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Nazionalità: Italia

Adelaide Pizziolo in Leonelli (Vasto, 1871 – Ortona, 1936)

La ferrovia adriatica o, come si chiamava allora verso la fine dell’800, Strade Ferrate Meridionali, è stata la protagonista per molti anni della mia famiglia. Una protagonista silenziosa ma che ha influito su fidanzamenti, matrimoni, morti di nonni e bisnonni.
Sto vivendo quello che ho scoperto un po’ come una favola. Parlo di favola perchè, non solo ho trovato tutto quello che volevo sapere e sono arrivata fino agli inizi del ‘700, ma ho trovato anche il ramo femminile, così come i vicini di casa che avevano i miei antenati nel 1791!! Inoltre ho trovato diversi cugini che non sapevo di avere: questa ricerca mi ha coinvolta pienamente, diventa un po’ come la storia delle ciliegie, una cosa tira l’altra!
Certamente, ho avuto un po’ d’aiuto fuori dal sito degli antenati, ma se non avessi cominciato da lì…
Con l’aiuto del portale sono riuscita a risalire indietro di 6 generazioni, ho trovato rami collaterali legati, a volte, anche doppiamente. Più di 60 cognomi collegati con noi e i pochi parenti che avevo sono triplicati. Tante regioni coinvolte, rami in Liguria, in Toscana, in Veneto, Abruzzo, Marche persino in Brasile e chissà in quanti altri luoghi …
L’intera storia si può raccontare in due modi…

Luigi Pizziolo (Mestre, 1871 – Mestre, 1953)

Si può iniziare sicuramente con “C’era una volta” nel 1868 circa, un giovanotto di nome Valentino Pizziolo…
In alternativa, possiamo anche cominciare dalla metà del 700, quando a Scandolara, Giovanni e Caterina misero al mondo Francesco (quadrisavolo). Intorno al 1790 Francesco decise di trasferirsi a Carpenedo per fare il sensale e lì si sposò con Caterina detta Moma, una donna di Mogliano. Da lei ebbe almeno 11 figli, tra i quali, nel 1791, Giovanni. Vivevano sulla strada per Mogliano Veneto, vicino al canale Bazzera, anzi proprio il Canale, forse, faceva da confine alla proprietà.
I loro confinanti e vicini di casale erano i Forcellato, anticamente mugnai a Zelarino e poi osti a Carpenedo. Suppongo che, proprio grazie a questa vicinanza, il mio trisnonno, incontrò la moglie.
Giovanni dopo una prima vedovanza, si risposò con Caterina, dalla quale ebbe almeno quattro figli, tra cui Valentino nel 1840. Caterina veniva da un paese sotto al Grappa, Solagna, e si trovava a Carpenedo con gli zii che erano, appunto, i vicini di casale di Giovanni e osti nel paese.
Intorno al 1868, Valentino riuscì ad ottenere un lavoro come montatore di macchine ferroviarie presso le strade ferrate meridionali e fu così mandato sulla linea adriatica verso Foggia.
Laggiù divenne amico di Pasquale Salvarezza, anche lui dipendente delle ferrovie, che gli presentò sua sorella Maddalena e si sposarono.
Le ferrovie, però, lo spostarono subito a Vasto ed è lì che nacquero i primi due figli, un maschio ed una femmina. Dopo qualche tempo, con il progredire della sua posizione, Valentino fu rimandato a Foggia, dove nacquero altri tre figli maschi.

