The film collection traces the life of the Vodret family between the end of the 1920s and the end of the 1940s in Sardinia, particularly in Cagliari, their city of residence, and in Ladispoli (RM), one of the Vodrets’ main holiday resorts.
Francesco Vodret (Cagliari, 1893-1962) shot all his films in the 9.5mm Pathé Baby format, having bought a Cine Nizo 9.5mm camera in 1929.
The in-depth work was made possible thanks to interviews given between 2017 and 2018 by one of the filmmaker’s sons, Antonio Vodret.
It is possible to retrace the history of the Vodret family through the video edition of the Francesco Vodret film collection created with the Klynt software.
(edited by Karianne Fiorini)
The film collection traces the life of the Gandini family between the end of the 1920s and the beginning of the 1940s, in the various cities where the family, due to the work of the head of the family, lived: in Cagliari, in Incisa Val d’Arno (FI), in Tregnago (VR), in Addis Ababa (Ethiopia), in Modugno (BA) and in Alzano Lombardo (BG), as well as the places where the family spent their holidays, in particular in Rota Fuori, a hamlet of Rota Imagna (BG), and in Tregnago, where the Gandini family had during the 1930s bought a house to spend the summer.
The in-depth work was made possible thanks to interviews given between 2017 and 2018 by two of the filmmaker’s children, Piero Augusto and Elena Gandini.
It is possible to retrace the history of the Gandini family through the video edition of the Augusto Gandini film fund created with the Klynt software.
(texts edited by Karianne Fiorini)
The images, mainly printed on 9.5mm Pathé Baby film, bear witness to the summers, spent on the Sorrento coast, of an upper middle-class Neapolitan family and their friends. Between strolls in the city centre, jokes on the beach and trips to the surrounding villages, Salvatore Cilento gives a cross-section of the Campania bourgeoisie throughout the 1930s.
Between strolls in the city centre, jokes on the beach and trips to the surrounding villages, Salvatore Cilento offers a glimpse of the Campania bourgeoisie in the 1930s.
The user can explore the film collection through a wide selection of sequences shot by Salvatore Cilento. Digitised film materials can be viewed in chronological order or via the menu. Short texts, inserted in titles, captions or superimposed on images, introduce, contextualise and give precise indications about people, places and situations. The information was gathered through careful research, documentation and cataloguing. Le informazioni sono state raccolte attraverso un’attenta ricerca, documentazione e catalogazione.
(text edited by Chiara Petrucci)
Francesco Vicuna (Napoli, 1827-1900) Capitano di fregata
La prima volta che ho visto un albero genealogico, o quantomeno qualcosa di simile, è stato a casa di mia nonna, quando avevo circa otto anni. Nonna era già morta da tempo, e nello svuotare la casa con mia madre, mi capitò sott’occhio un brogliaccio di fogli in cui a partire dalla nonna si arrivava, all’indietro e con appunti scritti a penna, a nomi addirittura di papi.
Mia madre, come me napoletana, non ne era più di tanto al corrente ma mi raccontò quello che ricordava dei racconti della madre. Tuttavia non riuscì a soddisfare tutte le curiosità che, già da bambino, mi erano sorte.
Da quel momento in poi, mi ha sempre interessato ricostruire il mio albero genealogico, e le ragioni per cui i miei avi avevano deciso di trasferirsi a Napoli (i miei genitori sono nati lì, ma non i miei nonni, tutti di altre città). Col tempo, questo mio interesse si è sviluppato in vari appunti presi su pezzi di carta, dopo poco abbandonati, essendo ancora io un ragazzo e non avendo modo di organizzare meglio le chiacchierate con i miei.
Una decina di anni fa mi sono accorto dell’esistenza di un portale online dove poter caricare gli alberi genealogici, e condividerne i contenuti. Lì è cominciata la mia vera ricerca, perché caricando le informazioni datemi dai miei genitori, ho ottenuto qualche incrocio con altri alberi e ho cominciato a sapere di più. Ho scoperto che da parte materna ho degli avi spagnoli, e che invece la famiglia paterna era interamente originaria dalla Campania, da diverse città.
Non avevo però molti dati, solo qualche nome, utili per arrivare a tre, quattro generazioni addietro.
