La ricerca genealogica sul ramo paterno della mia famiglia è partita circa un anno e mezzo fa da mio nonno paterno, Pasquale De Rosa, nato a Napoli nel 1896 e trasferitosi poi ad Atripalda, provincia di Avellino (in altri termini nella montagna Irpina), dopo essere tornato dal fronte della I Guerra Mondiale ed essere stato assunto nelle Regie Ferrovie dello Stato. Ad Atripalda il 1 aprile 1921 ha sposato Giuseppa Carino, nata a Cimitile (NA) e proveniente da una famiglia di commercianti locali.
La coppia ha avuto tre figli: mio padre Gennaro nel 1923, mio zio Ugo nel 1925 e mia zia Nina nel 1928.
Qui il portale di Antenati mi è già venuto in aiuto una prima volta, dato che nei registri dello Stato Civile Italiano conservati presso l’Archivio di Stato di Avellino ho rintracciato, devo dire con una certa emozione oltre che soddisfazione, il loro atto di matrimonio dal quale ho finalmente conosciuto i nomi dei miei bisnonni: Gennaro De Rosa e Anna Gargiulo, Aniello Carino e Farnese Elisabetta.
Ho contattato allora l’Archivio di Stato di Avellino ed ho così ottenuto i fogli matricolari di mio padre, volontario allievo ufficiale nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, un corpo di gendarmeria a ordinamento militare che dal 1924 si trasforma per decreto di Mussolini in forza armata dell’Italia fascista, una sorta di milizia di partito, cui mio padre aveva aderito per non andare al fronte, mentre il fratello, dopo l’occupazione alleata di Napoli nell’ottobre 1943, prestò servizio al Deposito Militare di Napoli città come furiere.
Foglio matricolare di Pasquale De Rosa
Questa mia ricerca è cominciata per caso, quasi uno scherzo e devo dire grazie a mia moglie, Maria Rosaria, che un giorno – ci eravamo presi alcuni giorni di ferie proprio a Napoli – mi ha proposto di andare all’Archivio Storico Diocesano, in Largo Donnaregina, vicino al Museo Storico Diocesano, per chi conosce bene la città come lei.
Qui, la sorpresa: pur essendo uno storico professionale, lo confesso, a volte ho un po’ di difficoltà quando si tratta di “ingranare la marcia” e cominciare con pazienza a cercare, tra migliaia di nomi, il giusto Pasquale De Rosa e Anna Gargiulo. In questo però mi viene sempre in soccorso Maria Rosaria, che con certosina pazienza ha iniziato a scorrere gli elenchi dei processetti dei matrimoni ecclesiastici della città di Napoli, facendo leva sui pochi dati a nostra disposizione, cioè l’anno di nascita di mio nonno e la tradizione familiare secondo la quale era il primo figlio della coppia.
Trovata l’indicazione dell’anno e della parrocchia del matrimonio, la ricerca ha iniziato a scorrere più facilmente, grazie anche alla cortesia del personale di sala dell’Archivio Diocesano, che qui colgo l’occasione per ringraziare del valido aiuto che ci ha dato.
Della famiglia d’origine di mio nonno abbiamo poi trovato traccia sui registri di una delle parrocchie cittadine soppresse, i cui registri sono conservati in Archivio Diocesano, e dove abbiamo scoperto che oltre al fratello, Ciro, a me noto attraverso i racconti di mio padre, Pasquale ha avuto anche due sorelle, entrambe emigrate negli Stati Uniti. Sempre attraverso i registri parrocchiali abbiamo saputo che entrambe si erano sposate negli Stati Uniti, ma nonostante avessimo molti dati, non è stato possibile avere loro notizie su vari databasesonline: d’altra parte il cognome De Rosa è alquanto diffuso e non solo in Campania, è comunque sempre meglio procedere con circospezione ed estrema prudenza anche nel caso di cognomi rari, dato che si può sempre incappare in omonimie.
Di una certa importanza devo dire che si è rivelata la tradizione orale familiare, in questo caso rappresentata da mio padre, Gennaro, dal quale in una sorta di intervista dal vivo fattagli da me e mia moglie nella lontana estate del 2009 ho avuto delle preziose notizie inerenti la nostra famiglia che ho usato come base per avviare la mia ricerca sulla piattaforma del MiBACT Antenati che si è rivelata di importanza decisiva. Infatti con molta pazienza e sempre guidato dalle mie capacità di storico e da quelle di genealogista di mia moglie ho avuto modo di poter risalire sino ad un Lorenzo De Rosa, nato all’incirca nel 1762, figlio di Vincenzo, e a sua moglie Caterina Rocco, nata all’incirca 1755, risalendo così alla prima metà del 1700 e andando indietro di ben 6 generazioni.
Atto di matrimonio di Pasquale De Rosa e Giuseppa Carino del 1921
Ciò grazie non solo alla stringa di ricerca “cerca i nomi”, ma anche ad una consultazione dei dati contenuti nella sezione Archivio di Stato di Napoli inerente battesimi, matrimoni e morti – cioè l’anagrafica tradizionale – ma anche i processetti matrimoniali, che hanno lo stesso nome di quelli in vigore per la Chiesa Cattolica da un breve di Papa Paolo V del 1605, ma che ne sono la versione “laica”; ricchissimi per mia fortuna di notizie e di spunti di ogni genere, dai nomi delle parrocchie, a quello dei parroci, dei genitori degli sposi, all’indirizzo esatto della casa da loro abitata, al tipo di lavoro (nel mio caso la dizione generica è quella di commerciante, che restringe parecchio il campo di ricerca anche se, mancando a Napoli la possibilità di accedere ai dati dell’Archivio Storico della Camera di Commercio, non è possibile per il momento poterne sapere di più).
Per ora mi sono fermato a metà del XVIII secolo, ma senza i dati di Antenati, questa ricerca non sarebbe stata veramente possibile.
Che aggiungere? Mi auguro per il prossimo futuro di poter ritornare a Napoli per completare la mia indagine e scoprire ancora tanto di una città che ho imparato a sentire mia.
Auguro a Voi tutti molta fortuna con le Vostre ricerche sul Portale Antenati.
Ritratto di Bernardo Balestra del 1892
Nella mia famiglia ho quattro bisnonni di origine italiana, di cui ho solo una limitata conoscenza, ma c’e una quinta linea del mio albero genealogico che arriva fino a mia nonna paterna: il suo nome è Gicela Balestra.
Questa storia risale all’anno 1817, quando nacque Giacomo Balestra da Francesco e Petronilla Cassini a Sanremo in Liguria. Francesco era capitano di mare come tanti altri liguri suoi conterranei: i suoi figli hanno scelto di intraprendere lo stesso mestiere. Insieme a suo fratello maggiore Angelo, Giacomo Balestra decise di venire in Argentina con le sue navi.
In Argentina i fratelli Balestra si sono dedicati a vendere olio, tabacco e cuoio nei diversi porti tra cui Asunción e Buenos Aires. Sotto la dittatura di Juan Manuel de Rosas, le loro navi furono, però, confiscate. Per questo motivo, Giacomo si trasferì in Goya (provincia di Corrientes) dove sposò Petronila Echavarría, figlia di spagnoli, dedicandosi, da quel momento, all’allevamento e all’agricoltura. Ho rintracciato un documento del 1854 in cui Giacomo appare come uno degli organizzatori della colletta di denaro fatta in Goya per la creazione dell’ospedale italiano di Buenos Aires. Invece Angelo sposò María de los Santos Espíndola in Entre Ríos e partirono insieme per il Paraguay.
