Die Filmsammlung besteht hauptsächlich aus Dokumentar- und Anthropologiefilmen, in denen Felice Tiragallo einige Momente des kulturellen und politischen Lebens Sardiniens in den 1970er und frühen 1980er Jahren wieder aufleben lässt, mit besonderem Augenmerk auf die volkstümlichen Traditionen seines Landes.
Felice Tiragallo (Cagliari, 1955) drehte alle seine Filme im 8mm- und Super8-Format.
Die Recherchen und vertiefenden Arbeiten wurden durch Interviews ermöglicht, die Felice Tiragallo zwischen 2017 und 2018 selbst geführt hat.
Eine Auswahl der Tiragallo-Filmsammlung kann in der mit der Klynt-Software erstellten Video-Edition nachvollzogen werden.
(bearbeitet von Karianne Fiorini)
Die Filmsammlung zeichnet die kinematografische Tätigkeit von Elio Del Piano, einem der Gründer des Cineclubs FEDIC in Cagliari im Jahr 1953, von 1949 bis Anfang der 1970er Jahre nach.
Sein Werk besteht aus Amateurdokumentar- und Spielfilmen, die er in Lucca, wo er zwischen 1946 und 1950 lebte, und in Cagliari, wohin er 1951 mit seiner Familie zog, gedreht hat.
Elio Del Piano (Cagliari, 1931-2010) drehte alle seine Filme im 8-mm-Format, nachdem er 1949 eine Kamera gekauft hatte.
Die Recherchen und vertieften Arbeiten wurden durch Interviews zwischen 2017 und 2020 mit zwei Kindern des Filmemachers, Margherita und Alberto Del Piano, ermöglicht.
Durch die mit der Software Klynt erstellte Video-Edition der Filmsammlung ist es möglich, das Ergebnis von Elio Del Pianos filmischer Tätigkeit nachzuvollziehen.
(bearbeitet von Karianne Fiorini)
1950er – 1960er JahreDie Filmsammlung zeigt einige Momente im Leben der Familie Sotgiu zwischen den 1950er und 1960er Jahren in Sassari und Cagliari, den Städten, in denen die Familie seit Ende der 1940er Jahre lebte, vor allem aber in Punta Timone auf der Insel Tavolara, wo die Familie Sotgiu den Sommer verbrachte. Einige der Filme dokumentieren die politischen Aktivitäten von Girolamo Sotgiu in Sardinien und Rom.
Girolamo Sotgiu (La Maddalena, 1915 – Cagliari, 1996) drehte alle seine Filme im 8-mm-Format in Schwarzweiß und in Farbe.
Die Recherchen und vertieften Arbeiten wurden durch Interviews ermöglicht, die eine der Töchter des Filmemachers, Maria Federica Sotgiu, zwischen 2017 und 2019 geführt hat.
Es ist möglich, die Geschichte der Familie Sotgiu anhand der mit der Software Klynt erstellten Video-Edition der Filmsammlung von Girolamo Sotgiu nachzuvollziehen.
(bearbeitet von Karianne Fiorini)
Die Filmsammlung zeichnet einige Momente im Leben der Familie Scaroni zwischen 1934 und 1947 an verschiedenen Orten in Italien und Tripolitanien nach. In Italien sind die Orte, die von den Filmen besucht und dokumentiert werden, die Orte ihrer Wohn- und Urlaubsorte, wie Breganze (Vi), Cesenatico, der Lido von Venedig, Venedig, Genua, St. Ulrich in Gröden und Desenzano del Garda, während in Tripolitanien die Stadt Tripolis und ihre Umgebung zu sehen sind. Die Scaronis verbrachten einige Zeit des Jahres in Tripolis als Avv. Giovanni Battista Scaroni hatte in den frühen 1930er Jahren eine Reihe von landwirtschaftlichen Konzessionen in verschiedenen libyschen Orten in Tripolitanien erworben.
Giovanni Battista Scaroni (Thiene, 1890 – Desenzano del Garda 1965) drehte alle seine Filme im 9,5 mm Pathé Baby Format.
Die Recherchen und Vertiefungen wurden durch Interviews ermöglicht, die die Enkelin des Filmemachers, Luisa Scaroni, zwischen 2017 und 2019 geführt hat, sowie durch die umfangreiche Dokumentation über das Leben und die berufliche Tätigkeit ihres Großvaters Giovanni Battista Scaroni, die von Scaroni selbst zur Verfügung gestellt wurde.
Es ist möglich, die Geschichte der Familie Scaroni anhand der mit der Software Klynt erstellten Video-Edition der Filmsammlung von Giovanni Battista Scaroni nachzuvollziehen.
