel 1903 e lo incaricò di pubblicare, nel 1905, il volume “La dotazione imprescrittibile e la legge delle guarentigie”. Nel 1909 divenne avvocato rotale.
Abile diplomatico e conoscitore del francese e dello spagnolo, era incaricato d’affari dei vescovi argentini. Il suo amico di gioventù Benedetto XV, al secolo Giacomo della Chiesa, gli propose la nunziatura apostolica del Cile, nel 1914. Mons. Nazareno rinunciò, rimanendo a svolgere il proprio ministero a Roma, quale avvocato rotale e cappellano segreto di Sua Santità. Nel 1919, per Benedetto XV, scrisse un poemetto dal titolo A Benedetto XV nella sua festa onomastica del 25 luglio 1919.
A Bellegra fondò la Congregazione della Ss.ma Addolorata, un culto che egli istituì nella cappella di Santa Lucia, oratorio privato della famiglia Patrizi, associandolo alla Pia Unione Primaria del Ss.mo Crocifisso di San Marcello al Corso. Restaurò le cappelle dei Santi Francesco e Tommaso da Cori e coadiuvò, nell’agosto 1929, i festeggiamenti per il bicentenario della morte di Tommaso da Cori, presso il convento di S. Francesco, cui dedicò la lirica Sacro Ritiro Francescano. Nel 1933 partecipò come giudice (testis rogatus) al Sinodo Diocesano. Pio XII lo elevò al rango di cameriere segreto nel 1939 e di prelato domestico nel 1941.

Costanzo Patrizi, Fiume 7 novembre 1919

Nel 1951, Mons. Nazareno Patrizi diede alle stampe la sua ultima pubblicazione: Il mese di giugno ad onore del Sacro Cuore. Il suo animo poetico si concluse, invece, con il componimento Vecchie memorie, pubblicato postumo.
Oltre agli ecclesiastici, nei primi anni del Novecento un ramo della famiglia, con a capo Vincenzo Patrizi, si stabilì a Roma, per motivi lavorativi. Vincenzo Patrizi (Civitella 1871 – Roma 1918) morì a causa dell’epidemia di “spagnola”. Suo figlio, Costanzo Patrizi (Bellegra 1898 – Roma 1971), era soldato di leva di prima categoria (matr. 23716) dal 16 marzo 1917, nel Primo Reggimento Artiglieria da Montagna; disertò dal Regio Esercito il 17 settembre 1919, perché arruolatosi nelle Legioni Fiumane. Riportò la medaglia di cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto e la medaglia commemorativa della marcia di Ronchi. Successivamente fu impiegato dell’INA e fondò la Cassa Rurale e Artigiana di Bellegra. Suo figlio primogenito, Sergio Patrizi (Bellegra 1924 – Roma 1999), commendatore al merito della Repubblica Italiana, era segretario superiore di prima classe, impiegato presso il Ministero dei Trasporti italiano. Lo stesso Sergio si era formato al seminario minore di Subiaco, ma decise di non proseguire verso il presbiterato.

Il risultato della ricerca si è dimostrato ricco di materiale storicamente sì interessante quanto, finora, inesplorato ed ha condotto alle seguenti pubblicazioni:

D. Bracale, Mons. Nazareno Patrizi. Da Bellegra alla Corte Pontificia. Con Excursus: Araldica di Bellegra e pubblicazione dei componimenti di Mons. Nazareno Patrizi A Benedetto XV nella sua festa onomastica del 25 luglio 1919 e Sacro Ritiro Francescano, Roma 2020, isbn 979-12-200-6224-4.

D. Bracale, Patrizi di Bellegra. Presbiteri al servizio della Curia Romana dal XVIII al XX secolo, seconda edizione, Roma 2020, isbn 979-12-200-6279-4.

D. Bracale, Vecchie memorie. Album di figure e luoghi di Bellegra. Con pubblicazione del componimento inedito di Mons. Nazareno Patrizi: Vecchie memorie, Roma 2020, isbn 979-12-200-6611-2.

Ricostruzione dettagliata, realizzata dal mons. Corrado, dell’albero genealogico dei discendenti della famiglia Pizziolo

Non solo ritrovarsi in tanti, ma anche vivere in un castello per tre giorni un’esperienza assolutamente unica e bella di cui conservare con amore e stupore il ricordo e che è stata possibile grazie alle ricerche genealogiche iniziate sul sito degli Antenati e proseguite nelle parrocchie

“Mi posso accontentare?
Non so, vorrei vedere gli archivi di Scandolara del 1700, magari c’è qualche altra sorpresa!”

Avevo finito così il mio racconto precedente.
In attesa di nuove scoperte, nel frattempo a settembre 2018, abbiamo organizzato un piccolo incontro tra cugini conosciuti e cugini nuovi. Non eravamo molti, una quindicina, ma credo che ci sia stata emozione da parte di tutti! Qualcuno lo conoscevo già, qualcuno erano più di 50 anni che non lo vedevo, altri, anche se vicini, non li avevo mai visti, ma l’emozione più forte è stata conoscere i due nuovi cugini veneti, nipoti del fratello del trisnonno: è stato amore a prima vista, come se ci fossimo sempre conosciuti! Noi tutti durante l’incontro abbiamo deciso di non “accontentarci” e di andare avanti.
Così ho cercato di approfondire a Scandolara e con l’aiuto del sito consigliato dal portale (familysearch) ho trovato una persona, Andrea Sartorato, che aveva avuto una nonna di nome Bianca Pizziolo e abitava vicino alla zona interessata.
Fortunatamente, Andrea, curioso quanto me, aveva già fatto ricerche per conto suo, anzi era andato anche alla parrocchia di Scandolara ed era riuscito a trovare notizie a partire da circa la metà del ‘700, anche se non sapeva assolutamente se c’erano legami fra di noi.
Ci siamo studiati gli interessanti documenti ed ecco apparire la morte nel 1786 di Giovanni Pizziolo, che dovrebbe essere il bisnonno del mio bisnonno Valentino ed anche la morte di suo padre Sebastiano, nel 1767.

Atto di morte di Giovanni Pizziolo, 1786. Parrocchia di Scandalora

Dico dovrebbe perché non abbiamo documenti per provare la cosa, però abbiamo tante somiglianze a distanza di anni

Riusciamo a capire che, nel 1785 circa, la famiglia si è divisa; una parte dei figli di Giovanni, probabilmente di secondo letto e più piccoli, è rimasta a Scandolara, invece il mio avo Francesco si è trasferito a Mogliano-Carpenedo-Mestre e si è creato la sua famiglia, ma questa è una storia già raccontata. La famiglia rimasta a Scandolara continua con la vita dei campi e col tempo, si divide di nuovo, fino ad arrivare a metà dell’800; qualcuno va in Brasile, qualcuno si trasferisce a Cittadella,

Orazio e Orsola (il primo e la terza, a partire da sinistra) sono i discendenti del ramo di Scandolara. Valentino e Renata (il secondo e la quarta, a partire da sinistra) sono i discendenti del ramo abruzzese. Orsola è vissuta nel corso dell’800, mentre gli altri avi sono vissuti nel corso del ‘900.

qualcuno rimane ancora lì. Fra quelli che rimangono a Scandolara, c’è un altro Giovanni e da lui arriva Bianca, nonna di quell’Andrea che ha trovato i documenti.