Giuseppe Pizziolo (Foggia, 1877 – Pescara, 1965)

Purtroppo la vita, nel 1886, gli tolse la moglie di solo 44 anni e dopo poco fu mandato a Bologna. Non sapendo come fare, mise i figli in collegio e partì per quella nuova destinazione, ma a Foggia non tornò più, perché appena due mesi dopo la moglie, morì anche lui a 47 anni non ancora compiuti, e fu sotterrato proprio a Bologna.
I cinque figli studiarono in collegio: i maschi, eccetto uno, entrarono in ferrovia e si stabilirono a Castellammare Adriatico. La femmina si sposò con un geometra figlio di un ferroviere ed andò a vivere ad Ortona. I quattro maschi si sposarono tutti con figlie di ferrovieri e restarono a Castellammare, almeno per un po’.
Lo zio Pasquale, nel frattempo aveva sposato una ragazza di San Benedetto del Tronto, figlia di ferroviere. Lei e la sorella Teresa si erano trasferite a Castellammare, dove quest’ultima aveva sposato Achille, un ferroviere originario della zona: questi sono i miei bisnonni da parte femminile.
Alcuni figli di Pasquale, a loro volta sposarono alcuni dei figli di Achille e un ramo di questi adesso si trova in Brasile.
Il primo figlio di Valentino, Giorgio mio nonno, anche lui in ferrovia, conobbe così, attraverso lo zio Pasquale, la sua futura moglie Michelina, figlia proprio di Achille e Teresa. Da lei ebbe nove figli, fra i quali mio padre e, con questo, siamo arrivati ad oggi.

La storia si può raccontare anche in quest’altro modo …

Francesco Vicuna (Napoli, 1827-1900) Capitano di fregata

La prima volta che ho visto un albero genealogico, o quantomeno qualcosa di simile, è stato a casa di mia nonna, quando avevo circa otto anni. Nonna era già morta da tempo, e nello svuotare la casa con mia madre, mi capitò sott’occhio un brogliaccio di fogli in cui a partire dalla nonna si arrivava, all’indietro e con appunti scritti a penna, a nomi addirittura di papi.

Mia madre, come me napoletana, non ne era più di tanto al corrente ma mi raccontò quello che ricordava dei racconti della madre. Tuttavia non riuscì a soddisfare tutte le curiosità che, già da bambino, mi erano sorte.

Da quel momento in poi, mi ha sempre interessato ricostruire il mio albero genealogico, e le ragioni per cui i miei avi avevano deciso di trasferirsi a Napoli (i miei genitori sono nati lì, ma non i miei nonni, tutti di altre città). Col tempo, questo mio interesse si è sviluppato in vari appunti presi su pezzi di carta, dopo poco abbandonati, essendo ancora io un ragazzo e non avendo modo di organizzare meglio le chiacchierate con i miei.

Una decina di anni fa mi sono accorto dell’esistenza di un portale online dove poter caricare gli alberi genealogici, e condividerne i contenuti. Lì è cominciata la mia vera ricerca, perché caricando le informazioni datemi dai miei genitori, ho ottenuto qualche incrocio con altri alberi e ho cominciato a sapere di più. Ho scoperto che da parte materna ho degli avi spagnoli, e che invece la famiglia paterna era interamente originaria dalla Campania, da diverse città.

Non avevo però molti dati, solo qualche nome, utili per arrivare a tre, quattro generazioni addietro.

Antonio Carullo (Avellino, 1852 – Ariano Irpino, 1931)

Contemporaneamente, lavorando non avevo il tempo di fare ricerche sui luoghi, i cimiteri e gli altri archivi. Ma ecco che qualche anno fa un altro appassionato di genealogia mi segnala la splendida iniziativa del Ministero per i beni e le attività culturali, che, con il Portale degli Antenati, oltre alla pubblicazione delle immagini dei registri di stato civile, avevano avviato anche l’indicizzazione degli stessi atti. Comincio a fare ricerche, prima con il “Trova i nomi” e poi di persona con lo “Sfoglia i registri”, e oggi, dopo vari anni di impiego del mio tempo libero per queste ricerche, ho ottenuto risultati notevoli.

Grazie ai documenti dell’Archivio di Stato di Avellino, ho ricostruito la mia linea paterna fino a fine Settecento (trovando ad esempio conferma di quanto mi raccontava mio padre, circa l’alternanza per tante generazioni dei nomi Costantino e Antonio), rintracciando gli atti di nascita, matrimonio e morte di vari antenati di cognome Carullo, dei loro fratelli e sorelle, e scoprendo che in passato i Carullo sono stati guardafili telegrafici e, prima ancora, “seggiolari”.