Passoporto di Giacomo Balestra del 1846
Giacomo e Petronila hanno avuto molti figli. Uno era Bernardo, il padre del mio bisnonno, che ha cominciato a studiare medicina a Buenos Aires ma, dopo la morte di suo padre, è dovuto tornare a Goya per continuare ad occuparsi degli affari di famiglia. È stato presidente del Club Social Argentino in tre occasioni e sindaco di Goya nel 1899. Ha partecipato alla creazione della Escuela Normal, la prima istituzione educativa locale, e fu il primo direttore del Banco Nación della città. Oggi, una strada porta il suo nome. Bernardo aveva un fratello chiamato Juan Bautista Balestra, che era avvocato e che è stato deputato nazionale nel 1888, ministro della giustizia nel 1892, governatore della provincia di Misiones nel 1893 e Gran Maestro della Massoneria nel 1906. Oggi diverse scuole del paese portano il suo nome.
Bernardo era il padre di José Leòn Balestra, mio bisnonno, che si è dedicato all’allevamento e all’agricoltora ed è stato uno dei più importanti “estancieros” della provincia, comparendo su diverse riviste specializzate dell’epoca. Sua figlia era Gicela Balestra, mia nonna, che si è presa cura di me fin da bambino, mi portava al parco, a scuola, mi ha portato in viaggio in molti luoghi e mi dava, segretamente, molte caramelle.
Ritratto di Pasquale Minichiello del 1877
Mio padre Pasquale è nato da Saverio Minichiello e Angela Camarro il 1 ° gennaio 1887 a Melito Valle Bonito in provincia di Avellino, regione Campania ed è morto il 16 febbraio 1965 a Beaumont in California, USA.
Poco si sa della sua infanzia, tranne le storie che ho sentito raccontare mentre crescevo. Era il più giovane di quattro figli: Antonio Minichiello nato il 3 marzo 1876 e immigrato in America; Marie Minichiello che rimase in Italia; Brisco Minichiello, anch’egli restato in Italia e Pasquale Minichiello nato il 1 gennaio 1887, immigrato in America.
Sono nato in America il 22 luglio 1942. Nel 1988 per celebrare il mio 25 ° anniversario di matrimonio, io, insieme ai membri della mia famiglia, siamo venuti in Italia e siamo andati a Melito per incontrare un cugino, Gabriele, che si trovava nella sua fattoria. Mentre stavo passeggiando da solo per la campagna, Gabriele mi chiese di tornare alla fattoria e mi disse di non vagare da solo. Questo mi ha lasciato perplesso perché volevo solo ammirare la bellezza della campagna.
Ritratto di Gabriele e sua moglie del 1988
Al ritorno mi ha raccontato di un incidente tra mia nonna Angela Camarro Minichiello e la famiglia di Arcangelo e Diana Di Flumeri, suoi vicini di casa. Mio padre aveva sposato Nicoletta Di Flumeri il 5 ottobre 1913 a Melito (anche se a quel tempo si chiamava Melito Valle Bonito). Hanno avuto una figlia: Maria Michela Diana Minichiello nata il 1 agosto 1914 a Melito e poco dopo questa data mio padre è partito per venire in America.
Mentre era in America, nel 1916 sua moglie Nicoletta morì. Sembra che le due famiglie abbiano discusso della custodia della giovane Maria, che probabilmente viveva con i Di Flumeri o con la famiglia Minichiello. Mi è stato raccontato che mentre le nonne erano al fiume, dove le donne lavavano e lavoravano, ci fu tra di loro una discussione animata sulla custodia della bambina: un infortunio durante la lite portò alla morte di Maria. Era l’anno 1919.
Sono sicuro che sia stato un incidente ma, ai miei occhi, è stato un crimine che non sarebbe mai dovuto accadere e di cui ho sentito parlare per la prima volta al momento della mia visita in Italia. Sapevo che mio padre aveva avuto un primo matrimonio e mi disse che sua moglie era morta di influenza, ma non avevo mai saputo di avere una sorella, né conoscevo il suo nome, il nome di sua madre o il loro cognome. Sono venuto a conoscenza dei loro nomi e cognomi, della data del matrimonio e della nascita della figlia attraverso gli sforzi del dr. Tom Simpson di San Mateo, in California, che ha mantenuto i contatti con i suoi parenti nell’area di Bonito.
Dipinto del XVIII -XIX secolo della città di Atina
Ho vissuto fino ai miei 6 anni in Algeria, un’infanzia felice con i miei genitori, i miei nonni, lo zio e la zia. Papa ha incontrato lì mia madre, una bretone che viveva ad Algeria e lavorava come infermiera. L’intera famiglia è tornata in Francia nel luglio 1962 per vivere a Parigi.
La ricerca delle mie radici venne da me spinta dal desiderio di sapere di più su questo “Pierre-Antoine” che aveva scolpito statue che ho visto a casa. La mia ricerca è iniziata nel 1992, andando sulla tomba di mio nonno, Marcel de LEONARDI a Bagneux, dove ho scoperto altri nomi. Allora chiedo ad Atina i certificati di nascita delle persone sepolte con lui. Spinto da questi reperti, mi tuffo in questo mondo che mi affascina e naviga nei siti di genealogia e oggetti d’arte dove compro due statue. Mi rivolgo anche a diversi musei di Parigi per scoprire se hanno qualcosa nelle loro collezioni. Solo il museo Rodin mi risponderà favorevolmente.
Raccolgo i cataloghi delle varie mostre, tenuti dai miei genitori alla scoperta di dipinti e oggetti che espone in quel momento e trova articoli di giornale su questo prozio. Il fratello di mio marito, Claude, che ama molto la genealogia, mi aiuta a trovare gli atti civili della mia famiglia. Questo mi motiva, ma un po ‘bloccato per andare oltre, decidiamo di fare il viaggio ad Atina con i nostri sposi. Grazie ad un genealogista, otteniamo un appuntamento con “Don Mimmo”, chiedendogli di cercare i registri parrocchiali ai quali ha accesso da solo, ma che ci permetterebbe di andare avanti. Ci darà alcuni elementi, ma ci manca ancora qualcuno per avere la conferma di un’altra generazione.
Queste indagini ci hanno permesso di attraversare i nostri alberi con un discendente di Leonardi, Louise Shapcott, un’amante inglese di questa piccola città, su iniziativa di “We love Atina” su Face Book. Come risultato dei nostri scambi sul web, simpatizziamo. La nostra visita ad Atina è stata l’occasione per incontrare questo lontano cugino. Sul posto scopriamo la città e camminiamo attraverso il cimitero sperando di trovare qualche informazione su una vecchia tomba. Molta emozione per immaginare i miei antenati in questo posto, in queste strade, quale sarebbe stata la loro vita lì … Davvero felice di questo passo.
I LEONARDI di Atina, da Domenico a Gaetano
Grazie ai siti Antenati e Familysearch e con l’aiuto di don Mimmo, parroco di “Santa Maria Assunta” di Atina, siamo riusciti a rintracciare la storia della famiglia di 7 generazioni da Domenico, nato intorno al 1675 e di cui ignoriamo il nome, a Luigi nato nel 1831.
La maggior parte dei miei antenati viveva in questo affascinante piccolo villaggio italiano nel Lazio, circondato da colline, l’Abruzzo in lontananza e villaggi circostanti come Gallinaro, Pontecorvo o Isernia. Erano operai, contadini, mugnai come Giuseppe e Gaetano suo nipote, cardatori di lana come Luigi e suo fratello Pietro Paolo.
Il lavoro è duro, la religione percorre la vita celebrando battesimi, matrimoni e sepolture. Il peso della tradizione è importante, poche innovazioni per cambiare il corso delle cose.
Di sicuro, ho ancora cugini LEONARDI che vivono nella regione, bellissimi nuovi incontri a venire !
Dei 4 figli di Gaetano e Angela di Giulio, la primogenita Mathilda Maria e l’ultima Maria Giuseppa fecero la loro vita ad Atina, il 3 ° Pietro Paolo morì nel 1856 all’età di 23 anni, Atina. Il secondo figlio Luigi, divenne cardatore di lana, si sposò nel 1859 a Santa Maria di Assunta con Carmela di FIORE, anch’essa figlia del mugnaio che aveva solo 17 anni. Hanno 4 figli in Atina : Pietrantonio mio antenato nel 1860 (vedi paragrafo successivo), Donato nel 1862 che morì l’anno seguente, Michel Giuseppe nel 1865 e Maria Domenica nel 1867.
