The film collection traces some moments in the life of the Savoldi family between 1957 and 1975, mainly in Nembro (Bg), where the family lived, in Selvino, in the Seriana Valley, where Renato Savoldi had a house built for his family in the early 1950s, and in Nervi (Ge), when he visited his beloved cousin Antonietta Savoldi and her husband Giovanni Tadini. In addition to the more family-oriented documentation, the collection consists of films documenting the numerous trips in Italy and abroad undertaken with his wife, daughters and some friends, as well as some moments of his professional activity, and the documentation of some of his passions, such as sport and hunting.
Renato Savoldi (Bergamo, 1918-1976) shot all his films in 8mm and Super8 format.
The research and in-depth work was made possible thanks to interviews conducted between 2017 and 2020 by Dario Agazzi, the filmmaker’s grandson.
It is possible to retrace the history of the Savoldi family through the video edition of the Renato Savoldi film collection created with Klynt software.
(texts edited by Karianne Fiorini)
Felice Tiragallo (Cagliari, 1955) shot all his films in 8mm and Super8 format.
The research and in-depth work was made possible thanks to interviews carried out between 2017 and 2018 by Felice Tiragallo himself.
A selection of the Tiragallo film collection can be retraced through the video edition created with the Klynt software.
(edited by Karianne Fiorini)
The film collection traces the filmmaking activity of Elio Del Piano, one of the founders of Cagliari’s Cineclub FEDIC in 1953, from 1949 until the early 1970s.
His production consists of amateur documentary and fiction films shot in Lucca, where he lived between 1946 and 1950, and in Cagliari, where he moved with his family in 1951.
Elio Del Piano (Cagliari, 1931-2010) shot all his films in 8mm format after buying a camera in 1949.
The research and in-depth study was made possible thanks to interviews conducted between 2017 and 2020 by two of the filmmaker’s children, Margherita and Alberto Del Piano.
It is possible to retrace the result of Elio Del Piano’s filmmaking activity through the video edition of the film collection created with Klynt software.
(edited by Karianne Fiorini)
The film collection traces some moments in the life of the Sotgiu family between the 1950s and the 1960s in Sassari and Cagliari, the cities where the family lived from the end of the 1940s onwards, but especially in Punta Timone, on the island of Tavolara, where the Sotgiu family used to spend the summer. Some of the films document Girolamo Sotgiu’s political activity in Sardinia and Rome.
Girolamo Sotgiu (La Maddalena, 1915 – Cagliari, 1996) shot all his films in 8mm format in black and white and in colour.
The research and in-depth work was made possible thanks to interviews given between 2017 and 2019 by one of the filmmaker’s daughters, Maria Federica Sotgiu.
It is possible to retrace the history of the Sotgiu family through the video edition of the Girolamo Sotgiu film collection created with Klynt software.
(edited by Karianne Fiorini)
The film collection traces moments in the life of the Scaroni family between 1934 and 1947 in several locations in Italy and Tripolitania. In particular, in Italy, the places frequented and documented by the films are those of their residences and holidays, such as Breganze (Vi), Cesenatico, the Lido di Venezia, Venice, Genoa, Ortisei di Val Gardena and Desenzano del Garda, while in Tripolitania, the city of Tripoli and its surroundings. The Scaronis spent some periods of the year in Tripoli as Avv. Giovanni Battista Scaroni had bought a number of agricultural concessions in various Libyan locations in Tripolitania in the early 1930s.
Giovanni Battista Scaroni (Thiene, 1890 – Desenzano del Garda 1965) shot all his films in 9.5mm Pathé Baby format.
The research and in-depth work was made possible thanks to interviews given between 2017 and 2019 by a granddaughter of the filmmaker, Luisa Scaroni, and thanks to the conspicuous documentation relating to the life and professional activity of her grandfather Giovanni Battista Scaroni, made available by Scaroni herself for consultation.
It is possible to retrace the history of the Scaroni family through the video edition of the Giovanni Battista Scaroni film fund created with Klynt software.
(texts edited by Karianne Fiorini)
The film collection traces the life of the Gallo family between 1955 and 1970, in Bussoleno, Val di Susa, where Bruno Gallo, his wife Nella Del Rosso and their daughters Maria Grazia and Ebe lived, and during the many trips the family made in Italy and abroad. In addition to numerous travel documentaries, Bruno Gallo made a documentary about the Val di Susa flood of 1957 and documented several Alpine gatherings held in different Italian cities, organised by the National Alpine Association to which Gallo belonged.