Purtroppo agli inizi del ‘900 arriva la tragedia con la prima guerra mondiale: infatti, 4 dei giovani Pizziolo, perdono la vita, chi sulle Dolomiti, chi sull’Isonzo. La vita però continua e generazione dopo generazione arriviamo a dopo la seconda guerra mondiale, quando nel 1949 nasce Corrado.
Perché Corrado è importante per la mia storia e per il raduno? Perché è stato lui che ha voluto questo incontro allargato, prendendo l’occasione delle mie nozze d’oro, e ci ha dato i luoghi dove farlo. Infatti è il vescovo attuale di Vittorio Veneto ed il vescovado ha sede nel Castello di San Martino.

Castello di San Martino, galleria degli stemmi. Vittorio Veneto (Treviso)

Alla luce delle scoperte e con molta titubanza, provo a mettermi in contatto con lui e trovo, sì il vescovo, ma anche soprattutto l’amico e cugino, che dopo la prima sorpresa per questa storia, che ha svelato quasi completamente le vite dei Pizziolo degli ultimi 300 anni circa, si appassiona alla cosa e propone di riunire tutti i rami in Veneto, terra di origine.

Lanciamo l’idea, io con i miei del ramo dell’Italia centrale, lui con i suoi del ramo veneto e, sicuramente, cogliendo l’occasione per rivedersi o per conoscersi, si aggregano in tanti! E mentre l’anno prima eravamo una quindicina, questa volta siamo 10 volte tanto! Pescara, Firenze, Bologna, Roma, Mestre, Udine, Lussemburgo e naturalmente molti dei paesi intorno a Treviso, mezza Italia e non solo, rappresentata! Siamo talmente tanti che mons. Corrado deve spostare la sede dell’incontro nel seminario vescovile! Però noi che veniamo da lontano alloggiamo nella zona del Castello dedicata all’ospitalità.

Che dire? Un luogo con più di 1000 anni alle spalle, mura antiche che hanno visto la storia della regione e che hanno ospitato, per 11 anni, anche papa Luciani.

Giorni passati a conoscersi o a farlo meglio. Conoscere una realtà mai pensata e diversa da quella a cui si è abituati, risate per i vari inconvenienti capitati, come mangiarsi un panino in una fattoria o macchine che non partono o treni saltati e poi nuove amicizie, tanti abbracci e la promessa di rivedersi per conoscersi un po’ di più.

Foto di gruppo dei partecipanti al raduno, 12 ottobre 2019

Promessa che vorremmo mantenere nel prossimo settembre, ma se non sarà quest’anno, sarà sicuramente il prima possibile.

Tutto il frutto delle ricerche sul Portale e di quello che possono aggiungere nella vita di ognuno è riassunto molto bene nelle parole che ci ha regalato, durante l’incontro, mons. Corrado e che chiudono degnamente il cerchio di questi anni:

“Carissimi,

l’evento che stiamo vivendo è stato organizzato un po’ alla garibaldina, pensando a un numero molto ridotto di partecipanti, In realtà ci troviamo molti di più, al punto che facciamo fatica a starci. E se questo è senz’altro un inconveniente, possiamo anche però, vederlo come frutto della voglia di ritrovarsi insieme, incuriositi e desiderosi di vedere la faccia, sentire la voce e conoscere l’esperienza di altre persone nelle cui vene scorre, in una certa misura, un legame di sangue che ci precede e ci unisce.

Sapere che tanti anni fa quelli che ci hanno preceduto abitavano in un’unica casa e costituivano un’unica famiglia, è un pensiero che certamente ci colpisce e ci meraviglia. Conoscere anche solo superficialmente i motivi e i percorsi attraverso i quali gli antenati che ci hanno preceduto si sono sparsi in luoghi diversi, a volte anche molto lontani, non è soltanto una semplice curiosità, ma in un certo senso, entra a far parte della nostra stessa esperienza personale e familiare; è qualcosa che sentiamo nostro, sicuramente in modo assai diverso rispetto a quello che conosciamo leggendolo nei giornali o sentendolo raccontare da altre persone pur vicine a noi.

La vicenda di Valentino che entra nelle ferrovie meridionali e sposa Maddalena Salvarezza, spostando tutta un’asse della famiglia Pizziolo nell’Italia centrale; la vicenda familiare di Sebastiano Francesco che si sposa quattro volte e si sarebbe sposato ancora se i figli, ormai genitori a loro volta, non l’avessero dissuaso; la vicenda di Virginio, Martino, Luigi, Ulderico e ancora di un altro Luigi, sempre Pizziolo, che persero la vita nella grande guerra; la vicenda di Giuseppe, maestro del paese per 40 anni; la vicenda di Mario, calciatore della Fiorentina, stimatissimo da parte del mitico Vittorio Pozzo e campione del mondo nel 1934 a cui fu negata la medaglia d’oro perché non poté giocare la finalissima in quanto gravemente infortunato nella semifinale; la vicenda di Anselmo, Milena, Maria e Angela, nonché di Guido che, più o meno negli stessi anni, consacrarono la vita al Signore, dando testimonianza esemplare della loro vita religiosa…Tutte queste vicende e molte altre che potremmo ricordare, entrano a far parte della storia della nostra famiglia.

È molto bello, se ci pensiamo, magari non le avevamo mai conosciute, ma sentendone parlare, sentiamo che, poco o tanto, ci appartengono: sono la nostra storia!

Grazie quindi di essere venuti e venuti numerosi. Grazie a questa ricerca che ha messo in moto tutto questo e che ci ha permesso di conoscerci anche con quanti neppur sapevamo che esistessero. D’ora in poi, anche se non ci frequenteremo molto, sarà sicuramente di conforto sapere che in qualche parte d’Italia o del mondo, i Pizziolo continuano a portare avanti la loro vita e la loro famiglia. Sapendolo, pensiamo a loro con simpatia e affetto, sperando che la loro vita sia buona, onesta e serena.

Vittorio Veneto 12 ottobre 2019”

 

E io aggiungo… grazie al lavoro di chi inserisce tutti gli archivi storici sul Portale degli antenati e ci ha dato la possibilità di ritrovarci.