Antonio Carullo (Avellino, 1852 – Ariano Irpino, 1931)
Contemporaneamente, lavorando non avevo il tempo di fare ricerche sui luoghi, i cimiteri e gli altri archivi. Ma ecco che qualche anno fa un altro appassionato di genealogia mi segnala la splendida iniziativa del Ministero per i beni e le attività culturali, che, con il Portale degli Antenati, oltre alla pubblicazione delle immagini dei registri di stato civile, avevano avviato anche l’indicizzazione degli stessi atti. Comincio a fare ricerche, prima con il “Trova i nomi” e poi di persona con lo “Sfoglia i registri”, e oggi, dopo vari anni di impiego del mio tempo libero per queste ricerche, ho ottenuto risultati notevoli.
Grazie ai documenti dell’Archivio di Stato di Avellino, ho ricostruito la mia linea paterna fino a fine Settecento (trovando ad esempio conferma di quanto mi raccontava mio padre, circa l’alternanza per tante generazioni dei nomi Costantino e Antonio), rintracciando gli atti di nascita, matrimonio e morte di vari antenati di cognome Carullo, dei loro fratelli e sorelle, e scoprendo che in passato i Carullo sono stati guardafili telegrafici e, prima ancora, “seggiolari”.
Grazie ai documenti dell’archivio di Stato di Chieti, ho ricostruito anche la linea paterna di mio nonno materno fino a fine Settecento, scoprendo ad esempio che i miei antenati vivevano a Ortona ed erano “maccaronari”…(da qui forse la mia passione per la pasta!).
Grazie ai documenti dell’Archivio di Stato di Napoli, ho scoperto che la linea paterna di mia nonna materna è fatta di militari dell’esercito venuti a Napoli con i Borboni, e risalendo all’indietro sono arrivato in Spagna, nei Paesi Baschi, dove ha origine la famiglia Vicuna (cognome di mia nonna).
Caricando tutti questi dati sul mio albero, ecco spuntare tanti incroci con altre persone, altri alberi, ed eccomi risalire fino ai famosi papi che mi ispirarono da piccolo….antenati dei Vicuna.
La ricerca nel Portale degli Antenati, che è andata avanti per diversi anni, cercando negli atti di stato civile, è stata dunque per me fondamentale per coprire il periodo dalla prima metà del Novecento, dove arrivavano i ricordi dei miei genitori, alla fine del Settecento, fin dove si spinge l’Archivio, e mi ha permesso poi di lavorare anche tramite altri canali, anche andando più a ritroso nel tempo, dandomi una solida conoscenza di quel periodo.
Non vedo l’ora che vengano caricati i registri di stato civile conservati negli archivi di Stato di altre province (più si va indietro, più le parentele si ramificano e si diffondono in vari posti, ad esempio vorrei sfogliare Caserta per il ramo della mia nonna paterna) per poter consultare altri documenti e scoprire nuove cose da inserire nel mio albero!
The film collection traces the life of the Cecchetti family between the second half of the 1950s and the early 1990s, in various locations in Italy, and in particular in Quarna Sotto (VB), where the Cecchetti family spent most of their free time throughout the seasons and years.
Since his youth, Giorgio Cecchetti has been interested in safeguarding the traditions of Quarna’s farming community. In the 1970s he also made short amateur documentaries in Super8 format, to document agricultural and craft activities in Quarna that were destined to be forgotten, and in this way attempt to safeguard the memory of the Quarna community.
Giorgio Cecchetti (1928-2010) began filming in 1956, intrigued by the filmmaking practice of his brother-in-law Augusto Caccini, and continued until 1991. Ha girato tutti i suoi film nei formati 8mm e Super8.
The in-depth work was made possible thanks to interviews given between 2017 and 2018 by the filmmaker’s three daughters, Chiara, Silvia and Valeria Cecchetti.
It is possible to retrace the history of the Cecchetti family through the video edition of the Giorgio Cecchetti film collection created with Klynt software.