Fu per la vicinanza della Francia, per la sua crescita economica o forse per il richiamo della comunità italiana di Parigi già molto attiva dal 1830, che Luigi e Carmela decisero di partire con i loro tre bambini. Seguirono la meravigliosa strada del Cenis, prendevano il treno con la nuova linea Napoli-Roma (1863) e Roma Livorno (1867) o con la nave per Marsiglia dove si erano stabiliti molti italiani ?
In ogni caso, al loro arrivo a Parigi tra il 1867 e il 1870, l’accoglienza dei compatrioti è molto utile, come alla nascita del loro primo figlio in terra francese, Angèle Marie nel 1870 che morì a 19 mesi. I testimoni sono Luigi Rossi un lavoratore giornaliero e Luigi di Mario un musicista, entrambi domiciliati nello stesso indirizzo dei genitori, rue Saint Victor (5a Parigi). Luigi era diventato “Louis”, e con Carmela sono i produttori di materassi, una logica evoluzione del lavoro del cardatore di lana. Louis, Carmela (un anno dopo la sua morte) e cinque dei loro figli : Pierre-Antoine, Michel-Joseph, Ange, Marie Immaculée Conception, Jean-Antoine e Marie-Christine, ottennero la cittadinanza francese con decreto del 13 gennaio 1890.
Il destino dei bambini nati ad Atina è il seguente: Michel Giuseppe svolse il servizio militare in Francia nel 1889, impiegato municipale, spesso si trasferì e morì dopo il 1911. Marie-Dominique sposò nel 1891 a Parigi il 5 ° Albert René Auguste Charrette ma non fu naturalizzata come gli altri membri della famiglia nel gennaio 1890. Non sappiamo perché. Un anno prima, durante il suo matrimonio, vive con suo padre, vedovo di Carmela per 2 anni a « 10 rue des Bernardins » . Scomparirà all’età di 41 anni e fu sepolta nel cimitero parigino di Bagneux (92) con suo marito. La vita di Carmela mi confonde … Immagino … Vedo una donna molto carina, che morì giovane a 47 anni dopo aver avuto 11 figli, una vita punteggiata dalla morte di bambini piuttosto giovani. Una donna consumata dal lavoro con suo marito e le sue numerose gravidanze… Una donna coraggiosa, una donna “Forte”.
Gli artisti di LEONARDI, Pietrantonio e Marcel :
Ritratto dello scultore Marcel de Leonardi
I cognomi divennero francesi e il piccolo Pietrantonio di Leonardi (1860) divenne Pierre de Leonardi. Era ancora giovane (tra i 7 ei 10 anni) quando arrivò in Francia. Questa terra gli ha permesso di rivelarsi artisticamente e di realizzare un bel campo e splendidi incontri, tra cui Auguste Rodin. Nel 1880 fece il suo servizio militare e sposò nel settembre del 1889 Sara Levy, una lavoratrice quotidiana ; era allora un pittore. Vivevano « 2 bis rue de Ecoles » nel quinto distretto dove l’intera famiglia Leonardi trascorse la vita. Senza figli ha preso provvedimenti per adottare suo nipote Marcel all’età di 15 anni, un po ‘trascurato da sua madre e messo da parte dalla sua nuova famiglia Lardillier. Pierre morì nel distretto della Sorbona nel 1939, un vedovo di Sara che morì 10 anni prima di lui. Sua sorella, Maria Immacolata Concezione, dichiarò la sua morte. Una messa è stata celebrata nella sua memoria nel dicembre 1944, a Notre Dame des Victoires Paris 2e. Su richiesta di chi ? Non lo sapremo mai !
PIERRE-ANTOINE, studente di Paul Dubois, Paul Baudry e Ernest Dame (testimone al suo matrimonio) è stato molto produttivo, laborioso per aiutare la sua famiglia, appassionata, un “uomo di saggezza”. Dalle sue opere è rimasto poco. Ha creato molte panchine e statue, bacini ordinati dalla città di Parigi per i suoi giardini.
L’ispirazione di Rodin era presente. Ha scolpito una grande statua del “Bourgeois de Calais”, il “3 Philosophes”, per “Orphelins d’Auteuil”, un busto del “Reverend Father Brottier”, una statuetta che rappresenta “Auguste Rodin che porta il gruppo del Bacio” attualmente al museo Rodin,
Realizzò numerose mostre dal 1887 al 1934, il « Salon du Jardin des Tuileries », la « Exposition Universelle des Beaux-Arts » e il « Grand Palais ».
Le opere esposte erano fatte di pietra agglomerata, terracotta, intonaco talvolta indurito e dipinto (una tecnica antica), bronzi in cera persa ma anche dipinti. Il suo lavoro sarà indicato come un richiamo allo stile dei “Quattrocentisti fiorentini”. Gli argomenti e i temi sono principalmente : famiglia, donna e religione.
Altro ritratto di Marcel de Leonardi
Anche il suo studio rue Drouot lo ha servito come negozio. Pierre-Antoine aveva il suo posto nel mondo dell’arte. Nel 1899 ricevette il titolo di Officer Academy, elencato alla Society of French Artists nel 1938, riconosciuto dalla critica del tempo. MARCEL ha due famiglie, quella di sua madre Marie Immaculée Conception e quella dei suoi genitori adottivi Pierre Antoine e Sara, entrambi evolvono in campo artistico. Prosegui in questa direzione e divenne anche scultore, statuario, esperto d’Arte, chiamandosi tavolta Marcel-Pierre ( un cenno a Pierre a cui doveva tanto). Era un uomo con un cuore d’oro, distinto, elegante, e disse che era un “Genio”. Nel su campo è stato brillante. La sua parte italiana e l’artista lo hanno reso un incantatore che sapeva come convincere, mettere le persone in confindenza anche avolte a loro. Il che gli ha procurato alcuni ostacoli con giustizia !
Da sempre appassionato di “Arte”, Marcel ha diretto il “Teatro LEONARDI”, nel 14e e il ” Clisson Palace”, un cinema al 13e di Parigi.
Il 16 julio 1930, all’età di 35 anni a Parigi, si sposo con Madeleine Lucienne Jeanne PROUX (1912-2005), chi aveva allora 18 anni. Hanno avuto un figlio Daniel Jean Pierre de Leonardi prima il divorziare 8 anni dopo. Nel 1963 Marcel mori nell’ « ospedale Cochin » aol’ età di 68 anni.Luigi, Carmela, Pietro, Sara, Maria Immacolata Concezione, suo marito Auguste Etienne Lardillier, Marcel, Marie-Dominique e suo marito riposano tutti nel cimitero parigino di Bagneux. La foto esisteva già alla fine del 19 ° ma purtroppo nessuno ci ha raggiunto.
Il de LEONARDI di Parigi : Daniel, Isabelle
Ritratto di Madeleine Lucienne Jeanne Proux e Daniel Jean Pierre de Leonardi
Daniel mio padre (1931-1995) non parlava di suo padre, troppo turbato da un’infanzia turbolenta e dal divorzio dei suoi genitori quando aveva solo 7 anni. Andò via con sua madre Parigi al momento dell’esodo per andare a piedi ad Orleans e ad Algeria grazie ai collegamenti nell’aeronautica. Madeleine Proux ha ingaggiato un secondo matrimonio e ha dato alla luce altri due bambini. Daniel ha studiato a Notre Dame d’Afrique. una scuola gesuita ad Algeria. Nel 1951, fu assunto per partecipare alla start-up di un workshop IBM come meccanico presso il Centro Fee di RTF. Svolse il servizio militare in Algeria dal novembre 1953 al maggio 1955 e sposò Renée Larhant nel 1956. Un anno dopo ho preso vita a Bayonne, in Francia. Essendo diventato padre, fu richiamato alla Guardia territoriale dal 1956 al 1961 in Algeria.