Bruno Gallo (Genoa, 1916 – Turin, 1973) shot all his films in 8mm format, in the early years with a Kodak Brownie camera, later replaced in the 1960s by a Bolex Paillard.
The research and in-depth work was made possible thanks to interviews given between 2017 and 2019 by the filmmaker’s two daughters, Maria Grazia and Ebe Gallo.
A selection of the Gallo film collection can be retraced through the video edition created with the Klynt software.
(texts edited by Karianne Fiorini)
The collection documents moments in the life of Fausto Moroni, aviator and aircraft tester. In particular, the period spent in China between 1932 and 1934, for professional reasons, and family life during the years of displacement in Baldissero Torinese (To). Other films were shot in the mid-1930s and in 1951 in Brescia, where some of his family members lived. Only one film was shot in Turin, the city of residence of the Moroni family, from 1935 onwards.
Fausto Moroni (Villachiara, 1895 – Baldissero Torinese, 1979) shot all his films in 8mm format, after buying an 8mm camera in 1932 in China, where he had gone to work.
The research and in-depth work was made possible thanks to interviews conducted between 2017 and 2018 by one of the filmmaker’s three daughters, Teresa Moroni, and her husband, Roberto Paglietta.
It is possible to retrace the history of the Moroni family through the video edition of the Fausto Moroni film collection created with Klynt software.
(texts edited by Karianne Fiorini)
Ricostruzione dettagliata, realizzata dal mons. Corrado, dell’albero genealogico dei discendenti della famiglia Pizziolo
Non solo ritrovarsi in tanti, ma anche vivere in un castello per tre giorni un’esperienza assolutamente unica e bella di cui conservare con amore e stupore il ricordo e che è stata possibile grazie alle ricerche genealogiche iniziate sul sito degli Antenati e proseguite nelle parrocchie
“Mi posso accontentare? Non so, vorrei vedere gli archivi di Scandolara del 1700, magari c’è qualche altra sorpresa!”
Avevo finito così il mio racconto precedente.
In attesa di nuove scoperte, nel frattempo a settembre 2018, abbiamo organizzato un piccolo incontro tra cugini conosciuti e cugini nuovi. Non eravamo molti, una quindicina, ma credo che ci sia stata emozione da parte di tutti! Qualcuno lo conoscevo già, qualcuno erano più di 50 anni che non lo vedevo, altri, anche se vicini, non li avevo mai visti, ma l’emozione più forte è stata conoscere i due nuovi cugini veneti, nipoti del fratello del trisnonno: è stato amore a prima vista, come se ci fossimo sempre conosciuti! Noi tutti durante l’incontro abbiamo deciso di non “accontentarci” e di andare avanti.
Così ho cercato di approfondire a Scandolara e con l’aiuto del sito consigliato dal portale (familysearch) ho trovato una persona, Andrea Sartorato, che aveva avuto una nonna di nome Bianca Pizziolo e abitava vicino alla zona interessata.
Fortunatamente, Andrea, curioso quanto me, aveva già fatto ricerche per conto suo, anzi era andato anche alla parrocchia di Scandolara ed era riuscito a trovare notizie a partire da circa la metà del ‘700, anche se non sapeva assolutamente se c’erano legami fra di noi.
Ci siamo studiati gli interessanti documenti ed ecco apparire la morte nel 1786 di Giovanni Pizziolo, che dovrebbe essere il bisnonno del mio bisnonno Valentino ed anche la morte di suo padre Sebastiano, nel 1767.
Atto di morte di Giovanni Pizziolo, 1786. Parrocchia di Scandalora
Dico dovrebbe perché non abbiamo documenti per provare la cosa, però abbiamo tante somiglianze a distanza di anni
Riusciamo a capire che, nel 1785 circa, la famiglia si è divisa; una parte dei figli di Giovanni, probabilmente di secondo letto e più piccoli, è rimasta a Scandolara, invece il mio avo Francesco si è trasferito a Mogliano-Carpenedo-Mestre e si è creato la sua famiglia, ma questa è una storia già raccontata. La famiglia rimasta a Scandolara continua con la vita dei campi e col tempo, si divide di nuovo, fino ad arrivare a metà dell’800; qualcuno va in Brasile, qualcuno si trasferisce a Cittadella,
Orazio e Orsola (il primo e la terza, a partire da sinistra) sono i discendenti del ramo di Scandolara. Valentino e Renata (il secondo e la quarta, a partire da sinistra) sono i discendenti del ramo abruzzese. Orsola è vissuta nel corso dell’800, mentre gli altri avi sono vissuti nel corso del ‘900.
qualcuno rimane ancora lì. Fra quelli che rimangono a Scandolara, c’è un altro Giovanni e da lui arriva Bianca, nonna di quell’Andrea che ha trovato i documenti.