(texts edited by Karianne Fiorini)
Enrico Bagni’s life and passions are captured on 8mm and Super8 film. From the films, shot exclusively by Enrico, emerges a vivid portrait of the author’s personality and the city and social context around him. Born in Reggio Emilia in 1921, Enrico Bagni returned here in 1951 on a permanent basis after finding employment at Officine Meccaniche Fratelli Lombardini. Thanks to his new job, Enrico managed to acquire the much desired camera and thus began filming his passions and the main events of his home town. In addition to family footage, the films provide unprecedented evidence of the evolution and changes in the life of Reggio Emilia. Among others: the filming of the 1952 Giro d’Italia in which Fausto Coppi’s rapid passage can be glimpsed; the exhibition on ‘Typical products from Reggio Emilia and mechanics in agriculture’ held in the city’s public gardens in 1955 and visited by the then Minister of Agriculture Giuseppe Medici. Also of great interest are the numerous films that Enrico dedicates to documenting his passion for mountains and mountaineering. From climbing to ski mountaineering and the simplest excursions, these films provide an important document on the history and practices of mountaineering and the activities organised by the C.A.I. (Club Alpino Italiano), of which Enrico was a member.
The user can explore the filmic background through a wide selection of sequences shot by Enrico Bagni. Digitised film materials can be viewed in chronological order or via the menu. Short texts, inserted in titles, captions or superimposed on images, introduce, contextualise and give precise indications about people, places and situations. The information was gathered through careful research, documentation and cataloguing. Le informazioni sono state raccolte attraverso un’attenta ricerca, documentazione e catalogazione.
(text by Ilaria Ferretti)
Pagamento di Giuseppe Lafuenti per il 1689
Nelle vicende di molte famiglie si nascondono perle di cronaca locale, a volte anche eventi storici, che solo la trasmissione orale conserva. Oggi lo studio scientifico e sistematico della genealogia fa sì che queste notizie non si perdano nell’oblio, tramite la ricerca e lo studio dei documenti anagrafici.
Essi non solo testimoniano la sequenza di date e eventi personali, ma ci consegnano la documentazione di come si viveva nei secoli passati e quali erano le vicende che li hanno caratterizzati. Tanto più veloce è il ritmo della vita moderna, tanto più necessario è il bisogno di recuperare le notizie dei nostri avi dai documenti che li riguardano.
Ho vissuto i primi anni della mia gioventù a Brindisi, città antica con una storia millenaria e ho cominciato presto a chiedermi come mai la mia famiglia avesse un cognome di evidente origine non italiana. La curiosità aumentò notevolmente quando, frequentando da studente liceale la Biblioteca provinciale di Brindisi, l’allora direttore leggendo il mio cognome da una richiesta di prestito librario mi disse: “Ciao Giannizzero” aggiungendo “Tu sei sicuramente un discendente di uno dei soldati spagnoli presenti a Brindisi in epoca Vicereale
Giannizzero? Cos’era mai? Cosa voleva dire? Che storia si portava dietro questo modo di dire?
La casa di mio nonno sorgeva nei pressi della Biblioteca arcivescovile De Leo e sapevo che là si conservavano i libri dei battesimi, dei matrimoni e delle morti di tutti coloro che negli ultimi secoli avevano ricevuto quei sacramenti nella Cattedrale. Sapevo anche che tutti i miei parenti dalla parte paterna avevano vissuto nelle case di proprietà della Curia adiacenti alla Chiesa stessa. L’allora bibliotecario mi accolse paternamente quando titubante mi presentai davanti al suo ingresso per soddisfare la mia curiosità. A quell’uomo così austero, che a me incuteva un certo timore reverenziale, non pareva vero che un ragazzo di 16 anni decidesse di passare parte del suo tempo libero tra gli scaffali polverosi di quella biblioteca. Mi emozionava e lasciava senza fiato, come tuttora, il pensiero che quella sfilza di nomi elencati in quei documenti erano appartenuti a miei lontani parenti nati in quei luoghi, che vi avevano trascorso tutta la loro esistenza, nella maggior parte dei casi fuggevole.
Da quel periodo all’inizio degli anni Settanta, ho passato molto tempo in quella biblioteca, frequentata da molte meno persone di quelle che meriterebbe, dove ho avuto la conferma che noi Lafuenti, come altre famiglie quali i Piliego, Scivales, Martinez, Lopez… venivamo etichettati dai “veri” brindisini, un po’ per dileggio un po’ per riverenza servile, col termine giannizzeri(jannizzi, nel dialetto locale), in quanto li riconoscevano come discendenti dei soldati spagnoli che al termine dell’occupazione scelsero di rimanere a Brindisi. I giannizzeri costituivano un corpo scelto di truppe a piedi dell’Impero ottomano e con quel nome la popolazione locale assimilava i soldati spagnoli che la avevano dominata per più di duecento anni a quelli saraceni che li avevano preceduti negli stessi luoghi secoli prima.