Per chi avesse perso il “primo capitolo” di questa storia, segnaliamo di seguito il precedente racconto: Il filo conduttore della mia famiglia, la ferrovia adriatica

Ritratto di Amanzio Kohler intorno ai 60 anni

Sono stato spinto a ricercare notizie sulla famiglia paterna dai generici racconti che mio padre mi faceva da bambino sul suo nonno svizzero, che lui aveva conosciuto e che si chiamava Amanzio, e su sua nonna, il cui nome era Vittoria, che invece era di Vallo della Lucania. Per cercare notizie ho consultato il portale Antenati, altri documenti in rete sull’esercito del Regno delle Due Sicilie, e il fondo Libretti di vita e costume dei militari del Regno delle Due Sicilie, conservato presso la sede distaccata di Pizzofalcone dell’Archivio di Stato di Napoli. Dalle mie ricerche ho ricavato le seguenti notizie.

Ritratto di Maria Vittoria Pignataro

Il mio trisavolo Amante Kohler nacque a Messen, nel Cantone di Soletta (Svizzera) l’11 marzo 1820. Nel 1840 circa venne a Napoli e si arruolò nell’esercito delle Due Sicilie.

Dagli atti consultati risulta che fu un ufficiale, 1° tenente del Reggimento dei Veterani Svizzeri, che partecipò a diverse campagne militari ed ebbe anche due decorazioni di guerra. Il suo nome risulta anche a pagina 430 dell’Almanacco Reale del Regno delle Due Sicilie stampato nel 1857, dove si conferma che fu ufficiale, prima del 2º Reggimento Svizzero “de Sury d’Aspermont” e successivamente, durante la campagna del 1860-61, del Reggimento dei Veterani Svizzeri.
Dall’estratto del foglio matricolare risulta anche che alla fine del 1858 aveva due figli ed era sposato. Sua moglie era la marchesa Teresa Andreassi, nata a Napoli il 20 settembre 1823, di cui sono riuscito a individuare l’atto di nascita. Amante Kohler morì a Gaeta il 15 marzo 1861, due giorni prima della proclamazione del Regno d’Italia, al termine dell’assedio della città da parte dei Piemontesi; aveva partecipato anche alla battaglia del Volturno.

Atto di morte di Amante Kohler del 15 marzo 1861

Morì probabilmente di tifo o per le ferite riportate. Su Antenati ho individuato il suo atto di morte. Dei suoi due figli ho trovato notizie solo di uno, Amanzio Kohler, il mio bisnonno che, da un atto di nascita di una sua figlia Ersilia, intuisco che fosse nato nel 1858 o 1857, in quanto dichiara di avere 38 anni nel 1896. So che la sua professione era usciere di banca, e dai racconti di mio padre, la banca potrebbe essere l’American Express, filiale di Napoli. Si sposò con Maria Vittoria Pignataro, nata a Vallo della Lucania (Salerno) il 21 ottobre 1860. Ebbero tre figli: due femmine, Maria ed Ersilia, e un maschio, Luigi Kohler che era mio nonno, di cui presento una foto all’età di circa 30 anni, nel 1914.
Della mia famiglia non conosco altre notizie: mi mancano notizie sul fratello\sorella di Amanzio, sulla sua nascita, sul luogo dove vissero a Napoli Amante Kohler e Amanzio Kohler anche se ho vaghi ricordi, dai racconti di mio padre, che ormai non c’è più, di una dimora a Napoli in vico Satriano nella zona di Chiaia.

Ritratto di Luigi Kohler del dicembre 1914

 

Nei ruoli matricolari ho trovato invece notizie almeno di un altro Kohler, ossia di un certo Vittorio o Vittore Kohler, capitano, nato a Soletta nel 1808, che potrebbe essere il fratello di Amante.

Ringrazio il Portale Antenati per avermi dato la possibilità di ricostruire tante notizie della mia famiglia e condivido il racconto di quanto ho potuto ricostruire anche nella speranza che altri utenti del Portale possano aiutarmi ad avere ulteriori notizie della mia famiglia e della famiglia Andreassi nel sec. XIX.

Ritratto di Pasquale De Rosa

La ricerca genealogica sul ramo paterno della mia famiglia è partita circa un anno e mezzo fa da mio nonno paterno, Pasquale De Rosa, nato a Napoli nel 1896 e trasferitosi poi ad Atripalda, provincia di Avellino (in altri termini nella montagna Irpina), dopo essere tornato dal fronte della I Guerra Mondiale ed essere stato assunto nelle Regie Ferrovie dello Stato. Ad Atripalda il 1 aprile 1921 ha sposato Giuseppa Carino, nata a Cimitile (NA) e proveniente da una famiglia di commercianti locali.
La coppia ha avuto tre figli: mio padre Gennaro nel 1923, mio zio Ugo nel 1925 e mia zia Nina nel 1928.
Qui il portale di Antenati mi è già venuto in aiuto una prima volta, dato che nei registri dello Stato Civile Italiano conservati presso l’Archivio di Stato di Avellino ho rintracciato, devo dire con una certa emozione oltre che soddisfazione, il loro atto di matrimonio dal quale ho finalmente conosciuto i nomi dei miei bisnonni: Gennaro De Rosa e Anna Gargiulo, Aniello Carino e Farnese Elisabetta.
Ho contattato allora l’Archivio di Stato di Avellino ed ho così ottenuto i fogli matricolari di mio padre, volontario allievo ufficiale  nella Milizia  Volontaria Sicurezza Nazionale,  un corpo di gendarmeria a ordinamento militare che dal 1924 si trasforma per decreto di Mussolini in forza armata dell’Italia fascista, una sorta di milizia di partito, cui mio padre aveva aderito per non andare al fronte, mentre il fratello, dopo l’occupazione alleata di Napoli nell’ottobre 1943, prestò servizio al Deposito Militare di Napoli città come furiere.

