Mario Monicelli (1915-2010)
Mario Alberto Ettore Monicelli nacque a Roma il 16 maggio 1915.
Il padre, Tomaso, giornalista e drammaturgo, fu direttore de Il resto del Carlino e dell’Avanti!, mentre la madre, Maria Carreri, una casalinga.
Cresciuto in un ambiente culturalmente vivace e stimolante, sviluppò presto una spiccata curiosità culturale. Dopo le scuole a Roma e il liceo tra Viareggio, Prato e Milano, entrò in contatto con un gruppo di giovani destinati a diventare protagonisti della cultura italiana del Novecento. Accanto al cugino Arnoldo Mondadori, frequentò il poeta Vittorio Sereni, il futuro regista Alberto Lattuada e altri giovani intellettuali. Da questo ambiente nacque la collaborazione con il settimanale Camminare, dove si occupò di critica cinematografica.
Fu, però, a metà degli anni Trenta che diede inizio ai primi esperimenti dietro la macchina da presa, realizzando nel 1934 il cortometraggio Cuore rilevatore, e collaborando, l’anno seguente, con Alberto Mondadori per il lungometraggio I ragazzi di via Pàl, che venne proiettato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Nel 1940, immediatamente dopo il conseguimento della laurea presso l’Università di Pisa, si arruolò.
Al termine del secondo conflitto mondiale, intraprese stabilmente la carriera cinematografica, facendo spesso coppia con Pietro Germi e Stefano Vanzina, e muovendosi con disinvoltura tra generi diversi, dalla commedia al film d’avventura, fino al dramma. Il sodalizio con Vanzina si concluse nel 1953, dopo aver dato alla luce alcune delle commedie più rappresentative del Dopoguerra, tra cui Totò cerca casa (1949), Guardie e ladri (1951), premiato a Cannes per la migliore sceneggiatura, Le infedeli e Totò e le donne.
Nel 1957, vinse il premio per la miglior regia al Festival di Berlino con Padri e figli; mentre con La grande guerra (1959) ottenne il Leone d’Oro e la candidatura all’Oscar come miglior film in lingua straniera. Una seconda candidatura arrivò nel 1963 con I compagni, per la migliore sceneggiatura originale. Questi, assieme a I soliti ignoti, sono unanimemente considerati tra i suoi capolavori.
Con L’armata Brancaleone (1966) e Brancaleone alle crociate (1970) mise in scena un Medioevo grottesco e tragicomico, reso memorabile dall’invenzione di una lingua maccheronica e originale. Negli anni Settanta la sua ricerca lo portò a confrontarsi con un presente più cupo: Un borghese piccolo piccolo (1977) Un borghese piccolo piccolo (1977) segnò una svolta verso un registro decisamente più drammatico, distante dai toni precedenti. Con Il marchese del Grillo (1981), interpretato da Alberto Sordi, tornò invece a una vena più ironica, che gli valse l’Orso d’Argento per la miglior regia al Festival di Berlino nel 1982.
Negli ultimi vent’anni della sua vita si concentrò sul racconto dei vizi e delle contraddizioni della famiglia media italiana, affrontati in film come Speriamo che sia femmina (1986) e Parenti serpenti (1991), caratterizzati da uno stile grottesco, paradossale e intriso di humour nero. Accanto all’attività cinematografica, si dedicò anche alla regia teatrale, sia lirica sia di prosa.
Pur rallentando progressivamente i ritmi di lavoro, non venne mai meno alla sua lucidità intellettuale e assunse un ruolo sempre più attivo nell’impegno civile, partecipando apertamente a iniziative di protesta contro i tagli alla cultura e al settore dello spettacolo.
Nel 1991 gli fu conferito il Leone d’Oro alla carriera.
Il 29 novembre 2010, segnato da una lunga malattia, Mario Monicelli si tolse la vita.
Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1915
L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Roma.
Per approfondimenti sulla figura di Mario Monicelli, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Stefano Della Casa.