(Text bearbeitet von Karianne Fiorini)
Die Filmsammlung zeichnet das Leben der Familie Gallo zwischen 1955 und 1970 nach, in Bussoleno, Val di Susa, wo Bruno Gallo mit seiner Frau Nella Del Rosso und den Töchtern Maria Grazia und Ebe lebte, und während der zahlreichen Reisen, die die Familie in Italien und im Ausland unternahm. Neben zahlreichen Reisedokumentationen drehte Bruno Gallo einen Dokumentarfilm über die Überschwemmungen im Susatal 1957 und dokumentierte eine Reihe von Alpentreffen in verschiedenen italienischen Städten, die vom Nationalen Alpenverein, dem Gallo angehörte, organisiert wurden.
Bruno Gallo (Genua, 1916 – Turin, 1973) drehte alle seine Filme im 8-mm-Format, in den ersten Jahren mit einer Kodak Brownie Kamera, die in den 1960er Jahren durch eine Bolex Paillard ersetzt wurde.
Ermöglicht wurde die Recherche und Vertiefung durch Interviews, die die beiden Töchter des Filmemachers, Maria Grazia und Ebe Gallo, zwischen 2017 und 2019 geführt haben.
Es ist möglich, eine Auswahl der Gallo-Filmsammlung über die mit der Klynt-Software erstellte Video-Edition zu betrachten.
(Text bearbeitet von Karianne Fiorini)
Die Filmsammlung dokumentiert Momente aus dem Leben des Fliegerpiloten und Flugzeugprüfers Fausto Moroni. Insbesondere die Zeit, die er aus beruflichen Gründen zwischen 1932 und 1934 in China verbrachte, und das Familienleben während der Jahre der Vertreibung in Baldissero Torinese (To). Weitere Filme wurden Mitte der 1930er Jahre und 1951 in Brescia, dem Wohnort einiger seiner Familienmitglieder, gedreht. Nur ein einziger Film wurde in Turin gedreht, der Stadt, in der die Familie Moroni seit 1935 lebt.
Fausto Moroni (Villachiara, 1895 – Baldissero Torinese, 1979) drehte alle seine Filme im 8mm-Format, nachdem er 1932 in China, wohin er beruflich gereist war, eine 8mm-Kamera erworben hatte.
Ermöglicht wurde die Recherche und Vertiefung durch Interviews, die eine der drei Töchter der Filmemacherin, Teresa Moroni, und ihr Mann Roberto Paglietta zwischen 2017 und 2018 geführt haben.
Die Geschichte der Familie Moroni lässt sich anhand der mit der Software Klynt erstellten Video-Edition der Filmsammlung von Fausto Moroni nachvollziehen.
(Text bearbeitet von Karianne Fiorini)
Ricostruzione dettagliata, realizzata dal mons. Corrado, dell’albero genealogico dei discendenti della famiglia Pizziolo
Non solo ritrovarsi in tanti, ma anche vivere in un castello per tre giorni un’esperienza assolutamente unica e bella di cui conservare con amore e stupore il ricordo e che è stata possibile grazie alle ricerche genealogiche iniziate sul sito degli Antenati e proseguite nelle parrocchie
„Mi posso accontentare? Non so, vorrei vedere gli archivi di Scandolara del 1700, magari c’è qualche altra sorpresa!“
Avevo finito così il mio racconto precedente.
In attesa di nuove scoperte, nel frattempo a settembre 2018, abbiamo organizzato un piccolo incontro tra cugini conosciuti e cugini nuovi. Non eravamo molti, una quindicina, ma credo che ci sia stata emozione da parte di tutti! Qualcuno lo conoscevo già, qualcuno erano più di 50 anni che non lo vedevo, altri, anche se vicini, non li avevo mai visti, ma l’emozione più forte è stata conoscere i due nuovi cugini veneti, nipoti del fratello del trisnonno: è stato amore a prima vista, come se ci fossimo sempre conosciuti! Noi tutti durante l’incontro abbiamo deciso di non “accontentarci” e di andare avanti.
Così ho cercato di approfondire a Scandolara e con l’aiuto del sito consigliato dal portale (familysearch) ho trovato una persona, Andrea Sartorato, che aveva avuto una nonna di nome Bianca Pizziolo e abitava vicino alla zona interessata.
Fortunatamente, Andrea, curioso quanto me, aveva già fatto ricerche per conto suo, anzi era andato anche alla parrocchia di Scandolara ed era riuscito a trovare notizie a partire da circa la metà del ‘700, anche se non sapeva assolutamente se c’erano legami fra di noi.