Per verificare la mia ascendenza cominciai così a consultare i vari Libri Baptizatorum, Matrimoniorum, Mortuorum,Confirmatorum e gli Stati delle anime conservati nella Biblioteca e ampliai la ricerca dirigendomi nel locale Archivio di Stato, dove presi visione dei registri di Stato Civile.
A questo punto vorrei sottolineare che non sono un genealogista di professione ma, attratto dapprima da motivi personali, sono divenuto poi un grande appassionato di ricerca genealogica. Nei primi anni ho proceduto a ritroso nel tempo, fino ad arrivare all’avo spagnolo che aveva dato origine alla discendenza in terra brindisina: fu per me una grande emozione quando lessi il suo nome sia nel suo atto di matrimonio che in quello di morte. Era un giovane ufficiale dell’esercito spagnolo e arrivai facilmente a lui a partire dai dati del mio nonno paterno (nascita e matrimonio), tramite quelli di suo padre, il mio bisnonno, procedendo sempre per via maschile per altre 5 generazioni; facilmente, in quanto per due secoli constatai che effettivamente la famiglia aveva vissuto sempre nei pressi del Duomo. Egli era il primo che negli atti di matrimonio (1709) e morte (1723) non veniva indicato come marinaro o pescatore ma come soldato spagnolo. Scoprii tra l’altro che il suo matrimonio era avvenuto per procura e che il militare era stato rappresentato dal fratello della sposa poiché si trovava impegnato nel Ducato di Milano, ove prestava servizio.
Negli anni successivi le mie ricerche hanno preso due direzioni: quella che mi sta ancora impegnando più attivamente è la ricostruzione di tutti i rami familiari discendenti da quest’avo comune per completare il mio albero genealogico oltre che con gli avi del ramo paterno anche con quelli del ramo materno, risalendo a a ritroso nel tempo in un lavoro quasi improbo, ma che mi sta dando enormi soddisfazioni e mi ha portato a scoprire ascendenze che non avrei mai immaginato prima. Ho avuto modo di frequentare e frequento ancora, quando posso, Archivi di Stato e parrocchie di diverse città, dove ho incontrato funzionari e prelati con atteggiamenti assai diversi; alcuni con una disponibilità enorme, altri con una certa ritrosia a concedermi la consultazione dei vari documenti da me richiesti. Tra l’altro sto cercando di fare la stessa cosa con la famiglia di mia moglie.
La seconda attività ha carattere storiografico, anche se ancora una volta voglio sottolineare che non sono uno storico di professione. Facendo ricorso anche a fonti archivistiche differenti da quelle utilizzate in genere dai genealogisti, sono riuscito a ricostruire in maniera più precisa possibile la storia delle famiglie di origine spagnola che hanno vissuto nei secoli seguenti la fine della dominazione spagnola in Italia e dare notizie più certe ai vari “giannizzeri” in una conferenza che ho tenuto a Brindisi nel 2006, su invito dell’Archivio di Stato.
Famiglia Viscardi Agazzi
Fin da quando ero una ragazza ho manifestato curiosità per la storia della mia famiglia. In particolare, mi interessava ricostruire il mio albero genealogico e le ragioni per cui i miei avi decisero di venire in Uruguay. Col tempo questo mio interesse si consolidò fino a quando decisi di iniziare a investigare sul mio passato. Non avevo all’inizio molti dati da cui partire, solo una manciata di nomi e, soprattutto, la mia famiglia non aveva conservato memoria della regione italiana da cui proveniva. Ho cercato dapprima nel cimitero, poi presso l’ufficio di Stato civile e successivamente presso i Patronati per gli italiani emigrati e i loro parenti, l’Ufficio nazionale dell’emigrazione e infine presso le numerose chiese. Dopo diverse battute d’arresto ho finalmente trovato un certificato contenente un punto chiave: la mia famiglia era originaria di Bergamo.