Foglio matricolare di Pasquale De Rosa

Questa mia ricerca è cominciata per caso, quasi uno scherzo e devo dire grazie a mia moglie, Maria Rosaria, che un giorno – ci eravamo presi alcuni giorni di ferie proprio a Napoli – mi ha proposto di andare all’Archivio Storico Diocesano, in Largo Donnaregina, vicino al Museo Storico Diocesano, per chi conosce bene la città come lei.
Qui, la sorpresa: pur essendo uno storico professionale, lo confesso, a volte ho un po’ di difficoltà quando si tratta di “ingranare la marcia” e cominciare con pazienza a cercare, tra migliaia di nomi, il giusto Pasquale De Rosa e Anna Gargiulo. In questo però mi viene sempre in soccorso Maria Rosaria, che con certosina pazienza ha iniziato a scorrere gli elenchi dei processetti dei matrimoni ecclesiastici della città di Napoli, facendo leva sui pochi dati a nostra disposizione, cioè l’anno di nascita di mio nonno e la tradizione familiare secondo la quale era il primo figlio della coppia.
Trovata l’indicazione dell’anno e della parrocchia del matrimonio, la ricerca ha iniziato a scorrere più facilmente, grazie anche alla cortesia del personale di sala dell’Archivio Diocesano, che qui colgo l’occasione per ringraziare del valido aiuto che ci ha dato.
Della famiglia d’origine di mio nonno abbiamo poi trovato traccia sui registri di una delle parrocchie cittadine soppresse, i cui registri sono conservati in Archivio Diocesano, e dove abbiamo scoperto che oltre al fratello, Ciro, a me noto attraverso i racconti di mio padre, Pasquale ha avuto anche due sorelle, entrambe emigrate negli Stati Uniti. Sempre attraverso i registri parrocchiali abbiamo saputo che entrambe si erano sposate negli Stati Uniti, ma nonostante avessimo molti dati, non è stato possibile avere loro notizie su vari databases online: d’altra parte il cognome De Rosa è alquanto diffuso e non solo in Campania, è comunque sempre meglio procedere con circospezione ed estrema prudenza anche nel caso di cognomi rari, dato che si può sempre incappare in omonimie.
Di una certa importanza devo dire che si è rivelata la tradizione orale familiare, in questo caso rappresentata da mio padre, Gennaro, dal quale in una sorta di intervista dal vivo fattagli da me e mia moglie nella lontana estate del 2009 ho avuto delle preziose notizie inerenti la nostra famiglia che ho usato come base per avviare la mia ricerca sulla piattaforma del MiBACT Antenati che si è rivelata di importanza decisiva. Infatti con molta pazienza e sempre guidato dalle mie capacità di storico e da quelle di genealogista di mia moglie ho avuto modo di poter risalire sino ad un Lorenzo De Rosa, nato all’incirca nel 1762, figlio di Vincenzo, e a sua moglie Caterina Rocco, nata all’incirca 1755, risalendo così alla prima metà del 1700 e andando indietro di ben 6 generazioni.

Atto di matrimonio di Pasquale De Rosa e Giuseppa Carino del 1921

Ciò grazie non solo alla stringa di ricerca “cerca i nomi”, ma anche ad una consultazione dei dati contenuti nella sezione Archivio di Stato di Napoli inerente battesimi, matrimoni e morti – cioè l’anagrafica tradizionale – ma anche i processetti matrimoniali, che hanno lo stesso nome di quelli in vigore per la Chiesa Cattolica da un breve di Papa Paolo V del 1605, ma che ne sono la versione “laica”; ricchissimi per mia fortuna di notizie e di spunti di ogni genere, dai nomi delle parrocchie, a quello dei parroci, dei genitori degli sposi, all’indirizzo esatto della casa da loro abitata, al tipo di lavoro (nel mio caso la dizione generica è quella di commerciante, che restringe parecchio il campo di ricerca anche se, mancando a Napoli la possibilità di accedere ai dati dell’Archivio Storico della Camera di Commercio, non è possibile per il momento poterne sapere di più).
Per ora mi sono fermato a metà del XVIII secolo, ma senza i dati di Antenati, questa ricerca non sarebbe stata veramente possibile.
Che aggiungere? Mi auguro per il prossimo futuro di poter ritornare a Napoli per completare la mia indagine e scoprire ancora tanto di una città che ho imparato a sentire mia.

Auguro a Voi tutti molta fortuna con le Vostre ricerche sul Portale Antenati.

Ritratto di Urbano D’Antoni

Fin da bambina ho sentito mia madre raccontare con molta nostalgia storie e fatti accaduti alla sua famiglia, storie a volte tristi, spesso con il rimpianto per le persone scomparse e con i ricordi appannati dal trascorrere del tempo. È forse per questo che anni fa decisi di mettere ordine nella memoria per tentare di ricostruire parte delle vicende di famiglia, unendo i ricordi ai documenti, e  dare voce e storia ai miei antenati materni, per farli uscire dall’oblio del tempo trascorso perché, come scrisse Jules Renard “…l’acqua limacciosa della memoria dove tutto ciò che cade si nasconde. Se la si muove, qualcosa torna a galla.”

Decisi così di far tornare a galla qualcosa del mio bisnonno materno, Urbano D’Antoni nato a Roma nel 1845, giardiniere per una famosa famiglia romana del tempo. Conoscevo solo vagamente la data della sua morte, per cui mi recai al cimitero monumentale del Verano, dove un impiegato verificò negli archivi la data del seppellimento nel 1909, la provenienza dal Policlinico Umberto I e la paternità Sante D’Antoni. Sapevo che la famiglia D’Antoni era sempre vissuta a Roma nella zona di San Lorenzo fuori le Mura, dove aveva avuto delle proprietà, quindi perché non tentare e cercare all’Archivio di Stato negli atti notarili? A volte penso che i nostri antenati vogliano essere “trovati” nelle carte ingiallite degli archivi, perché con incredibile fortuna trovai un primo riferimento a Sante D’Antoni, nato circa nel 1817 da Vincenzo e morto nel 1869 senza testamento. Il figlio Urbano già maggiorenne e la vedova, seconda moglie di Sante, procedevano all’inventario delle poche suppellettili lasciate e dei debiti, per tutelare anche i cinque figli ancora minorenni. Continuando la ricerca negli atti dei Notai Capitolini riuscivo a ricostruire moltissime vicende dei D’Antoni, arrivando alla prima metà del 1700. Atto dopo atto, è venuto fuori che spesso le storie raccontate non erano esatte: ad esempio, Urbano non era stato privato dei beni paterni dalla matrigna, perchè in realtà Sante aveva già ceduto tutto ad un fratello, probabilmente per debiti.

Le notizie più interessanti le ho trovate nel Portale degli Antenati, dove tra atti di nascita, morte, matrimoni e allegati ho scoperto che il mio bisnonno Urbano aveva avuto una prima moglie, Virginia Tonnini e, rimasto vedovo dopo molti anni, aveva sposato la mia bisnonna Clarice Tilesi di Amatrice, anche lei vedova e con un figlio. Nessuno in famiglia sapeva della prima moglie, nè del figlio di Clarice nato dal primo matrimonio! Quindi questo bisnonno, che veniva ricordato per aver rinunciato a diventar prete perchè conquistato dalla bella Clarice, si era in realtà sposato due volte e, come risultava dagli atti sul Portale, aveva avuto cinque figli dal matrimonio con lei. Vita non facile la sua, perché nel giro di pochi anni morirono tre figli, il primo figlio di Clarice e lei stessa, lasciando Urbano di nuovo vedovo e con due figlie piccole. Una delle figlie, Emma, diventerà mia nonna, sposando Tarquinio Di Rocco di Monte Porzio Catone. Questa notizia ha allargato la ricerca sul Portale degli Antenati, portandomi dai Tilesi di Amatrice ai Di Rocco di Monte Porzio Catone, ai Bozzano di Mondovi e a tanti altri antenati ad essi collegati, consentendomi di smuovere quell’acqua limacciosa della memoria e facendo tornare a galla storie e fatti sconosciuti della mia famiglia.