Ci siamo studiati gli interessanti documenti ed ecco apparire la morte nel 1786 di Giovanni Pizziolo, che dovrebbe essere il bisnonno del mio bisnonno Valentino ed anche la morte di suo padre Sebastiano, nel 1767.
Atto di morte di Giovanni Pizziolo, 1786. Parrocchia di Scandalora
Dico dovrebbe perché non abbiamo documenti per provare la cosa, però abbiamo tante somiglianze a distanza di anni
Riusciamo a capire che, nel 1785 circa, la famiglia si è divisa; una parte dei figli di Giovanni, probabilmente di secondo letto e più piccoli, è rimasta a Scandolara, invece il mio avo Francesco si è trasferito a Mogliano-Carpenedo-Mestre e si è creato la sua famiglia, ma questa è una storia già raccontata. La famiglia rimasta a Scandolara continua con la vita dei campi e col tempo, si divide di nuovo, fino ad arrivare a metà dell’800; qualcuno va in Brasile, qualcuno si trasferisce a Cittadella,
Orazio e Orsola (il primo e la terza, a partire da sinistra) sono i discendenti del ramo di Scandolara. Valentino e Renata (il secondo e la quarta, a partire da sinistra) sono i discendenti del ramo abruzzese. Orsola è vissuta nel corso dell’800, mentre gli altri avi sono vissuti nel corso del ‘900.
qualcuno rimane ancora lì. Fra quelli che rimangono a Scandolara, c’è un altro Giovanni e da lui arriva Bianca, nonna di quell’Andrea che ha trovato i documenti.
Purtroppo agli inizi del ‘900 arriva la tragedia con la prima guerra mondiale: infatti, 4 dei giovani Pizziolo, perdono la vita, chi sulle Dolomiti, chi sull’Isonzo. La vita però continua e generazione dopo generazione arriviamo a dopo la seconda guerra mondiale, quando nel 1949 nasce Corrado.
Perché Corrado è importante per la mia storia e per il raduno? Perché è stato lui che ha voluto questo incontro allargato, prendendo l’occasione delle mie nozze d’oro, e ci ha dato i luoghi dove farlo. Infatti è il vescovo attuale di Vittorio Veneto ed il vescovado ha sede nel Castello di San Martino.
Castello di San Martino, galleria degli stemmi. Vittorio Veneto (Treviso)
Alla luce delle scoperte e con molta titubanza, provo a mettermi in contatto con lui e trovo, sì il vescovo, ma anche soprattutto l’amico e cugino, che dopo la prima sorpresa per questa storia, che ha svelato quasi completamente le vite dei Pizziolo degli ultimi 300 anni circa, si appassiona alla cosa e propone di riunire tutti i rami in Veneto, terra di origine.
Lanciamo l’idea, io con i miei del ramo dell’Italia centrale, lui con i suoi del ramo veneto e, sicuramente, cogliendo l’occasione per rivedersi o per conoscersi, si aggregano in tanti! E mentre l’anno prima eravamo una quindicina, questa volta siamo 10 volte tanto! Pescara, Firenze, Bologna, Roma, Mestre, Udine, Lussemburgo e naturalmente molti dei paesi intorno a Treviso, mezza Italia e non solo, rappresentata! Siamo talmente tanti che mons. Corrado deve spostare la sede dell’incontro nel seminario vescovile! Però noi che veniamo da lontano alloggiamo nella zona del Castello dedicata all’ospitalità.
Che dire? Un luogo con più di 1000 anni alle spalle, mura antiche che hanno visto la storia della regione e che hanno ospitato, per 11 anni, anche papa Luciani.
Giorni passati a conoscersi o a farlo meglio. Conoscere una realtà mai pensata e diversa da quella a cui si è abituati, risate per i vari inconvenienti capitati, come mangiarsi un panino in una fattoria o macchine che non partono o treni saltati e poi nuove amicizie, tanti abbracci e la promessa di rivedersi per conoscersi un po’ di più.
Foto di gruppo dei partecipanti al raduno, 12 ottobre 2019
Promessa che vorremmo mantenere nel prossimo settembre, ma se non sarà quest’anno, sarà sicuramente il prima possibile.
Tutto il frutto delle ricerche sul Portale e di quello che possono aggiungere nella vita di ognuno è riassunto molto bene nelle parole che ci ha regalato, durante l’incontro, mons. Corrado e che chiudono degnamente il cerchio di questi anni:
“Carissimi,
l’evento che stiamo vivendo è stato organizzato un po’ alla garibaldina, pensando a un numero molto ridotto di partecipanti, In realtà ci troviamo molti di più, al punto che facciamo fatica a starci. E se questo è senz’altro un inconveniente, possiamo anche però, vederlo come frutto della voglia di ritrovarsi insieme, incuriositi e desiderosi di vedere la faccia, sentire la voce e conoscere l’esperienza di altre persone nelle cui vene scorre, in una certa misura, un legame di sangue che ci precede e ci unisce.
