Ricerche genealogiche nel Salento degli ultimi tre secoli
L’8 agosto 2024 mio padre, Franco, chiuse gli occhi a questo mondo e venne alleggerito dei gravami terreni, ricongiungendosi alla sua amata Maria, che due anni prima ci aveva salutati (il 9 settembre 2022). Pittore, poeta, docente di educazione artistica nelle scuole medie molto stimato lui, maestra nelle scuole elementari e donna di grande equilibrio lei, i miei genitori da allora hanno lasciato in me e in mia sorella un vuoto incolmabile, un deserto sterminato.
Dopo qualche ricerca in rete, ho scoperto il “Portale Antenati” ed ho iniziato a recuperare dall’Archivio di Stato di Lecce una quantità sempre maggiore di informazioni: partendo dalle date di nascita dei miei nonni, sono riuscito a risalire, un passo dopo l’altro, a un totale di 400 antenati diretti, ricostruendo nel dettaglio tutto il mio albero genealogico, andando indietro, in qualche caso, fino alla decima generazione.

Tra le decine di migliaia di pagine dei registri dello stato civile che ho consultato, redatte dai tempi dell’era napoleonica fino al secondo conflitto mondiale ed ora disponibili pubblicamente in forma digitale, hanno pian piano preso forma le storie di tutti i miei ascendenti e delle loro famiglie. Ho potuto così scoprire le origini geografiche dei miei antenati, distribuite su ventisei diversi comuni del Salento, da Nardò ad Alessano, dalla costa ionica a quella adriatica. Ho preso nota dei loro mestieri, in prevalenza contadini e filatrici.
Trattandosi di documentazioni ufficiali (atti di nascite, matrimoni e morti), ogni espressione delle esistenze di quelle persone emerge solo formalmente, ma lascia, di fatto, molte importanti tracce di quelle che erano le condizioni di vita delle donne e degli uomini di quei tempi ormai lontani.
Non è semplice descrivere in poche righe il fascino che avvolge questi studi genealogici e le intense emozioni che si provano nell’esplorare i contenuti degli archivi e nello scoprire i nomi e le informazioni anagrafiche dei propri antenati. Non esiste, in definitiva, un’unica storia da raccontare, ma una miriade di storie, un reticolo fittissimo di relazioni che uniscono tra loro le vite di tanti individui, solo in apparenza sconosciuti, risultato di un intricato miscuglio di vissuti che attraversano i secoli, che si intersecano tra loro, si sfiorano fino a toccarsi, oppure s’ignorano vicendevolmente, alcune volte si separano e altre si ricongiungono, si possono anche contrapporre, ma alla fin fine – si scopre – hanno sempre, inevitabilmente, un’origine comune, per quanto remota.

Tra tutte le storie dei miei ascendenti, scelgo di raccontare quella di un mio trisnonno, Pietro Scarpa. Fu il nonno della mia nonna paterna, Vittoria Scarpa, protagonista di un bellissimo ritratto realizzato da mio padre nel 2009, figlia di Paolino Scarpa, il cui padre si chiamava Pietro Leonardo. Sulla base di una serie di informazioni reperite sui registri dello stato civile del mio comune di origine, Sannicola, dedussi che Pietro Scarpa doveva essere nato attorno al 1839, ma la ricerca del suo atto di nascita si rivelò un mistero: non trovandolo a Sannicola (villaggio che due secoli fa si chiamava “Villa San Nicola”), provai a cercarlo sui registri di tutti i paesi limitrofi di quel periodo, ma senza successo. Riuscii a trovare i nomi dei suoi genitori (Vincenzo Scarpa, del 1809, e Petrina Spagna, del 1819), come pure il loro atto di matrimonio, avvenuto il 29/1/1837 a Seclì, luogo di origine di Petrina, la quale morì giovanissima a Sannicola il 14/11/1838.
Dell’atto di nascita di Pietro, invece, non emerse alcuna evidenza. La mia indagine ebbe una svolta quando esaminai gli allegati propedeutici al suo matrimonio con Marianna Cuppone, celebratosi a Neviano nel 1873: proprio come supponevo, il trentacinquenne Pietro non aveva con sé alcun certificato attestante luogo e data della sua nascita, e non era perciò in condizione di presentare richiesta di esecuzione delle pubblicazioni di matrimonio. Per risolvere la questione, suo padre Vincenzo, che nel frattempo si era risposato (con Raffaela Zizzari, del 1819, dalla quale aveva avuto altri cinque figli) per poi rimanere nuovamente vedovo e quindi sposarsi una terza volta (con Angela Maria Scorrano, anche lei del 1819), chiamò a sé alcuni compaesani suoi conoscenti e con questi si recò alla Pretura Mandamentale di Gallipoli. Tramite giuramento, tutti dichiararono di riconoscere in Pietro Scarpa il figlio di Vincenzo, nato a Villa San Nicola il 14/11/1838. Ciò permise a Pietro e Marianna di convolare a nozze, e a me di risolvere l’enigma: in quella triste data del novembre 1838, evidentemente, la diciannovenne Petrina Spagna (il cui nome di battesimo ricordava quello del suo nonno paterno, Pietro Spagna) morì a seguito del parto del suo unico figlio, al quale fu dato lo stesso nome, al maschile. Per provare la veridicità della mia ricostruzione, mi recai presso i locali della Parrocchia di Santa Maria delle Grazie a Sannicola e, consultando i registri parrocchiali di due secoli fa, ritrovai l’estratto del battesimo di Pietro Scarpa, risalente proprio al 14/11/1838.

Non possiamo sapere se la mancata registrazione dell’atto di nascita presso lo stato civile dell’epoca sia davvero imputabile alla negligenza dell’ufficiale in servizio a quel tempo (come dichiararono tutti i testimoni trentacinque anni dopo) o se, piuttosto, tutto ciò non si possa spiegare come una fatale dimenticanza del giovane padre-vedovo Vincenzo Scarpa, travolto dal tragico susseguirsi degli eventi. Di lì a un mese, il 22/12/1838, la suocera di Vincenzo, la trentanovenne Antonia Carratta, divenne madre per la nona volta, e a quella sua ultima figlia volle dare lo stesso nome della primogenita: Petrina Spagna.
Questo che ho ricostruito è solo uno dei tanti frammenti di quella piccola grande Storia, di un tempo che riaffiora nelle nostre vite e che ci permette di conoscere meglio le nostre radici, grazie al preziosissimo patrimonio messo a disposizione dal Portale Antenati: un tesoro da custodire gelosamente nei nostri ricordi, un testimone che è nostro dovere consegnare alle future generazioni.