Grazie ai documenti dell’archivio di Stato di Chieti, ho ricostruito anche la linea paterna di mio nonno materno fino a fine Settecento, scoprendo ad esempio che i miei antenati vivevano a Ortona ed erano “maccaronari”…(da qui forse la mia passione per la pasta!).

Grazie ai documenti dell’Archivio di Stato di Napoli, ho scoperto che la linea paterna di mia nonna materna è fatta di militari dell’esercito venuti a Napoli con i Borboni, e risalendo all’indietro sono arrivato in Spagna, nei Paesi Baschi, dove ha origine la famiglia Vicuna (cognome di mia nonna).

Caricando tutti questi dati sul mio albero, ecco spuntare tanti incroci con altre persone, altri alberi, ed eccomi risalire fino ai famosi papi che mi ispirarono da piccolo….antenati dei Vicuna.

La ricerca nel Portale degli Antenati, che è andata avanti per diversi anni, cercando negli atti di stato civile, è stata dunque per me fondamentale per coprire il periodo dalla prima metà del Novecento, dove arrivavano i ricordi dei miei genitori, alla fine del Settecento, fin dove si spinge l’Archivio, e mi ha permesso poi di lavorare anche tramite altri canali, anche andando più a ritroso nel tempo, dandomi una solida conoscenza di quel periodo.

Non vedo l’ora che vengano caricati i registri di stato civile conservati negli archivi di Stato di altre province (più si va indietro, più le parentele si ramificano e si diffondono in vari posti, ad esempio vorrei sfogliare Caserta per il ramo della mia nonna paterna) per poter consultare altri documenti e scoprire nuove cose da inserire nel mio albero!

Pagamento di Giuseppe Lafuenti per il 1689

Nelle vicende di molte famiglie si nascondono perle di cronaca locale, a volte anche eventi storici, che solo la trasmissione orale conserva. Oggi lo studio scientifico e sistematico della genealogia fa sì che queste notizie non si perdano nell’oblio, tramite la ricerca e lo studio dei documenti anagrafici.

Essi non solo testimoniano la sequenza di date e eventi personali, ma ci consegnano la documentazione di come si viveva nei secoli passati e quali erano le vicende che li hanno caratterizzati. Tanto più veloce è il ritmo della vita moderna, tanto più necessario è il bisogno di recuperare le notizie dei nostri avi dai documenti che li riguardano.
Ho vissuto i primi anni della mia gioventù a Brindisi, città antica con una storia millenaria e ho cominciato presto a chiedermi come mai la mia famiglia avesse un cognome di evidente origine non italiana. La curiosità aumentò notevolmente quando, frequentando da studente liceale la Biblioteca provinciale di Brindisi, l’allora direttore leggendo il mio cognome da una richiesta di prestito librario mi disse: “Ciao Giannizzero” aggiungendo “Tu sei sicuramente un discendente di uno dei soldati spagnoli presenti a Brindisi in epoca Vicereale

Giannizzero? Cos’era mai? Cosa voleva dire? Che storia si portava dietro questo modo di dire?
La casa di mio nonno sorgeva nei pressi della Biblioteca arcivescovile De Leo e sapevo che là si conservavano i libri dei battesimi, dei matrimoni e delle morti di tutti coloro che negli ultimi secoli avevano ricevuto quei sacramenti nella Cattedrale. Sapevo anche che tutti i miei parenti dalla parte paterna avevano vissuto nelle case di proprietà della Curia adiacenti alla Chiesa stessa. L’allora bibliotecario mi accolse paternamente quando titubante mi presentai davanti al suo ingresso per soddisfare la mia curiosità. A quell’uomo così austero, che a me incuteva un certo timore reverenziale, non pareva vero che un ragazzo di 16 anni decidesse di passare parte del suo tempo libero tra gli scaffali polverosi di quella biblioteca. Mi emozionava e lasciava senza fiato, come tuttora, il pensiero che quella sfilza di nomi elencati in quei documenti erano appartenuti a miei lontani parenti nati in quei luoghi, che vi avevano trascorso tutta la loro esistenza, nella maggior parte dei casi fuggevole.