Nel 1962, quando tornò in Francia, diresse il Centro di gestione informatica RTF a Parigi, partecipando alla messa in servizio del primo computer. Catherine nascerà nel 1965. Diventerà responsabile del budget presso l’ORTF quindi direttore del servizio documentario di Antenne2 e incontrerà molti artisti: cantanti, scrittori, storici, registi per i quali la televisione è stata la finestra sul mondo. Daniel era un uomo ombroso, onesto e fedele nell’amicizia. Non si è mai presentato, ma quello che la sua famiglia e i suoi amici sapevano di poter contare. Il suo lavoro in televisione è stato salutato dalla presentazione della Legion of Honor pochi mesi prima della sua morte.
Sento in Me quel sangue italiano che mi fa vibrare, questo debole per questo paese e per i suoi abitanti, ma nessuno con cui condividere davvero. Papa ci ha lasciati troppo presto e la mamma ora ha il morbo di Alzheimer… Mio marito, mia sorella, i miei figli non sono particolarmente interessati ma forse i miei nipoti … Spero che uno di loro leggerà i miei scritti!
Vivo ancora a Parigi e per parte mia, nella discendenza del Leonardi, nessun talento artistico è mai stato rivelato più di Catherine, mia sorella! Il cognome “di LEONARDI” di Atina si spegnerà con mamma, mia sorella e me.
L’8 agosto 2019, un festival si svolge ad Atina ( Frissonne) sugli emigranti di questo piccolo villaggio, per coincidenza è il compleanno di mio padre, un cenno da lassù ai suoi antenati !
Sapere da dove veniamo, un bisogno che ci sfida o no… Conosco pochissimo ma attraverso queste righe ho provato a trascrivere, immaginare il destino di questa famiglia che aveva lasciato tutto.
La genealogia è come un’indagine in cui si cammina passo dopo passo con momenti di eccitazione per aver trovato qualcosa e delusione quando si è dipendenti da persone, sacerdoti o impiegati di istituzioni amministrative che hanno accesso solo a determinati documenti, la distanza non semplifica le cose.
Un’occasione in cui la nostra storia si unisce alla Storia.
Ritratto del 1910 di Gio Batta Simonutti seduto
I- La vita a Pinzano-al-Tagliamento
La mia famiglia materna è originaria del Friuli. Gli antenati di mio nonno, Giovanni Battista Simonutti, provenivano dal paese di Pinzano al Tagliamento. Gli antenati di mia nonna, Anna Iop, vivevano invece a Spilimbergo, una graziosissima cittadina medievale.
Giovanni Battista, muratore, sposa Anna, contadina, il 2 Aprile del 1913 a Pinzano.
In questo periodo, gli abitanti di Pinzano vivono nella miseria ma in modo dignitoso. L’economia è quasi esclusivamente fondata sull’agricoltura. Tutte le terre sono coltivate e l’unica fonte di guadagno complementare è l’allevamento dei bachi da seta. D’inverno, pressappoco tutti gli uomini emigrano per lavoro, spesso all’estero, e tornano a casa nella stagione estiva per dedicarsi al taglio della legna e ai lavori agricoli. Solo nei primi anni del XX secolo cominciano a svilupparsi delle prospettive d’impiego con, in primo luogo, la costruzione del Ponte sul Tagliamento e poi con la costruzione della linea ferroviaria Casarsa – Gemona.
Ritratto del 1916 a Pinzano del Tagliamento di Anna Iop, Santa e Domenica Simonutti
Nostra madre, Santa, nasce il 5 novembre 1914. Si racconta che nostro nonno, grande appassionato d’opera, volesse chiamarla Tosca, ma nostra nonna non ha ceduto!
La coppia si stabilisce nella casa detta « Ca Baron » a Pinzano, che si trova in un cortile e che è composta, al piano terra, da una cucina e da un saloncino. Al piano di sopra ci sono due camerette e un solaio raggiungibile per mezzo di una scala esterna.
La Prima Guerra Mondiale scoppia il 28 luglio del 1914. Nel maggio del 1915, l’Italia dichiara guerra all’Austria-Ungheria. Giovanni Battista, che fa parte del 2° Reggimento Granatieri, raggiunge la zona bellica il 9 maggio del 1916 mentre il reggimento si trova in un’area di riposo vicino a Udine, tra due battaglie. Dal maggio al giugno del 1916 combatte sull’altopiano di Asiago poi sul Carso vicino a Gorizia.
Alla fine dell’anno 1916, Anna si reca dal fotografo con Santa e Domenica, sua cognata. Probabilmente invia questa fotografia a Giovanni Battista che è al fronte. Sulla foto il suo volto porta le tracce di un dolore terribile. La sua sorella minore, Rosina, di 25 anni, si è buttata sotto un treno il 16 novembre a causa di una pena d’amore.
Santa raccontava un episodio confidatole da sua madre, di cui aveva reminiscenza. Alla fine dell’ottobre 1917, dinanzi all’avanzata delle truppe austriache, la famiglia sarebbe fuggita in calesse in direzione di Casarsa. Una granata sarebbe esplosa e il cavallo si sarebbe quindi impennato.
Mia nonna avrebbe avuto la reazione istintiva di buttare il grande cesto in cui si trovava mia madre nelle braccia di una persona che stava avanzando a piedi, salvandole così la vita.
Il 2° Reggimento Granatieri che è rimasto sul Piave fino alla vittoria, è in seguito inviato a Fiume. Giovanni Battista è congedato all’inizio dell’estate del 1919.
Ritratto del 1926 a Pinzano del Tagliamento di Santa e Rigoletto Simonutti
Il 26 luglio, la sorella di Giovanni Battista, Domenica, muore. Sul certificato di morte della parrocchia, è indicato che tutto il paese è presente al suo funerale.
Il 13 agosto del 1919, Anna subisce una nuova prova : sua sorella Italia muore di tifo.
Finalmente una buona notizia viene a rallegrare la vita di Anna e Giovanni Battista. Il 6 marzo del 1920, Anna mette al mondo un figlio, Rigoletto. Questa volta nostra nonna è costretta ad accettare il nome, ma nostro zio si farà chiamare Pierre…
La povertà e l’arrivo al potere di Mussolini costringono la famiglia a partire per la Francia. Alla fine della Grande Guerra il Friuli è devastato dalle distruzioni: la spoliazione sistematica messa in atto dall’esercito austro-tedesco nel 1917 – 1918 ha infatti distrutto il settore agricolo e industriale; le difficoltà finanziarie dello Stato Italiano impediscono il lancio di un programma di lavori pubblici di ricostruzione. Il ritorno dei rifugiati e la smobilitazione dell’esercito fanno aumentare la disoccupazione e le tensioni interne. Il dopoguerra è quindi caratterizzato dall’ « urgenza » di partire. Il lavoratori friulani si dirigono principalmente verso la Francia, che ha subito gravi perdite durante il conflitto e ha bisogno di energie nuove per rilanciare la ricostruzione delle zone che sono state devastate dai combattimenti.
Ritratto di Michele Ieva e Santa Simonutti nel giorno del loro matrimonio, 21 marzo 1936
II – La vita in Francia
Giovanni Battista sarebbe andato in Francia nel 1922, per lavorare come muratore a Le Nouvion en Thiérache, un paese dell’Aisne, in una zona devastata dai bombardamenti.
Durante l’inverno del 1925, Giovanni Battista è assunto, con una squadra di operai francesi e italiani, sul cantiere di costruzione del Château du Lieu Notre-Dame a Romorantin-Lanthenay (Loir et Cher). Gli operai sono alloggiati sul posto. Tra di loro troviamo Luigi e Agostino Simonutti, originari di Pinzano, che provengono da un altro ramo.
Nel maggio del 1926, Anna e i suoi due figli raggiungono Giovanni Battista. Prendono il treno a Mestre, dove li aspetta Ida, la sorella più piccola di Anna. Ida, che sarà più tardi la cameriera della cantante Toti dal Monte, gli offre dei regali per la partenza. A Parigi, Giovanni Battista li aspetta sui binari della Gare de Lyon. Prendono il treno per Romorantin. Anna cucina per tutti gli operai. Santa e Rigoletto vengono scolarizzati. Santa, che mostra di essere un’alunna bravissima, è incoraggiata dalla sua maestra.