Purtroppo agli inizi del ‘900 arriva la tragedia con la prima guerra mondiale: infatti, 4 dei giovani Pizziolo, perdono la vita, chi sulle Dolomiti, chi sull’Isonzo. La vita però continua e generazione dopo generazione arriviamo a dopo la seconda guerra mondiale, quando nel 1949 nasce Corrado.
Perché Corrado è importante per la mia storia e per il raduno? Perché è stato lui che ha voluto questo incontro allargato, prendendo l’occasione delle mie nozze d’oro, e ci ha dato i luoghi dove farlo. Infatti è il vescovo attuale di Vittorio Veneto ed il vescovado ha sede nel Castello di San Martino.
Castello di San Martino, galleria degli stemmi. Vittorio Veneto (Treviso)
Alla luce delle scoperte e con molta titubanza, provo a mettermi in contatto con lui e trovo, sì il vescovo, ma anche soprattutto l’amico e cugino, che dopo la prima sorpresa per questa storia, che ha svelato quasi completamente le vite dei Pizziolo degli ultimi 300 anni circa, si appassiona alla cosa e propone di riunire tutti i rami in Veneto, terra di origine.
Lanciamo l’idea, io con i miei del ramo dell’Italia centrale, lui con i suoi del ramo veneto e, sicuramente, cogliendo l’occasione per rivedersi o per conoscersi, si aggregano in tanti! E mentre l’anno prima eravamo una quindicina, questa volta siamo 10 volte tanto! Pescara, Firenze, Bologna, Roma, Mestre, Udine, Lussemburgo e naturalmente molti dei paesi intorno a Treviso, mezza Italia e non solo, rappresentata! Siamo talmente tanti che mons. Corrado deve spostare la sede dell’incontro nel seminario vescovile! Però noi che veniamo da lontano alloggiamo nella zona del Castello dedicata all’ospitalità.
Che dire? Un luogo con più di 1000 anni alle spalle, mura antiche che hanno visto la storia della regione e che hanno ospitato, per 11 anni, anche papa Luciani.
Giorni passati a conoscersi o a farlo meglio. Conoscere una realtà mai pensata e diversa da quella a cui si è abituati, risate per i vari inconvenienti capitati, come mangiarsi un panino in una fattoria o macchine che non partono o treni saltati e poi nuove amicizie, tanti abbracci e la promessa di rivedersi per conoscersi un po’ di più.
Foto di gruppo dei partecipanti al raduno, 12 ottobre 2019
Promessa che vorremmo mantenere nel prossimo settembre, ma se non sarà quest’anno, sarà sicuramente il prima possibile.
Tutto il frutto delle ricerche sul Portale e di quello che possono aggiungere nella vita di ognuno è riassunto molto bene nelle parole che ci ha regalato, durante l’incontro, mons. Corrado e che chiudono degnamente il cerchio di questi anni:
“Carissimi,
l’evento che stiamo vivendo è stato organizzato un po’ alla garibaldina, pensando a un numero molto ridotto di partecipanti, In realtà ci troviamo molti di più, al punto che facciamo fatica a starci. E se questo è senz’altro un inconveniente, possiamo anche però, vederlo come frutto della voglia di ritrovarsi insieme, incuriositi e desiderosi di vedere la faccia, sentire la voce e conoscere l’esperienza di altre persone nelle cui vene scorre, in una certa misura, un legame di sangue che ci precede e ci unisce.
Sapere che tanti anni fa quelli che ci hanno preceduto abitavano in un’unica casa e costituivano un’unica famiglia, è un pensiero che certamente ci colpisce e ci meraviglia. Conoscere anche solo superficialmente i motivi e i percorsi attraverso i quali gli antenati che ci hanno preceduto si sono sparsi in luoghi diversi, a volte anche molto lontani, non è soltanto una semplice curiosità, ma in un certo senso, entra a far parte della nostra stessa esperienza personale e familiare; è qualcosa che sentiamo nostro, sicuramente in modo assai diverso rispetto a quello che conosciamo leggendolo nei giornali o sentendolo raccontare da altre persone pur vicine a noi.