Famiglia Ribacchi – Walsenburg 1940

Nel lontano 1998 trovai un sito Internet che offriva la possibilità di consultare online l’elenco telefonico degli Stati Uniti d’America. Senza pensarci troppo, digitai “Ribacchi” e lanciai la ricerca. Con mia grande sorpresa comparve sullo schermo una lista contenente almeno una dozzina di nominativi a me sconosciuti, che scatenò in me la grande curiosità di sapere chi fossero quegli individui e che relazioni avessero con me.Sempre grazie ai potenti mezzi messi a disposizione da Internet ho cominciato a raccogliere piccoli tasselli, che mi hanno consentito di ricostruire a poco a poco la loro storia.Un traguardo importante l’ho raggiunto nel 2001, quando è stato possibile accedere liberamente e via Internet agli archivi di Ellis Island che mi hanno consentito di rintracciare buona parte dei flussi migratori che hanno portato la famiglia Ribacchi nel Nuovo Continente.

Tutto ebbe inizio dall’Italia, a Fossato di Vico, in Umbria, dove Bernardino Ribacchi, nato nei primi anni dell’800 da Pietro e sua moglie Rosa Vantaggi, figlia di Sante, ebbero 10 figli: Giovanni, Palmira, Matilde, Giuseppe, Filippo, Augusto Sempronio, Augusto, Nazarena, Maria Anna, Luigi e Cecilia.
Cinque dei loro figli – Giovanni, Giuseppe, Augusto, Luigi e Cecilia – decisero di dare una svolta alle loro vite, partendo alla volta degli USA tra il 1892 ed il 1908 e stanziandosi, inizialmente, nella città di Frontenac, contea di Crawford in Kansas, dove i ricchi giacimenti di carbone offrivano grandi opportunità di impiego soprattutto per i numerosi immigrati. Successivamente le loro vite si divisero: Giovanni lavorò in miniera tutta la vita, Giuseppe si trasferì a Detroit, Michigan, trovando impiego presso la Ford, Augusto rimase in Kansas, Luigi e Cecilia si stabilirono in Pennsylvania.

Naturalizzazione di Luigi Ribacchi – 1922

Una delle emozioni più grandi è stata quando Emilio Ribacchi, figlio di Luigi, rispose ad una mia lettera con una calligrafia ordinata, in un italiano imperfetto. Mi spiegò che il padre Luigi aveva sempre preteso che in casa le origini italiane fossero onorate e mantenute vive e pertanto gli aveva insegnato l’italiano. Questa nostra corrispondenza non si è mai interrotta, nonostante Emilio abbia superato i 90 anni.
La dedizione con cui iniziai a raccogliere, analizzare, sistemare le tante informazioni che andavo collezionando si sono ben presto trasformate in una vera passione per la ricerca genealogica.
Curiosità, emozione, passione sono, dunque, gli ingredienti che negli anni hanno fatto di me un dilettante appassionato, a metà strada tra l’uomo ordinario e lo specialista, tra il profano e il virtuoso, l’ignorante e il dotto, l’artigiano e l’esperto. Mentre acquisivo nuove competenze le mettevo subito in pratica trovando nuovi “pretesti”, allargando la ricerca a tutte le famiglie dei mie nonni: quindi non solo Ribacchi, ma anche Battaglia, Laureti e Ferretti.
Già in quegli anni l’offerta di banche dati online in America era straordinariamente ampia e variegata (censimenti nazionali, annuari scolastici, giornali locali, certificati di naturalizzazioni, registri civili, cimiteri, immigrazione, fascicoli militari, ecc.) e molto spesso gratuita, consentendomi di procedere molto velocemente nella ricostruzione delle vicende del ramo americano dei Ribacchi, ma come arrivavo in Italia la ricerca si bloccava bruscamente per le tante difficoltà nell’accedere ai nostri archivi.
Tornando indietro al 2010, decisi di aprire uno nuovo capitolo di ricerca sulla famiglia di mio nonno materno, i Battaglia, originari di Termini Imerese. All’epoca non avevo alcun archivio online a disposizione e abitando a Roma mi era impossibile recarmi sul posto, ma la svolta la ebbi sempre sul web. Rintracciai una comunità di famiglie originarie di Termini Imerese emigrate negli States. Come molti altri americani avevano molto a cuore le loro origini e attraverso l’accesso agli archivi gestiti dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (ovvero la Chiesa mormone), ti inviavano per pochi dollari copie dei registri di stato civile di Termini Imerese. E fu così che, con una incredibile e surreale triangolazione tra le due sponde dell’Atlantico, sono riuscito a metter ordine anche nella famiglia Battaglia.

Ritratto di Amerigo Ribacchi e Maria Antzack – 1914

E poi ci fu l’avvento del Portale degli Antenati, che ha finalmente liberato un patrimonio informativo ricchissimo e che ha rimesso in moto i miei tanti filoni di ricerca, aprendone di nuovi.
L’originario obiettivo di individuare l’anello di congiunzione fra il ramo americano dei Ribacchi e il mio, sebbene con qualche progresso, resta ancora non raggiunto stimolandomi, però, a trovare nuove strade da percorrere e nuovi archivi da esplorare.
E fu così che decisi di varcare la soglia del misterioso mondo degli Archivi di Stato (quelli fisici), in particolare di quello di Roma, che è ospitato presso la magnifica sede di Sant’Ivo alla Sapienza. L’iniziale disagio di sentirsi fuori posto, di porre domande sciocche è stato subito spazzato via dalla professionalità e dalla cortesia del personale, che mi ha saputo rapidamente consigliare e indirizzare.
Sfogliare antiche e consunte carte sotto i maestosi e pregiati soffitti della Biblioteca Alessandrina rappresenta un momento in cui curiosità, emozione e passione continuano a rincorrersi e ad agitarsi dentro di me.