Nel luglio del 1928, la famiglia va ad abitare nel villaggio La Coulonche (Normandia) Giovanni Battista partecipa al restauro del Château de Beaumont. Esiste una foto di classe, anno 1927 – 1928, in cui appare nostro zio Rigoletto con il berretto alla francese.
Carta d’identità di Santa Simonetti per gli stranieri italiani
Nel novembre del 1928, un amico di Pinzano, Giovanni Battista Tisin, spinge Anna e Gio Batta, ad andare a vivere a Bures-sur-Yvette, a una ventina di chilometri a sud di Parigi. Qui affitteranno una casa modesta, al numero 14 dell’avenue du Maréchal Foch. Gio Batta lavorerà in proprio per la costruzione di case a Bures-sur-Yvette. Nel gennaio del 1929, Santa trova un impiego in un ristorante vicino alla casa della famiglia, in cui resterà fino al novembre del 1930. Nell’aprile del 1933, è assunta come « petite bonne » (giovane donna di servizio) al Moulin de Bures. Si affeziona molto alla sua « patronne » (padrona) – come la chiama lei – Jeanne-Lucienne Botté.
Agli Archivi Dipartimentali delle Yvelines, ho scoperto con sorpresa la richiesta della carta d’identità per stranieri fatta da nostra madre. Non appaiono date, ma dovrebbe essere stata rilasciata verso il 1932/1933. Santa avrebbe avuto dunque 18 o 19 anni. Si noterà la dicitura « bonne à tout faire » (donna di servizio) che sostituisce quella di « femme de ménage » (donna delle pulizie)…
Rigoletto, dopo avere ottenuto il suo Certificat d’Etudes (la Licenza Elementare), viene iscritto all’Ecole du Centre a Palaiseau, al fine di ottenere il Diploma Nazionale del Brevet (corrispondente al nostro Diploma di Licenza Media).
Nel 1935, Santa incontra nostro padre, Michele Ieva, originario di Andria (Puglia), a Orsay, in un caffè danzante frequentato dalla comunità italiana. I due si sposano il 21 marzo del 1936 al Municipio di Antony (8 km a sud di Parigi) e vanno ad abitare al primo piano della casa comprata dai miei nonni paterni nel 1932, al n. 2bis della rue Pernoud a Antony. Gio Batta non avrebbe assistito alla cerimonia, in quanto ostile all’unione di nostra madre con un italiano del sud!
Da questa unione nasceranno quattro figli, mia sorella Colette nel 1936, mio fratello Michele nel 1942, io stessa nel 1949 e mio fratello Dominique nel 1956.
Nel 1943, Rigoletto è chiamato in Germania per il Servizio del Lavoro Obbligatorio. Dato che parla tedesco, lavora come segretario di un ufficiale in un campo a 10 km da Colonia.
Il 1° aprile del 1949, Giovanni Battista e Anna, ottengono la cittadinanza francese, nonostante l’avviso contrario del prefetto di Versailles, nella sua lettera del 15 marzo del 1948, per il fatto che « leur âge ôte à leur intégration à la communauté tout intérêt démographique » (la loro età priva la loro integrazione alla comunità di un qualsiasi interesse demografico)…
Il 29 luglio del 1950, Rigoletto sposa Simone Kientzi a Gif-sur-Yvette. Rigoletto e Simone avranno un figlio, Christian, nato nel 1954. Vivranno nella casa che si trova al n.79 dell’avenue des Tilleuls a Bures-sur-Yvette.
Giovanni Battista e Anna ritorneranno a Pinzano solamente nell’agosto del 1960, accompagnati dai nostri genitori e dai miei fratelli. Un momento indimenticabile d’intensa emozione!
Nell’aprile del 1969, Giovanni Battista e Anna sono costretti a lasciare la loro casa: il proprietario vuole riprenderla per poterla vendere. Fanno costruire una piccola abitazione sul terreno di casa nostra a Antony. Giovanni Battista, che era caduto da una scala, è costretto a portare un busto ortopedico. Cammina con difficoltà. Lo rivedo, lo sguardo perso, seduto in giardino. E dire che noi ignoravamo che avesse preso parte alla Grande Guerra… Giovanni Battista misurava 1,78 m mentre Anna raggiungeva appena 1,45 m… Ma quando litigavano, in friulano, lei sapeva benissimo alzare la voce senza lasciarsi impressionare dalla statura imponente di suo marito.
Ritratto di Rigoletto Simonutti e Simone Kientzi nel giorno del loro matrimonio, 20 luglio 1950, con i genitori Anna Iop e Giovanni Battista Simonutti
Giovanni Battista è morto nel 1971. I nostri genitori torneranno spesso d’estate a Pinzano con Anna, che ci ha lasciato nel 1977, un anno dopo il terribile terremoto che ha fatto tante vittime in Friuli. Entrambi riposano nel cimitero di Antony, dove sono seppelliti anche i nostri genitori, Michele morto nel 1983 e Santa nel 2007.
Rigoletto, morto nel 2003, è seppellito nel cimitero di Gif-sur-Yvette, dove l’ha raggiunto sua moglie Simone nel 2012 e il loro figlio Christian, nostro cugino, nel settembre del 2017.
Sono andata più volte a Pinzano ma è nel settembre del 2018 che, con molta emozione, mi ci sono recata per la prima volta in compagnia di mio marito. Il paese è cambiato poco, il caffè e il negozio di alimentari hanno chiuso… La casa di famiglia è stata distrutta. Abbiamo anche avuto l’immenso piacere di scoprire la cittadina medievale di Spilimbergo, egregiamente restaurata.
Ritratto di Urbano D’Antoni
Fin da bambina ho sentito mia madre raccontare con molta nostalgia storie e fatti accaduti alla sua famiglia, storie a volte tristi, spesso con il rimpianto per le persone scomparse e con i ricordi appannati dal trascorrere del tempo. È forse per questo che anni fa decisi di mettere ordine nella memoria per tentare di ricostruire parte delle vicende di famiglia, unendo i ricordi ai documenti, e dare voce e storia ai miei antenati materni, per farli uscire dall’oblio del tempo trascorso perché, come scrisse Jules Renard “…l’acqua limacciosa della memoria dove tutto ciò che cade si nasconde. Se la si muove, qualcosa torna a galla.”
Decisi così di far tornare a galla qualcosa del mio bisnonno materno, Urbano D’Antoni nato a Roma nel 1845, giardiniere per una famosa famiglia romana del tempo. Conoscevo solo vagamente la data della sua morte, per cui mi recai al cimitero monumentale del Verano, dove un impiegato verificò negli archivi la data del seppellimento nel 1909, la provenienza dal Policlinico Umberto I e la paternità Sante D’Antoni. Sapevo che la famiglia D’Antoni era sempre vissuta a Roma nella zona di San Lorenzo fuori le Mura, dove aveva avuto delle proprietà, quindi perché non tentare e cercare all’Archivio di Stato negli atti notarili? A volte penso che i nostri antenati vogliano essere “trovati” nelle carte ingiallite degli archivi, perché con incredibile fortuna trovai un primo riferimento a Sante D’Antoni, nato circa nel 1817 da Vincenzo e morto nel 1869 senza testamento. Il figlio Urbano già maggiorenne e la vedova, seconda moglie di Sante, procedevano all’inventario delle poche suppellettili lasciate e dei debiti, per tutelare anche i cinque figli ancora minorenni. Continuando la ricerca negli atti dei Notai Capitolini riuscivo a ricostruire moltissime vicende dei D’Antoni, arrivando alla prima metà del 1700. Atto dopo atto, è venuto fuori che spesso le storie raccontate non erano esatte: ad esempio, Urbano non era stato privato dei beni paterni dalla matrigna, perchè in realtà Sante aveva già ceduto tutto ad un fratello, probabilmente per debiti.