La vicenda di Valentino che entra nelle ferrovie meridionali e sposa Maddalena Salvarezza, spostando tutta un’asse della famiglia Pizziolo nell’Italia centrale; la vicenda familiare di Sebastiano Francesco che si sposa quattro volte e si sarebbe sposato ancora se i figli, ormai genitori a loro volta, non l’avessero dissuaso; la vicenda di Virginio, Martino, Luigi, Ulderico e ancora di un altro Luigi, sempre Pizziolo, che persero la vita nella grande guerra; la vicenda di Giuseppe, maestro del paese per 40 anni; la vicenda di Mario, calciatore della Fiorentina, stimatissimo da parte del mitico Vittorio Pozzo e campione del mondo nel 1934 a cui fu negata la medaglia d’oro perché non poté giocare la finalissima in quanto gravemente infortunato nella semifinale; la vicenda di Anselmo, Milena, Maria e Angela, nonché di Guido che, più o meno negli stessi anni, consacrarono la vita al Signore, dando testimonianza esemplare della loro vita religiosa…Tutte queste vicende e molte altre che potremmo ricordare, entrano a far parte della storia della nostra famiglia.
È molto bello, se ci pensiamo, magari non le avevamo mai conosciute, ma sentendone parlare, sentiamo che, poco o tanto, ci appartengono: sono la nostra storia!
Grazie quindi di essere venuti e venuti numerosi. Grazie a questa ricerca che ha messo in moto tutto questo e che ci ha permesso di conoscerci anche con quanti neppur sapevamo che esistessero. D’ora in poi, anche se non ci frequenteremo molto, sarà sicuramente di conforto sapere che in qualche parte d’Italia o del mondo, i Pizziolo continuano a portare avanti la loro vita e la loro famiglia. Sapendolo, pensiamo a loro con simpatia e affetto, sperando che la loro vita sia buona, onesta e serena.
Vittorio Veneto 12 ottobre 2019”
E io aggiungo… grazie al lavoro di chi inserisce tutti gli archivi storici sul Portale degli antenati e ci ha dato la possibilità di ritrovarci.
Sono stato spinto a ricercare notizie sulla famiglia paterna dai generici racconti che mio padre mi faceva da bambino sul suo nonno svizzero, che lui aveva conosciuto e che si chiamava Amanzio, e su sua nonna, il cui nome era Vittoria, che invece era di Vallo della Lucania. Per cercare notizie ho consultato il portale Antenati, altri documenti in rete sull’esercito del Regno delle Due Sicilie, e il fondo Libretti di vita e costume dei militari del Regno delle Due Sicilie, conservato presso la sede distaccata di Pizzofalcone dell’Archivio di Stato di Napoli. Dalle mie ricerche ho ricavato le seguenti notizie.
Ritratto di Maria Vittoria Pignataro
Il mio trisavolo Amante Kohler nacque a Messen, nel Cantone di Soletta (Svizzera) l’11 marzo 1820. Nel 1840 circa venne a Napoli e si arruolò nell’esercito delle Due Sicilie.
Dagli atti consultati risulta che fu un ufficiale, 1° tenente del Reggimento dei Veterani Svizzeri, che partecipò a diverse campagne militari ed ebbe anche due decorazioni di guerra. Il suo nome risulta anche a pagina 430 dell’Almanacco Reale del Regno delle Due Sicilie stampato nel 1857, dove si conferma che fu ufficiale, prima del 2º Reggimento Svizzero “de Sury d’Aspermont” e successivamente, durante la campagna del 1860-61, del Reggimento dei Veterani Svizzeri.
Dall’estratto del foglio matricolare risulta anche che alla fine del 1858 aveva due figli ed era sposato. Sua moglie era la marchesa Teresa Andreassi, nata a Napoli il 20 settembre 1823, di cui sono riuscito a individuare l’atto di nascita. Amante Kohler morì a Gaeta il 15 marzo 1861, due giorni prima della proclamazione del Regno d’Italia, al termine dell’assedio della città da parte dei Piemontesi; aveva partecipato anche alla battaglia del Volturno.
Atto di morte di Amante Kohler del 15 marzo 1861
Morì probabilmente di tifo o per le ferite riportate. Su Antenati ho individuato il suo atto di morte. Dei suoi due figli ho trovato notizie solo di uno, Amanzio Kohler, il mio bisnonno che, da un atto di nascita di una sua figlia Ersilia, intuisco che fosse nato nel 1858 o 1857, in quanto dichiara di avere 38 anni nel 1896. So che la sua professione era usciere di banca, e dai racconti di mio padre, la banca potrebbe essere l’American Express, filiale di Napoli. Si sposò con Maria Vittoria Pignataro, nata a Vallo della Lucania (Salerno) il 21 ottobre 1860. Ebbero tre figli: due femmine, Maria ed Ersilia, e un maschio, Luigi Kohler che era mio nonno, di cui presento una foto all’età di circa 30 anni, nel 1914.