Sapere che tanti anni fa quelli che ci hanno preceduto abitavano in un’unica casa e costituivano un’unica famiglia, è un pensiero che certamente ci colpisce e ci meraviglia. Conoscere anche solo superficialmente i motivi e i percorsi attraverso i quali gli antenati che ci hanno preceduto si sono sparsi in luoghi diversi, a volte anche molto lontani, non è soltanto una semplice curiosità, ma in un certo senso, entra a far parte della nostra stessa esperienza personale e familiare; è qualcosa che sentiamo nostro, sicuramente in modo assai diverso rispetto a quello che conosciamo leggendolo nei giornali o sentendolo raccontare da altre persone pur vicine a noi.
La vicenda di Valentino che entra nelle ferrovie meridionali e sposa Maddalena Salvarezza, spostando tutta un’asse della famiglia Pizziolo nell’Italia centrale; la vicenda familiare di Sebastiano Francesco che si sposa quattro volte e si sarebbe sposato ancora se i figli, ormai genitori a loro volta, non l’avessero dissuaso; la vicenda di Virginio, Martino, Luigi, Ulderico e ancora di un altro Luigi, sempre Pizziolo, che persero la vita nella grande guerra; la vicenda di Giuseppe, maestro del paese per 40 anni; la vicenda di Mario, calciatore della Fiorentina, stimatissimo da parte del mitico Vittorio Pozzo e campione del mondo nel 1934 a cui fu negata la medaglia d’oro perché non poté giocare la finalissima in quanto gravemente infortunato nella semifinale; la vicenda di Anselmo, Milena, Maria e Angela, nonché di Guido che, più o meno negli stessi anni, consacrarono la vita al Signore, dando testimonianza esemplare della loro vita religiosa…Tutte queste vicende e molte altre che potremmo ricordare, entrano a far parte della storia della nostra famiglia.
È molto bello, se ci pensiamo, magari non le avevamo mai conosciute, ma sentendone parlare, sentiamo che, poco o tanto, ci appartengono: sono la nostra storia!
Grazie quindi di essere venuti e venuti numerosi. Grazie a questa ricerca che ha messo in moto tutto questo e che ci ha permesso di conoscerci anche con quanti neppur sapevamo che esistessero. D’ora in poi, anche se non ci frequenteremo molto, sarà sicuramente di conforto sapere che in qualche parte d’Italia o del mondo, i Pizziolo continuano a portare avanti la loro vita e la loro famiglia. Sapendolo, pensiamo a loro con simpatia e affetto, sperando che la loro vita sia buona, onesta e serena.
Vittorio Veneto 12 ottobre 2019”
E io aggiungo… grazie al lavoro di chi inserisce tutti gli archivi storici sul Portale degli antenati e ci ha dato la possibilità di ritrovarci.
Sono stato spinto a ricercare notizie sulla famiglia paterna dai generici racconti che mio padre mi faceva da bambino sul suo nonno svizzero, che lui aveva conosciuto e che si chiamava Amanzio, e su sua nonna, il cui nome era Vittoria, che invece era di Vallo della Lucania. Per cercare notizie ho consultato il portale Antenati, altri documenti in rete sull’esercito del Regno delle Due Sicilie, e il fondo Libretti di vita e costume dei militari del Regno delle Due Sicilie, conservato presso la sede distaccata di Pizzofalcone dell’Archivio di Stato di Napoli. Dalle mie ricerche ho ricavato le seguenti notizie.
Ritratto di Maria Vittoria Pignataro
Il mio trisavolo Amante Kohler nacque a Messen, nel Cantone di Soletta (Svizzera) l’11 marzo 1820. Nel 1840 circa venne a Napoli e si arruolò nell’esercito delle Due Sicilie.
Dagli atti consultati risulta che fu un ufficiale, 1° tenente del Reggimento dei Veterani Svizzeri, che partecipò a diverse campagne militari ed ebbe anche due decorazioni di guerra. Il suo nome risulta anche a pagina 430 dell‘Almanacco Reale del Regno delle Due Sicilie stampato nel 1857, dove si conferma che fu ufficiale, prima del 2º Reggimento Svizzero „de Sury d’Aspermont“ e successivamente, durante la campagna del 1860-61, del Reggimento dei Veterani Svizzeri.