Tomba di Maria Liberata Castiglia, vedova Grandi, in Narduzzi

Al Cimitero monumentale del Verano di Roma ho una tomba di famiglia dove sono sepolti mio padre, i suoi genitori e i suoi nonni paterni. Da sempre, ogni volta che sono andato a trovare mio padre e a portargli dei fiori, mi sono interrogato su chi fosse e che vita avesse fatto il mio bisnonno Oreste.
Infatti, ho conosciuto mio padre, così come mia nonna, mentre di mio nonno me ne hanno sempre parlato sia mio padre che i miei altri zii: ma del bisnonno Oreste niente, nessuno sapeva dirmi niente. E la mia curiosità è cresciuta man mano che passavano gli anni.
Ho cercato di sapere in ogni modo qualcosa sul suo conto, e alla fine sono arrivato alla conclusione che l’unico modo per sapere qualcosa su di lui, e magari sui suoi genitori, fosse trovare in qualche modo il suo atto di nascita. Dopo anni di ricerca, casualmente, mi sono imbattuto nel portale degli Antenati, e mi si è aperto un mondo.
Con la falsa speranza di poter trovare un lontanissimo antenato che risultasse essere stato un uomo importante per la storia italiana, ho cominciato la mia ricerca partendo proprio dall’atto di nascita di Oreste Grandi. E qui ho trovato molto più di quanto sperassi.
Viene riportata non solo la data, ma anche la via dove era nato, e naturalmente i nomi dei genitori, i miei trisavoli, e i nomi dei loro genitori, i miei “quadrisavoli”!, la loro professione, e la firma di suo padre, del mio trisavolo: Raffaele Grandi.
Non nascondo l’emozione che ho provato mentre leggevo l’atto di nascita del mio bisnonno, con non poche difficoltà iniziali vista la scrittura con cui era stato redatto, e le lacrime che mi sono affiorate agli occhi quando ho letto la firma di Raffaele. E’ stato come rivivere, anche solo per un istante, la scena della sua mano che in maniera insicura scriveva il suo nome. Insicura, sì, perché continuando a scavare in un passato che fino a quel momento mi era sconosciuto, ho scoperto che in effetti Raffaele doveva essere analfabeta, come molte persone all’epoca: era nato intorno al 1830 a Bologna, purtroppo da genitori ignoti, e si era sposato, probabilmente intorno al 1865 (purtroppo non so ancora dove), con Maria Liberata Castiglia, originaria di Goriano Sicoli, in provincia de L’Aquila.
Ho inoltre scoperto che il mio bisnonno non era figlio unico, come avevo pensato fino ad oggi: ha avuto altri fratelli e sorelle, non tutti purtroppo sopravvissuti alla nascita, ma un paio si sono sposati a Roma e quindi potrei avere dei cugini “alla lontana” che non sapevo di avere.
E anche mio nonno, che da sempre sapevo fosse stato figlio unico, in realtà lo è stato per motivi di forza maggiore, in quanto ultimo di una lunga serie di nascite finite male, perché tutti i suoi fratelli e sorelle sono praticamente morti alla nascita.
Che i Grandi fossero originari dell’Emilia lo avevo già capito: è lì che si concentra il maggior numero delle famiglie che portano questo cognome. Purtroppo leggere che fosse figlio di ignoti non mi dà molte speranze di trovare altri antenati dalla sua parte. Oltre al fatto che, al momento, nel Portale degli Antenati non sono stati ancora resi consultabili gli atti di nascita di Bologna. E da quello che ho capito, tra quelli che verranno pubblicati non sono presenti gli atti che riguardano gli anni che a me interessano, quelli appunto tra il 1828 e il 1830, quando dovrebbe essere nato Raffaele.
Di contro, però, sono riuscito a risalire indietro nel tempo dall’altra parte dell’albero genealogico, cioè dalla parte della mia trisavola Maria Liberata Castiglia, il cui cognome viene stravolta nei vari atti di nascita e morte dei suoi figli: prima Castigli, poi Castiglio, infine addirittura Castelli. Non è stato facile ricostruire la sua storia ma sicuramente è stato affascinante.
Così come è stato emozionante trovare la sua tomba al Cimitero del Verano di Roma: mi sono presentato agli uffici relazioni con il pubblico con il nome e la data di morte, nella speranza di trovare lei insieme al marito.
La tomba c’era, il difficile è stato cercarla all’interno del cimitero nonostante avessi ricevuto indicazioni corrette. Era completamente abbandonata, ricoperta di piante e con la lapide quasi del tutta divelta. Ma era lì, con la foto della mia trisavola e di un uomo, che non era come speravo il mio trisavolo, bensì il suo secondo marito, sposato quando Raffaele Grandi era già morto, tale Francesco Narduzzi.
Un’emozione dopo l’altra, così come è stato emozionante tornare indietro nel tempo, fin quasi all’inizio del 1700 e rivivere in un certo senso la vita di campagna e di pascoli che si viveva sulle montagne intorno L’Aquila. La famiglia Castiglia dal 1800 (e forse anche prima), ha praticamente colonizzato l’intero paese di Goriano Sicoli, intrecciando matrimoni con altre 3-4 famiglie, tanto che per anni non nascevano altro che figli di “Castiglia” nel paese. Contadini, bifolchi, allevatori: tutti lavori umili, ma estremamente importanti.
L’atto originale più antico che ho trovato è un atto di morte del 1815 di un lontanissimo parente, tale Germano Castiglia, morto appunto nel 1815 all’età di 67 anni (per cui era nato nel 1748) figlio di Onofrio Castiglia, che verosimilmente, alla nascita del figlio, avrà avuto tra i 20 e i 30 anni ed era nato, quindi, tra il 1718 e il 1728.
Includendo anche i miei figli, sono riuscito a disegnare un albero genealogico, con tanti rami ancora da esplorare e ricostruire, di ben 10 generazioni, dal 1720 circa al 2017: 300 anni di storia, storia di una famiglia, la mia, la famiglia Grandi. Che nel suo percorso si è intrecciata con molte altre.