Questa ricerca è iniziata più di 10 anni fa e mi ha consentito di ricostruire la storia della mia famiglia attraverso le conversazioni con i mei parenti, che avevano conservato nella loro memoria molte storie affascinanti, ma è stato soltanto con l’aiuto del Portale degli Antenati che ho raccolto tutte le informazioni di cui avevo bisogno. Giovanni Angelo e Giovanni Pietro Viscardi salparono per l’America nel 1880. A bordo della nave essi incontrarono Rachele e Anna Maria Agazzi, sorelle che stavano viaggiando con i loro fratelli e genitori. Una volta giunti al porto di Santos, in Brasile, Giovanni Angelo sposò Rachele e Giovanni Pietro sposò Anna Maria. Dopo aver passato un po’ di tempo lavorando alla costruzione della ferrovia, i miei bisnonni decisero di andare in Uruguay insieme alla famiglia Agazzi. Subito dopo Pietro e Anna Maria decisero di ritornare a Bergamo.
Ho sempre saputo che una parte della famiglia era ritornata in Italia ma non conoscevo nient’altro che i loro nomi. La ricerca nel Portale degli Antenati, che è andata avanti per diversi mesi, cercando negli atti di stato civile dei diversi comuni pubblicati e sfogliando migliaia di immagini di registri, mi ha consentito di trovare l’atto di nascita di uno dei figli di Pietro e Anna Maria. Così sono venuta a conoscenza del loro nome di battesimo e, cosa ancora più importante, del comune di origine della mia famiglia, cioè Almenno San Bartolomeo. Da quel momento ho iniziato a contattare le persone il cui cognome era Viscardi nel comune di Almenno, cercando di rintracciare i discendenti di Pietro e Anna Maria … e con mia grande sorpresa tutti i Viscardi nel paese erano imparentati! Dopo il primo indizio ne sono arrivati molti altri e alla fine ogni tassello ha trovato il suo posto, come in un grande puzzle. Ringrazio il Portale degli Antenati per avermi consentito di ricostruire i nostri legami e la storia della mia famiglia, che era stata dimenticata da più di 90 anni.
The private images of the Lombardi, an Italian family who emigrated to the United States, where they made their fortune with a construction company. The films, in 16mm, were shot in Philadelphia, the Lombardi’s city of residence, Ventnor, the New Jersey town where the family used to spend their holidays, Washington DC, where the ‘Joseph Lombardi & Sons’ construction sites are filmed, and above all Italy, Joseph Anthony Lombardi’s country of origin. Their son Dominic is almost always behind the camera. The film collection, in fact, bears witness to the life of a family of Italian origin that emigrated to the United States in the late 19th century from Fornelli, a small village in Molise. The return to 1930s Italy, which the Lombardi reached by ship together with their luxury car, is amply documented and reveals the deep connection with their homeland and its rediscovery.
The user can explore the film collection through a wide selection of sequences shot by the Lombardi. It is possible to view the digitised film materials in chronological order or via a menu, subdivided into 15 clips with a total duration of approximately 2 hours. The short texts, inserted in the titles, captions or superimposed on the images, introduce, contextualise and give precise information about people, places and situations. The information was gathered through careful research, documentation and cataloguing. Le informazioni sono state raccolte attraverso un’attenta ricerca, documentazione e catalogazione.
(texts edited by Karianne Fiorini)
The amateur films of a sicilian journalist who lived in Turin since 1932. That year La Colla buys an 8mm camera, with which he films several moments of his family life, work and free time: he films his working place -la Gazzetta del Popolo- for 10 years, as well as other places in Turin, Rome -visiting his fiancee Adriana Panini, whom he marries in 1934 and with whom he will have two children, Vito and Marco-, Orbetello, where Italo Balbo departed to fly across the Atlantic, Sicily, where he visits his family, some european countries during several work and leisure trips, and the warfront, in Yugoslavia, where his camera will be confiscated on September 8th 1943. The Nicolò La Colla films show the views of a man of his time, a supporter of fascist Italy, a man passionate about new technologies and an active member of the internationalist Esperanto movement.
The user can explore the collection through a wide selection of sequences filmed by La Colla. It is possible to watch the digitalized films in chronological order or through the menu. The short texts inserted in the movie titles, in the explanatory notes or overlapped, introduce, contextualize and give precise information about the people, places and situations we can find on these films. The information was collected through research, documentation and cataloguing. The videos were edited using Klynt software tool.