Da quel periodo all’inizio degli anni Settanta, ho passato molto tempo in quella biblioteca, frequentata da molte meno persone di quelle che meriterebbe, dove ho avuto la conferma che noi Lafuenti, come altre famiglie quali i Piliego, Scivales, Martinez, Lopez… venivamo etichettati dai “veri” brindisini, un po’ per dileggio un po’ per riverenza servile, col termine giannizzeri(jannizzi, nel dialetto locale), in quanto li riconoscevano come discendenti dei soldati spagnoli che al termine dell’occupazione scelsero di rimanere a Brindisi. I giannizzeri costituivano un corpo scelto di truppe a piedi dell’Impero ottomano e con quel nome la popolazione locale assimilava i soldati spagnoli che la avevano dominata per più di duecento anni a quelli saraceni che li avevano preceduti negli stessi luoghi secoli prima.
Per verificare la mia ascendenza cominciai così a consultare i vari Libri Baptizatorum, Matrimoniorum, Mortuorum,Confirmatorum e gli Stati delle anime conservati nella Biblioteca e ampliai la ricerca dirigendomi nel locale Archivio di Stato, dove presi visione dei registri di Stato Civile.

A questo punto vorrei sottolineare che non sono un genealogista di professione ma, attratto dapprima da motivi personali, sono divenuto poi un grande appassionato di ricerca genealogica. Nei primi anni ho proceduto a ritroso nel tempo, fino ad arrivare all’avo spagnolo che aveva dato origine alla discendenza in terra brindisina: fu per me una grande emozione quando lessi il suo nome sia nel suo atto di matrimonio che in quello di morte. Era un giovane ufficiale dell’esercito spagnolo e arrivai facilmente a lui a partire dai dati del mio nonno paterno (nascita e matrimonio), tramite quelli di suo padre, il mio bisnonno, procedendo sempre per via maschile per altre 5 generazioni; facilmente, in quanto per due secoli constatai che effettivamente la famiglia aveva vissuto sempre nei pressi del Duomo. Egli era il primo che negli atti di matrimonio (1709) e morte (1723) non veniva indicato come marinaro o pescatore ma come soldato spagnolo. Scoprii tra l’altro che il suo matrimonio era avvenuto per procura e che il militare era stato rappresentato dal fratello della sposa poiché si trovava impegnato nel Ducato di Milano, ove prestava servizio.

Negli anni successivi le mie ricerche hanno preso due direzioni: quella che mi sta ancora impegnando più attivamente è la ricostruzione di tutti i rami familiari discendenti da quest’avo comune per completare il mio albero genealogico oltre che con gli avi del ramo paterno anche con quelli del ramo materno, risalendo a a ritroso nel tempo in un lavoro quasi improbo, ma che mi sta dando enormi soddisfazioni e mi ha portato a scoprire ascendenze che non avrei mai immaginato prima. Ho avuto modo di frequentare e frequento ancora, quando posso, Archivi di Stato e parrocchie di diverse città, dove ho incontrato funzionari e prelati con atteggiamenti assai diversi; alcuni con una disponibilità enorme, altri con una certa ritrosia a concedermi la consultazione dei vari documenti da me richiesti. Tra l’altro sto cercando di fare la stessa cosa con la famiglia di mia moglie.

La seconda attività ha carattere storiografico, anche se ancora una volta voglio sottolineare che non sono uno storico di professione. Facendo ricorso anche a fonti archivistiche differenti da quelle utilizzate in genere dai genealogisti, sono riuscito a ricostruire in maniera più precisa possibile la storia delle famiglie di origine spagnola che hanno vissuto nei secoli seguenti la fine della dominazione spagnola in Italia e dare notizie più certe ai vari “giannizzeri” in una conferenza che ho tenuto a Brindisi nel 2006, su invito dell’Archivio di Stato.

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