Ritratto del nonno di Antonino Miuccio

Da sempre ho avuto un interesse quasi morboso per tutto quello che riguardava i miei antenati, soprattutto per quelli che non ho mai conosciuto. Infatti, fin da piccolo, chiedevo con insistenza di parlarmi dei nonni e stavo ad ascoltare estasiato come i bambini ascoltano i racconti dei grandi o le fiabe.
Poi da grande, ho deciso di ordinare tutte le informazioni che avevo sentito scoprendo che non sempre le persone ricordano nello stesso modo. Da subito ho intuito che tra i miei avi non avrei trovato regnanti, cavalieri o chissà quali personaggi storici e certamente non era e non è questo il motivo che alimenta il mio interesse. Mi interessa sapere chi sono stati i miei ascendenti, conoscere di ognuno di loro chi è stato il padre, la madre, la moglie e gli eventuali figli.
Provo molto piacere a scorrere i loro nomi e mentre cerco di trovare un nuovo ascendente sento un affetto semplice e dolce come quello che provo nel ricordare i nonni materni che ho conosciuto.
Se é vero che il futuro nasce dal passato, vuol dire che nel passato ci sono le radici della nostra esistenza ed è quindi fondamentale che io trovi, oggi, quello che i più vecchi ricordano o quello che contengono i documenti ancora reperibili visto che già molto del passato non è più reperibile.
Dopo la nascita dei miei nipoti, desidero lasciare primariamente a loro tutte queste notizie e secondariamente a tutti i componenti della discendenza di Santo Miuccio da Limina (c. 1722).
Le fonti che ho utilizzato, oltre l’archivio storico del Comune di nascita di mio padre, sono alcuni portali presenti su internet; ho consultato molte banche dati, tra cui il portale Antenati, centri specializzati di araldica e banche dati gestite da credenti di religioni di oltre oceano come i Mormoni.
Per diversi mesi, ho consultato gli atti di stato civile del Comune di Limina, dal 1820 al 1865 ed anche gli indici decennali che si possono trovare per gli anni fino al 1910. Ho cercato e trascritto i dati dei documenti che si riferivano a persone con il cognome Miuccio. Dopo un po’ si familiarizza con la metodologia di ricerca e io ritengo molto utile andare sempre alla fine dei documenti di un anno, perché in fondo e se esiste, si trova l’indice degli atti ed è quindi molto più veloce consultare l’indice per poi eventualmente risalire random all’atto del proprio antenato.
In un secondo tempo, navigando nel sito di Familysearch ho scoperto che in America, presso la Genealogical Society of Utah, si possono trovare le riproduzioni in microfilm di altri registri storici di Limina chiamati riveli relativi agli anni 1584-1816. Questi registri sono documenti tipici siciliani utilizzati tra il XVI e il XVIII secolo per determinare la contribuzione finanziaria delle famiglie sulla base dello stato patrimoniale del nucleo famigliare.
I riveli di beni ed anime sono documenti di primaria importanza nella ricostruzione dell’albero genealogico di una famiglia in quanto rappresentano una preziosa fonte di informazioni non solo sul suo status economico ma anche sulla sua composizione nel momento specifico della loro compilazione. Vengono infatti riportati il nome e cognome del capofamiglia, l’età e la provenienza, a volte l’indicazione della paternità e della maternità; inoltre nome della moglie, nomi ed età dei figli maschi, nomi delle figlie femmine ed eventuali conviventi consanguinei, affini e non consanguinei (servitori e personale vario).
Per il Comune di Limina si conservano i riveli redatti negli anni 1548, 1569, 1584, 1593, 1607, 1616, 1623, 1636, 1651, 1682, 1714, 1748 e 1811.
Poiché i riveli non sono consultabili on-line ma è possibile avere a disposizione i relativi microfilm per 90 giorni presso un centro Familysearch, ho ordinato la copia dei 13 microfilm alla sede centrale negli Stati Uniti e dopo un mese li ho avuti a disposizione nel centro per me più vicino, a Lampugnano (San Siro).
L’analisi dei registri mi ha permesso di rintracciare cinque documenti relativi a membri della famiglia Miuccio, tutti del sec. XIX, mentre dal 1584 al 1747 non ho trovato niente. In particolare, i cinque riveli trovati riguardano: Giuseppe Miuccio (1811, 1816), Rosario Miuccio (1811), Carmela Galifi in Miuccio        (1811), Francesco Miuccio (1811).
Al termine della ricerca, che ha riguardato ben 43 paesi della valle d’Agro o della provincia di Messina, avevo raccolto una gran mole di informazioni certe e documentate che mi hanno costretto a utilizzare il programma gratuito di Myheritage per memorizzare tutti i dati anagrafici e tutte le eventuali annotazioni o informazioni da me conosciute.
Ho analizzato tutti gli atti di stato civile dei 43 paesi e solo in dieci ho trovato miei ascendenti mentre solo in sei ho trovato discendenze dei Miuccio, rintracciando i singoli esponenti della famiglia che si erano spostati dando origine ai nuovi rami.
Inoltre, a Vico del Gargano, unico paese non in Sicilia, nel 1587 sono vissuti dei Miuccio la cui discendenza per un errore di trascrizione ha cambiato cognome da Miuccio in Miucci. Questo errore è documentato dall’atto di nascita di Giovanni Battista Miucci del 12 marzo 1672, nel quale viene indicato che il padre è Valentino, nel cui atto di nascita del 2 aprile 1637 viene riportato il cognome Miuccio. Anche l’atto di morte di Giovanni,  nonno di Giovanni Battista indica che è morto il 16/09/1661 a 44 anni e quindi nato nel 1617 facendoci dedurre che il padre Francesco sia nato presumibilmente intorno al 1587.
I risultati del mio lavoro sono confluiti in due pubblicazioni: il volume Gli antenati ritrovati descrive la metodologia delle ricerche e riporta le notizie che ho raccolto su alcuni Miuccio fin dal sec. XVII, elencando le famiglie dal primo antenato rintracciato fino a quelle più recenti. Il secondo Documentazione delle ricerche genealogiche dei Miuccio contiene per sei paesi dove sono vissuti i Miuccio, gli elenchi delle persone, la ricostruzione degli alberi genealogici, gli atti di nascita, di matrimonio e di morte che ho ricevuto dal Comune di Limina o ricavate dai registri di stato civile.
Inoltre, tramite queste ricerche ho conosciuto parenti con i quali non avevo mai avuto rapporti: a Limina, in America, a Torino, a Chivasso, a Catania ed a Messina. Molti di loro mi hanno chiesto copia dei due libri che ho scritto e con piacere ho inviato loro o il testo in formato PDF oppure, per chi non era molto pratico, la copia stampata del primo.
Ora tutti mi considerano l’esperto della discendenza Miuccio e dai parenti sono arrivate altre richieste: mia moglie mi ha chiesto di fare altrettanto con la sua discendenza, un cugino di mia moglie, residente a New York, mi ha chiesto di fare le ricerche e pubblicare il libro in inglese visto che la moglie pur essendo di origine calabrese ed il figlio non leggono e non capiscono bene l’italiano.

Ritratto di Antonino Miuccio

Anche per loro ho effettuate le ricerche sia per gli americani discendenti da mia zia Miuccio che per il cugino di mia moglie discendente dai Magnoli.
Anche a Limina alcuni parenti diretti e indiretti parlano di queste ricerche, nel sito “siete di Limina” ho pubblicato dei brani relativi ai primi ascendenti ed ora su FB molti dei residenti sono in contatto con me per parlare di quello che avviene nel paese e gli emigrati che li seguono da lontano possono leggere brani che parlano dei loro antenati.
Sarebbe bellissimo poter consultare delle sintesi on line o meglio digitalizzare tutte queste immagini facendosi aiutare da tutte le scuole di informatica in Italia ed anche dalle università. Dovrebbe far parte del programma di studio, partecipare alla indicizzazione dei dati per acquisire esperienza didattica e per contribuire alla memoria dei ricordi.