Della mia famiglia non conosco altre notizie: mi mancano notizie sul fratello\sorella di Amanzio, sulla sua nascita, sul luogo dove vissero a Napoli Amante Kohler e Amanzio Kohler anche se ho vaghi ricordi, dai racconti di mio padre, che ormai non c’è più, di una dimora a Napoli in vico Satriano nella zona di Chiaia.
Ritratto di Luigi Kohler del dicembre 1914
Nei ruoli matricolari ho trovato invece notizie almeno di un altro Kohler, ossia di un certo Vittorio o Vittore Kohler, capitano, nato a Soletta nel 1808, che potrebbe essere il fratello di Amante.
Ringrazio il Portale Antenati per avermi dato la possibilità di ricostruire tante notizie della mia famiglia e condivido il racconto di quanto ho potuto ricostruire anche nella speranza che altri utenti del Portale possano aiutarmi ad avere ulteriori notizie della mia famiglia e della famiglia Andreassi nel sec. XIX.
Matrimonio di Candido Landri e Maria Raffaela Amorell nel 14 ottobre 1886
A casa era qui …
Dove? Lo cerco e non lo trovo.
Sento una voce che ho dimenticato:
È la voce di questo stesso flusso.
Ah, quanto tempo è passato
(Oltre cinquant’anni)
Così tanti che la morte ha preso!
(E una vita … in incomprensioni …)
L’usura ha reso il bordo poco profondo
Dalla vecchia fattoria triste:
La casa non esiste più …
– Ma il ragazzo esiste ancora.
(Manuel Bandeira)
Candeloro Luigi Francesco Landri (in Brasile adottò il nome di Candido Landri) e Maria Raffaela Amorell si sposarono il 14 ottobre 1886 a San Nicola, in Centola e si trasferirono in Brasile a Rio de Janeiro, nel 1887, all’età di 30 anni. Arrivarono ad Alfenas, Minas Gerais, e lì presero dimora.
Fattoria di Candido Landri e Maria Raffaela Amorelli nel 1900
Candido, figlio di Vincenzo Landri e Antonia D’Amore, nacque il 02/02/1858. Proveniva dalla Campania, in provincia di Salerno, Corpo di Cava che fa parte del comune di Cava de’ Tirreni, in Costiera amalfitana, un luogo bellissimo, noto come “Divina costiera”. I suoi fratelli erano Alfonso Giovanni, Maddalena, Carmela Lucia Concetta, Domenico, Lucia, Maria e Maria Immacolata Pia.
Maria Raffaela, figlia di Fedele Amorelli e Rachele Tomei, nacque il 25/10/1858. Proveniva da San Nicola, che appartiene al comune di Centola, in provincia di Salerno, sempre nella regione Campania. Anche lei ebbe diversi fratelli: Ignacio (in Brasile aveva adottato il nome di Vicente Amorelli), Francesco (in Brasile, ha adottato il nome Antonio Amorelli), Maria Teresa, Maria Giuseppa Filomena e Maria Sabatina Domenica.
Magazzino di Candido Landri nel 1918
La coppia prese residenza in una fattoria posta tra le strade Bias Fortes e Oswaldo Cruz (attuale Pedro Silveira) fino a João Paulino Damasceno, dove coltivarono molti alberi da frutto, principalmente alberi di mango, frutti che furono commercializzati da Raffaella. Inoltre allevavano polli e anatre. In un’altra proprietà, tra le strade José Dias Barroso e Manoel Pedro Rodrigues, coltivavano banane, caffè e noccioline. Per aiutare la famiglia, Candido produceva vasi di rame e lampade, che la sua affettuosa moglie vendeva in città. Di fronte al palazzo, dove vivevano, c’erano alcune stanze che venivano affittate come bottega di barbiere e sartoria. Appena arrivati, fecero amicizia con i loro connazionali e vicini: le famiglie Paraizo e Tamburini. Condussero una vita sobria e molto corretta. Candido adorava leggere e non vedeva l’ora che arrivasse un giornale dell’epoca, “A Noite”. Per tutta la vita hanno avuto una governante, Nazaré, considerata un membro della famiglia. Furono una coppia molto felice, che viveva in perfetta armonia e dalla loro unione nacquero diversi figli: Vicente, il maggiore, Maria Angelina, João, Antonia, Maria, Pedro.
Candido morì il 23 dicembre 1939, all’età di 81 anni, e Raffaela il 15 settembre 1945, all’età di 87 anni.