Le notizie più interessanti le ho trovate nel Portale degli Antenati, dove tra atti di nascita, morte, matrimoni e allegati ho scoperto che il mio bisnonno Urbano aveva avuto una prima moglie, Virginia Tonnini e, rimasto vedovo dopo molti anni, aveva sposato la mia bisnonna Clarice Tilesi di Amatrice, anche lei vedova e con un figlio. Nessuno in famiglia sapeva della prima moglie, nè del figlio di Clarice nato dal primo matrimonio! Quindi questo bisnonno, che veniva ricordato per aver rinunciato a diventar prete perchè conquistato dalla bella Clarice, si era in realtà sposato due volte e, come risultava dagli atti sul Portale, aveva avuto cinque figli dal matrimonio con lei. Vita non facile la sua, perché nel giro di pochi anni morirono tre figli, il primo figlio di Clarice e lei stessa, lasciando Urbano di nuovo vedovo e con due figlie piccole. Una delle figlie, Emma, diventerà mia nonna, sposando Tarquinio Di Rocco di Monte Porzio Catone. Questa notizia ha allargato la ricerca sul Portale degli Antenati, portandomi dai Tilesi di Amatrice ai Di Rocco di Monte Porzio Catone, ai Bozzano di Mondovi e a tanti altri antenati ad essi collegati, consentendomi di smuovere quell’acqua limacciosa della memoria e facendo tornare a galla storie e fatti sconosciuti della mia famiglia.
Vincenzo Lanza ed Egidia Raimondi, bisnonni di Tursi
Sono nato a Pergamino, provincia di Buenos Aires, in Argentina, nel 1987. I primi documenti della famiglia Lanza in Pergamino sono del 1894. Mi sono sempre interrogato sui miei antenati e sulla storia della mia famiglia. L’Argentina è un paese costruito da immigrati e la mia famiglia è interamente composta da immigrati. Dei miei otto bisnonni, sei sono italiani e due sono francesi. Ecco perché mi sono semprechiesto quale fosse la mia reale provenienza: Da dove vengo? per quale motivo i bisnonni sono venuti dall’Italia all’Argentina?; come sono venuti dall’Italia e sono finiti in una città come Pergamino? perché proprio a Pergamino?
I miei parenti non avevano molte informazioni sulle loro origini ma un mio cugino era intanto riuscito a scoprire o aveva mantenuto memoria che eravamo originari di Tursi, in Italia, e che il mio bisnonno, Vincenzo Lanza, nacque proprio lì intorno al 1860. Fu questo il mio punto di partenza.
Il funzionario dell’ufficio di stato civile di Tursi, Antonio Agata, mi ha aiutato moltissimo. Grazie a lui conosco l’origine della mia famiglia e gli sarò eternamente grato. Quando Antenati ha pubblicato l’archivio dello stato civile di Matera ho potuto verificare personalmente ogni registro di Tursi.
Ho scoperto che la mia famiglia non era molto numerosa e che molti membri morirono in giovane età. Allo stesso modo, adesso non vedo l’ora di indicizzare i nomi degli atti di stato civile di Matera per cercare i Lanza dell’intera provincia. Deve esserci qualcos’altro sui Lanza in una città vicino a Tursi che potrebbe aiutarmi a proseguire le mie ricerche!
Vincenzo Lanza ed Egidia Raimondi, i miei bisnonni tursitani, arrivarono da Tursi a Pergamino nel 1893 con due figli: Giuseppe e Maria Grazia. A Pergamino ebbero altri nove figli: Domingo, Generoso, Vicente (Vincenzo in spagnolo, mio nonno), Salvador, Dolores, Antonio, Francisco, Emilia e Maria Carmen. Vicente e mia nonna María Celia ebbero mio padre: Angel Vicente.
Albero genealogico di Ulises Lanza
Il mio progetto è molto ambizioso pur se, per il momento, il mio albero genealogico si arresta con il nome del mio antenato Vincenzo Lanza, nato tra il 1740 e il 1750 e morto nel 1801. Il mio desiderio è di continuare a indagare, ma sfortunatamente i registri della chiesa di Tursi sono andati persi in un incendio negli anni ’80.
Famiglia Ribacchi – Walsenburg 1940
Nel lontano 1998 trovai un sito Internet che offriva la possibilità di consultare online l’elenco telefonico degli Stati Uniti d’America. Senza pensarci troppo, digitai “Ribacchi” e lanciai la ricerca. Con mia grande sorpresa comparve sullo schermo una lista contenente almeno una dozzina di nominativi a me sconosciuti, che scatenò in me la grande curiosità di sapere chi fossero quegli individui e che relazioni avessero con me.Sempre grazie ai potenti mezzi messi a disposizione da Internet ho cominciato a raccogliere piccoli tasselli, che mi hanno consentito di ricostruire a poco a poco la loro storia.Un traguardo importante l’ho raggiunto nel 2001, quando è stato possibile accedere liberamente e via Internet agli archivi di Ellis Island che mi hanno consentito di rintracciare buona parte dei flussi migratori che hanno portato la famiglia Ribacchi nel Nuovo Continente.
Tutto ebbe inizio dall’Italia, a Fossato di Vico, in Umbria, dove Bernardino Ribacchi, nato nei primi anni dell’800 da Pietro e sua moglie Rosa Vantaggi, figlia di Sante, ebbero 10 figli: Giovanni, Palmira, Matilde, Giuseppe, Filippo, Augusto Sempronio, Augusto, Nazarena, Maria Anna, Luigi e Cecilia.
Cinque dei loro figli – Giovanni, Giuseppe, Augusto, Luigi e Cecilia – decisero di dare una svolta alle loro vite, partendo alla volta degli USA tra il 1892 ed il 1908 e stanziandosi, inizialmente, nella città di Frontenac, contea di Crawford in Kansas, dove i ricchi giacimenti di carbone offrivano grandi opportunità di impiego soprattutto per i numerosi immigrati. Successivamente le loro vite si divisero: Giovanni lavorò in miniera tutta la vita, Giuseppe si trasferì a Detroit, Michigan, trovando impiego presso la Ford, Augusto rimase in Kansas, Luigi e Cecilia si stabilirono in Pennsylvania.
Naturalizzazione di Luigi Ribacchi – 1922
Una delle emozioni più grandi è stata quando Emilio Ribacchi, figlio di Luigi, rispose ad una mia lettera con una calligrafia ordinata, in un italiano imperfetto. Mi spiegò che il padre Luigi aveva sempre preteso che in casa le origini italiane fossero onorate e mantenute vive e pertanto gli aveva insegnato l’italiano. Questa nostra corrispondenza non si è mai interrotta, nonostante Emilio abbia superato i 90 anni.
La dedizione con cui iniziai a raccogliere, analizzare, sistemare le tante informazioni che andavo collezionando si sono ben presto trasformate in una vera passione per la ricerca genealogica.
Curiosità, emozione, passione sono, dunque, gli ingredienti che negli anni hanno fatto di me un dilettante appassionato, a metà strada tra l’uomo ordinario e lo specialista, tra il profano e il virtuoso, l’ignorante e il dotto, l’artigiano e l’esperto. Mentre acquisivo nuove competenze le mettevo subito in pratica trovando nuovi “pretesti”, allargando la ricerca a tutte le famiglie dei mie nonni: quindi non solo Ribacchi, ma anche Battaglia, Laureti e Ferretti.
Già in quegli anni l’offerta di banche dati online in America era straordinariamente ampia e variegata (censimenti nazionali, annuari scolastici, giornali locali, certificati di naturalizzazioni, registri civili, cimiteri, immigrazione, fascicoli militari, ecc.) e molto spesso gratuita, consentendomi di procedere molto velocemente nella ricostruzione delle vicende del ramo americano dei Ribacchi, ma come arrivavo in Italia la ricerca si bloccava bruscamente per le tante difficoltà nell’accedere ai nostri archivi.