Ritratto della baronessa Francesca Pisani Ciancio

La scatola delle fotografie era uno degli oggetti più magici della mia camera. Da bambina, poche volte mi capitava di aprirla, ma era sempre un incanto rivedere quelle foto, alcune color seppia, altre in bianco e nero. Era per me la scatola delle meraviglie. Ogni volta liberavo tutti i racconti che quelle immagini si portavano dietro, e con essi la speranza di poterli far rivivere. Finchè una cosa non si dimentica, non muore mai, e fu proprio il desiderio di tenere in vita queste storie che mi spinse ad avviare le ricerche sulle mie origini materne. Certo era difficile capire da dove iniziare, ma potevo contare intanto sui racconti di famiglia, veri o presunti che fossero. In particolare quello che mi aveva sempre incuriosito più degli altri riguardava la nonna Fanny (Francesca), baronessa Pisani Ciancio, mia trisavola catanese, ma di origini inglesi. Da che parte dell’Inghilterra proveniva?
Come mai dall’Inghilterra alla Sicilia? Che fine aveva fatto il nome inglese dei Medstone, così citato di madre in figlia? Provai dunque molto banalmente a fare alcune ricerche in rete, inserendo semplicemente il suo nome, e qui la fortuna del principiante si rivelò in tutta la sua onnipotenza: non solo trovai citati i baroni Pisani Ciancio, ma il nome di Fanny era contenuto niente meno che nel volume The Plantagenet Roll of the Blood Royal, l’albero genealogico dei Plantageneti. Fu così che in un solo istante mi trovai faccia a faccia con otto secoli di antenati fra i quali potevo annoverare niente meno che il re d’Inghilterra Edoardo III. A questo punto nulla al mondo avrebbe potuto frenare la voglia e la curiosità di scoprire di più. Era ovvio che non mi sarei accontentata di leggere semplicemente il nome della mia trisavola in quelle pagine. Volevo prove certe di tale nobile discendenza. Fu così che, sulla base di quanto scoperto, iniziai a chiedere certificati di nascite, matrimoni e morti sia in Sicilia sia in Inghilterra, dove riuscii a trovare miracolosamente un intero volume sulla famiglia Medhurst, vero cognome della famiglia d’origine, storpiato con gli anni nel citato Medstone (da Medhurst a Medstone effettivamente il passo è breve). Un intero ramo, ma forse più che un ramo, un vero e proprio tronco, della mia famiglia era stato scoperto, mentre le ricerche iniziavano a dare i loro frutti, allargando sempre più l’orizzonte.

Albero genealogico dei Plantageneti

Ma la chiave di volta, il trait d’union con la nobiltà inglese, il vero protagonista di questa storia si rivelò essere William Granville Hastings Medhurst, colui che dall’Inghilterra (precisamente dallo Yorkshire), dopo il tremendo omicidio della madre da parte del padre, e dopo essersi arruolato nel 27th Inniskilling Regiment of Foot della British Army, prendendo parte ad alcune delle prime importanti battaglie delle guerre napoleoniche, intorno al 1813 arrivò in Sicilia dove conobbe Fortunata, una ragazza di Messina. Se ne innamorò e la sposò. Fu un matrimonio felice che portò ben nove figli, fra i quali Frances, moglie del barone Enrico Pisani Ciancio e nonna di Fanny. Il cerchio era chiuso e le risposte alle mie domande, esaurite. Era come aver completato una parte di me stessa. Ma quante altre parti restavano e restano tuttora in sospeso? La scatola delle meraviglie è ancora aperta.

Navigazione articoli

Articoli meno recenti
Articoli seguenti
List of published Archives
  • Il Portale
    • Istruzioni per l’uso
    • Richieste di certificati
    • FAQ
    • Storia del progetto
    • Ultimi Archivi pubblicati
    • Gli indici dei nomi pubblicati
    • Partecipa al progetto
  • Strumenti
    • Guida alla ricerca
    • La ricerca genealogica
    • Le fonti genealogiche negli Archivi di Stato
    • Glossario
    • Dizionari storico-geografici preunitari
    • Pubblicazioni digitali
    • Sussidi per la ricerca
  • Storie di famiglia
    • Leggi le storie di famiglia
    • Racconta la tua storia
    • Dal registro alla Storia
    • Archivio Audiovisivo della Memoria Abruzzese
    • Vite filmate dall’Archivio Nazionale del Film di Famiglia
    • Superottimisti – Archivio regionale di film di famiglia
    • Cinescatti – Laboratorio 80
    • Società Umanitaria – Cineteca Sarda
    • Fondo Filmico Torri
  • News
  • Esplora gli Archivi
  • Tutela dei dati personali
  • Privacy Cookie policy
  • Note legali
  • Crediti
  • Contatti
dga mic dga logo Istituto Centrale per gli Archivi Sistema Archivistico Nazionale
faq Serve aiuto?

Copyright Antenati 2021

  • Il Portale
    • Istruzioni per l’uso
    • Richieste di certificati
    • FAQ
    • Storia del progetto
    • Ultimi Archivi pubblicati
    • Gli indici dei nomi pubblicati
    • Partecipa al progetto
  • Esplora gli Archivi
  • Strumenti
    • Guida alla ricerca
    • La ricerca genealogica
    • Le fonti genealogiche negli Archivi di Stato
    • Glossario
    • Dizionari storico-geografici preunitari
    • Pubblicazioni digitali
    • Sussidi per la ricerca
  • Storie di famiglia
    • Leggi le storie di famiglia
    • Archivio Audiovisivo della Memoria Abruzzese
    • Dal registro alla Storia
    • CSC – Archivio Nazionale Cinema Impresa
    • Vite filmate dall’Archivio Nazionale del Film di Famiglia
    • Superottimisti – Archivio regionale di film di famiglia
    • Cinescatti – Laboratorio 80
    • Società Umanitaria – Cineteca Sarda
    • Fondo Filmico Torri
  • News
  • Italiano
Utilizziamo i cookies nella pagina per fornirti un'esperienza d'uso migliorata. Cliccando "Accetta tutti" consenti all'uso di tutti i cookies. Altrimenti puoi visitare le impostazioni.
ImpostazioniAccetta tutti
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
CookieDurataDescrizione
cookielawinfo-checkbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
cookielawinfo-checkbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
Functional
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytics
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Advertisement
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
Others
Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
ACCETTA E SALVA