Tornando indietro al 2010, decisi di aprire uno nuovo capitolo di ricerca sulla famiglia di mio nonno materno, i Battaglia, originari di Termini Imerese. All’epoca non avevo alcun archivio online a disposizione e abitando a Roma mi era impossibile recarmi sul posto, ma la svolta la ebbi sempre sul web. Rintracciai una comunità di famiglie originarie di Termini Imerese emigrate negli States. Come molti altri americani avevano molto a cuore le loro origini e attraverso l’accesso agli archivi gestiti dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (ovvero la Chiesa mormone), ti inviavano per pochi dollari copie dei registri di stato civile di Termini Imerese. E fu così che, con una incredibile e surreale triangolazione tra le due sponde dell’Atlantico, sono riuscito a metter ordine anche nella famiglia Battaglia.
Ritratto di Amerigo Ribacchi e Maria Antzack – 1914
E poi ci fu l’avvento del Portale degli Antenati, che ha finalmente liberato un patrimonio informativo ricchissimo e che ha rimesso in moto i miei tanti filoni di ricerca, aprendone di nuovi.
L’originario obiettivo di individuare l’anello di congiunzione fra il ramo americano dei Ribacchi e il mio, sebbene con qualche progresso, resta ancora non raggiunto stimolandomi, però, a trovare nuove strade da percorrere e nuovi archivi da esplorare.
E fu così che decisi di varcare la soglia del misterioso mondo degli Archivi di Stato (quelli fisici), in particolare di quello di Roma, che è ospitato presso la magnifica sede di Sant’Ivo alla Sapienza. L’iniziale disagio di sentirsi fuori posto, di porre domande sciocche è stato subito spazzato via dalla professionalità e dalla cortesia del personale, che mi ha saputo rapidamente consigliare e indirizzare.
Sfogliare antiche e consunte carte sotto i maestosi e pregiati soffitti della Biblioteca Alessandrina rappresenta un momento in cui curiosità, emozione e passione continuano a rincorrersi e ad agitarsi dentro di me.
Tomba di Maria Liberata Castiglia, vedova Grandi, in Narduzzi
Al Cimitero monumentale del Verano di Roma ho una tomba di famiglia dove sono sepolti mio padre, i suoi genitori e i suoi nonni paterni. Da sempre, ogni volta che sono andato a trovare mio padre e a portargli dei fiori, mi sono interrogato su chi fosse e che vita avesse fatto il mio bisnonno Oreste.
Infatti, ho conosciuto mio padre, così come mia nonna, mentre di mio nonno me ne hanno sempre parlato sia mio padre che i miei altri zii: ma del bisnonno Oreste niente, nessuno sapeva dirmi niente. E la mia curiosità è cresciuta man mano che passavano gli anni.
Ho cercato di sapere in ogni modo qualcosa sul suo conto, e alla fine sono arrivato alla conclusione che l’unico modo per sapere qualcosa su di lui, e magari sui suoi genitori, fosse trovare in qualche modo il suo atto di nascita. Dopo anni di ricerca, casualmente, mi sono imbattuto nel portale degli Antenati, e mi si è aperto un mondo.
Con la falsa speranza di poter trovare un lontanissimo antenato che risultasse essere stato un uomo importante per la storia italiana, ho cominciato la mia ricerca partendo proprio dall’atto di nascita di Oreste Grandi. E qui ho trovato molto più di quanto sperassi.
Viene riportata non solo la data, ma anche la via dove era nato, e naturalmente i nomi dei genitori, i miei trisavoli, e i nomi dei loro genitori, i miei “quadrisavoli”!, la loro professione, e la firma di suo padre, del mio trisavolo: Raffaele Grandi.
Non nascondo l’emozione che ho provato mentre leggevo l’atto di nascita del mio bisnonno, con non poche difficoltà iniziali vista la scrittura con cui era stato redatto, e le lacrime che mi sono affiorate agli occhi quando ho letto la firma di Raffaele. E’ stato come rivivere, anche solo per un istante, la scena della sua mano che in maniera insicura scriveva il suo nome. Insicura, sì, perché continuando a scavare in un passato che fino a quel momento mi era sconosciuto, ho scoperto che in effetti Raffaele doveva essere analfabeta, come molte persone all’epoca: era nato intorno al 1830 a Bologna, purtroppo da genitori ignoti, e si era sposato, probabilmente intorno al 1865 (purtroppo non so ancora dove), con Maria Liberata Castiglia, originaria di Goriano Sicoli, in provincia de L’Aquila.
Ho inoltre scoperto che il mio bisnonno non era figlio unico, come avevo pensato fino ad oggi: ha avuto altri fratelli e sorelle, non tutti purtroppo sopravvissuti alla nascita, ma un paio si sono sposati a Roma e quindi potrei avere dei cugini “alla lontana” che non sapevo di avere.
E anche mio nonno, che da sempre sapevo fosse stato figlio unico, in realtà lo è stato per motivi di forza maggiore, in quanto ultimo di una lunga serie di nascite finite male, perché tutti i suoi fratelli e sorelle sono praticamente morti alla nascita.
Che i Grandi fossero originari dell’Emilia lo avevo già capito: è lì che si concentra il maggior numero delle famiglie che portano questo cognome. Purtroppo leggere che fosse figlio di ignoti non mi dà molte speranze di trovare altri antenati dalla sua parte. Oltre al fatto che, al momento, nel Portale degli Antenati non sono stati ancora resi consultabili gli atti di nascita di Bologna. E da quello che ho capito, tra quelli che verranno pubblicati non sono presenti gli atti che riguardano gli anni che a me interessano, quelli appunto tra il 1828 e il 1830, quando dovrebbe essere nato Raffaele.
Di contro, però, sono riuscito a risalire indietro nel tempo dall’altra parte dell’albero genealogico, cioè dalla parte della mia trisavola Maria Liberata Castiglia, il cui cognome viene stravolta nei vari atti di nascita e morte dei suoi figli: prima Castigli, poi Castiglio, infine addirittura Castelli. Non è stato facile ricostruire la sua storia ma sicuramente è stato affascinante.
Così come è stato emozionante trovare la sua tomba al Cimitero del Verano di Roma: mi sono presentato agli uffici relazioni con il pubblico con il nome e la data di morte, nella speranza di trovare lei insieme al marito.
La tomba c’era, il difficile è stato cercarla all’interno del cimitero nonostante avessi ricevuto indicazioni corrette. Era completamente abbandonata, ricoperta di piante e con la lapide quasi del tutta divelta. Ma era lì, con la foto della mia trisavola e di un uomo, che non era come speravo il mio trisavolo, bensì il suo secondo marito, sposato quando Raffaele Grandi era già morto, tale Francesco Narduzzi.
Un’emozione dopo l’altra, così come è stato emozionante tornare indietro nel tempo, fin quasi all’inizio del 1700 e rivivere in un certo senso la vita di campagna e di pascoli che si viveva sulle montagne intorno L’Aquila. La famiglia Castiglia dal 1800 (e forse anche prima), ha praticamente colonizzato l’intero paese di Goriano Sicoli, intrecciando matrimoni con altre 3-4 famiglie, tanto che per anni non nascevano altro che figli di “Castiglia” nel paese. Contadini, bifolchi, allevatori: tutti lavori umili, ma estremamente importanti.
L’atto originale più antico che ho trovato è un atto di morte del 1815 di un lontanissimo parente, tale Germano Castiglia, morto appunto nel 1815 all’età di 67 anni (per cui era nato nel 1748) figlio di Onofrio Castiglia, che verosimilmente, alla nascita del figlio, avrà avuto tra i 20 e i 30 anni ed era nato, quindi, tra il 1718 e il 1728.
Includendo anche i miei figli, sono riuscito a disegnare un albero genealogico, con tanti rami ancora da esplorare e ricostruire, di ben 10 generazioni, dal 1720 circa al 2017: 300 anni di storia, storia di una famiglia, la mia, la famiglia Grandi. Che nel suo percorso si è intrecciata con molte altre.
Ritratto del nonno di Antonino Miuccio
Da sempre ho avuto un interesse quasi morboso per tutto quello che riguardava i miei antenati, soprattutto per quelli che non ho mai conosciuto. Infatti, fin da piccolo, chiedevo con insistenza di parlarmi dei nonni e stavo ad ascoltare estasiato come i bambini ascoltano i racconti dei grandi o le fiabe.
Poi da grande, ho deciso di ordinare tutte le informazioni che avevo sentito scoprendo che non sempre le persone ricordano nello stesso modo. Da subito ho intuito che tra i miei avi non avrei trovato regnanti, cavalieri o chissà quali personaggi storici e certamente non era e non è questo il motivo che alimenta il mio interesse. Mi interessa sapere chi sono stati i miei ascendenti, conoscere di ognuno di loro chi è stato il padre, la madre, la moglie e gli eventuali figli.
Provo molto piacere a scorrere i loro nomi e mentre cerco di trovare un nuovo ascendente sento un affetto semplice e dolce come quello che provo nel ricordare i nonni materni che ho conosciuto.
Se é vero che il futuro nasce dal passato, vuol dire che nel passato ci sono le radici della nostra esistenza ed è quindi fondamentale che io trovi, oggi, quello che i più vecchi ricordano o quello che contengono i documenti ancora reperibili visto che già molto del passato non è più reperibile.
Dopo la nascita dei miei nipoti, desidero lasciare primariamente a loro tutte queste notizie e secondariamente a tutti i componenti della discendenza di SantoMiuccio da Limina (c. 1722).
Le fonti che ho utilizzato, oltre l’archivio storico del Comune di nascita di mio padre, sono alcuni portali presenti su internet; ho consultato molte banche dati, tra cui il portale Antenati, centri specializzati di araldica e banche dati gestite da credenti di religioni di oltre oceano come i Mormoni.
Per diversi mesi, ho consultato gli atti di stato civile del Comune di Limina, dal 1820 al 1865 ed anche gli indici decennali che si possono trovare per gli anni fino al 1910. Ho cercato e trascritto i dati dei documenti che si riferivano a persone con il cognome Miuccio. Dopo un po’ si familiarizza con la metodologia di ricerca e io ritengo molto utile andare sempre alla fine dei documenti di un anno, perché in fondo e se esiste, si trova l’indice degli atti ed è quindi molto più veloce consultare l’indice per poi eventualmente risalire random all’atto del proprio antenato.
In un secondo tempo, navigando nel sito di Familysearch ho scoperto che in America, presso la Genealogical Society of Utah, si possono trovare le riproduzioni in microfilm di altri registri storici di Limina chiamati riveli relativi agli anni 1584-1816. Questi registri sono documenti tipici siciliani utilizzati tra il XVI e il XVIII secolo per determinare la contribuzione finanziaria delle famiglie sulla base dello stato patrimoniale del nucleo famigliare.
I riveli di beni ed anime sono documenti di primaria importanza nella ricostruzione dell’albero genealogico di una famiglia in quanto rappresentano una preziosa fonte di informazioni non solo sul suo status economico ma anche sulla sua composizione nel momento specifico della loro compilazione. Vengono infatti riportati il nome e cognome del capofamiglia, l’età e la provenienza, a volte l’indicazione della paternità e della maternità; inoltre nome della moglie, nomi ed età dei figli maschi, nomi delle figlie femmine ed eventuali conviventi consanguinei, affini e non consanguinei (servitori e personale vario).
Per il Comune di Limina si conservano i riveli redatti negli anni 1548, 1569, 1584, 1593, 1607, 1616, 1623, 1636, 1651, 1682, 1714, 1748 e 1811.
Poiché i riveli non sono consultabili on-line ma è possibile avere a disposizione i relativi microfilm per 90 giorni presso un centro Familysearch, ho ordinato la copia dei 13 microfilm alla sede centrale negli Stati Uniti e dopo un mese li ho avuti a disposizione nel centro per me più vicino, a Lampugnano (San Siro).
L’analisi dei registri mi ha permesso di rintracciare cinque documenti relativi a membri della famiglia Miuccio, tutti del sec. XIX, mentre dal 1584 al 1747 non ho trovato niente. In particolare, i cinque riveli trovati riguardano: Giuseppe Miuccio (1811, 1816), Rosario Miuccio (1811), Carmela Galifi in Miuccio (1811), Francesco Miuccio (1811).
Al termine della ricerca, che ha riguardato ben 43 paesi della valle d’Agro o della provincia di Messina, avevo raccolto una gran mole di informazioni certe e documentate che mi hanno costretto a utilizzare il programma gratuito di Myheritage per memorizzare tutti i dati anagrafici e tutte le eventuali annotazioni o informazioni da me conosciute.
Ho analizzato tutti gli atti di stato civile dei 43 paesi e solo in dieci ho trovato miei ascendenti mentre solo in sei ho trovato discendenze dei Miuccio, rintracciando i singoli esponenti della famiglia che si erano spostati dando origine ai nuovi rami.
Inoltre, a Vico del Gargano, unico paese non in Sicilia, nel 1587 sono vissuti dei Miuccio la cui discendenza per un errore di trascrizione ha cambiato cognome da Miuccio in Miucci. Questo errore è documentato dall’atto di nascita di Giovanni Battista Miucci del 12 marzo 1672, nel quale viene indicato che il padre è Valentino, nel cui atto di nascita del 2 aprile 1637 viene riportato il cognome Miuccio. Anche l’atto di morte di Giovanni, nonno di Giovanni Battista indica che è morto il 16/09/1661 a 44 anni e quindi nato nel 1617 facendoci dedurre che il padre Francesco sia nato presumibilmente intorno al 1587.
I risultati del mio lavoro sono confluiti in due pubblicazioni: il volume Gli antenati ritrovati descrive la metodologia delle ricerche e riporta le notizie che ho raccolto su alcuni Miuccio fin dal sec. XVII, elencando le famiglie dal primo antenato rintracciato fino a quelle più recenti. Il secondo Documentazione delle ricerche genealogiche dei Miuccio contiene per sei paesi dove sono vissuti i Miuccio, gli elenchi delle persone, la ricostruzione degli alberi genealogici, gli atti di nascita, di matrimonio e di morte che ho ricevuto dal Comune di Limina o ricavate dai registri di stato civile.
Inoltre, tramite queste ricerche ho conosciuto parenti con i quali non avevo mai avuto rapporti: a Limina, in America, a Torino, a Chivasso, a Catania ed a Messina. Molti di loro mi hanno chiesto copia dei due libri che ho scritto e con piacere ho inviato loro o il testo in formato PDF oppure, per chi non era molto pratico, la copia stampata del primo.
Ora tutti mi considerano l’esperto della discendenza Miuccio e dai parenti sono arrivate altre richieste: mia moglie mi ha chiesto di fare altrettanto con la sua discendenza, un cugino di mia moglie, residente a New York, mi ha chiesto di fare le ricerche e pubblicare il libro in inglese visto che la moglie pur essendo di origine calabrese ed il figlio non leggono e non capiscono bene l’italiano.
Ritratto di Antonino Miuccio
Anche per loro ho effettuate le ricerche sia per gli americani discendenti da mia zia Miuccio che per il cugino di mia moglie discendente dai Magnoli.
Anche a Limina alcuni parenti diretti e indiretti parlano di queste ricerche, nel sito “siete di Limina” ho pubblicato dei brani relativi ai primi ascendenti ed ora su FB molti dei residenti sono in contatto con me per parlare di quello che avviene nel paese e gli emigrati che li seguono da lontano possono leggere brani che parlano dei loro antenati.
Sarebbe bellissimo poter consultare delle sintesi on line o meglio digitalizzare tutte queste immagini facendosi aiutare da tutte le scuole di informatica in Italia ed anche dalle università. Dovrebbe far parte del programma di studio, partecipare alla indicizzazione dei dati per acquisire esperienza didattica e per contribuire alla memoria dei ricordi.