Dall’estratto del foglio matricolare risulta anche che alla fine del 1858 aveva due figli ed era sposato. Sua moglie era la marchesa Teresa Andreassi, nata a Napoli il 20 settembre 1823, di cui sono riuscito a individuare l’atto di nascita. Amante Kohler morì a Gaeta il 15 marzo 1861, due giorni prima della proclamazione del Regno d’Italia, al termine dell’assedio della città da parte dei Piemontesi; aveva partecipato anche alla battaglia del Volturno.
Atto di morte di Amante Kohler del 15 marzo 1861
Morì probabilmente di tifo o per le ferite riportate. Su Antenati ho individuato il suo atto di morte. Dei suoi due figli ho trovato notizie solo di uno, Amanzio Kohler, il mio bisnonno che, da un atto di nascita di una sua figlia Ersilia, intuisco che fosse nato nel 1858 o 1857, in quanto dichiara di avere 38 anni nel 1896. So che la sua professione era usciere di banca, e dai racconti di mio padre, la banca potrebbe essere l’American Express, filiale di Napoli. Si sposò con Maria Vittoria Pignataro, nata a Vallo della Lucania (Salerno) il 21 ottobre 1860. Ebbero tre figli: due femmine, Maria ed Ersilia, e un maschio, Luigi Kohler che era mio nonno, di cui presento una foto all’età di circa 30 anni, nel 1914.
Della mia famiglia non conosco altre notizie: mi mancano notizie sul fratello\sorella di Amanzio, sulla sua nascita, sul luogo dove vissero a Napoli Amante Kohler e Amanzio Kohler anche se ho vaghi ricordi, dai racconti di mio padre, che ormai non c’è più, di una dimora a Napoli in vico Satriano nella zona di Chiaia.
Ritratto di Luigi Kohler del dicembre 1914
Nei ruoli matricolari ho trovato invece notizie almeno di un altro Kohler, ossia di un certo Vittorio o Vittore Kohler, capitano, nato a Soletta nel 1808, che potrebbe essere il fratello di Amante.
Ringrazio il Portale Antenati per avermi dato la possibilità di ricostruire tante notizie della mia famiglia e condivido il racconto di quanto ho potuto ricostruire anche nella speranza che altri utenti del Portale possano aiutarmi ad avere ulteriori notizie della mia famiglia e della famiglia Andreassi nel sec. XIX.
Matrimonio di Candido Landri e Maria Raffaela Amorell nel 14 ottobre 1886
A casa era qui …
Dove? Lo cerco e non lo trovo.
Sento una voce che ho dimenticato:
È la voce di questo stesso flusso.
Ah, quanto tempo è passato
(Oltre cinquant’anni)
Così tanti che la morte ha preso!
(E una vita … in incomprensioni …)
L’usura ha reso il bordo poco profondo
Dalla vecchia fattoria triste:
La casa non esiste più …
– Ma il ragazzo esiste ancora.
(Manuel Bandeira)
Candeloro Luigi Francesco Landri (in Brasile adottò il nome di Candido Landri) e Maria Raffaela Amorell si sposarono il 14 ottobre 1886 a San Nicola, in Centola e si trasferirono in Brasile a Rio de Janeiro, nel 1887, all’età di 30 anni. Arrivarono ad Alfenas, Minas Gerais, e lì presero dimora.
Fattoria di Candido Landri e Maria Raffaela Amorelli nel 1900
Candido, figlio di Vincenzo Landri e Antonia D’Amore, nacque il 02/02/1858. Proveniva dalla Campania, in provincia di Salerno, Corpo di Cava che fa parte del comune di Cava de‘ Tirreni, in Costiera amalfitana, un luogo bellissimo, noto come „Divina costiera“. I suoi fratelli erano Alfonso Giovanni, Maddalena, Carmela Lucia Concetta, Domenico, Lucia, Maria e Maria Immacolata Pia.
Maria Raffaela, figlia di Fedele Amorelli e Rachele Tomei, nacque il 25/10/1858. Proveniva da San Nicola, che appartiene al comune di Centola, in provincia di Salerno, sempre nella regione Campania. Anche lei ebbe diversi fratelli: Ignacio (in Brasile aveva adottato il nome di Vicente Amorelli), Francesco (in Brasile, ha adottato il nome Antonio Amorelli), Maria Teresa, Maria Giuseppa Filomena e Maria Sabatina Domenica.
Magazzino di Candido Landri nel 1918
La coppia prese residenza in una fattoria posta tra le strade Bias Fortes e Oswaldo Cruz (attuale Pedro Silveira) fino a João Paulino Damasceno, dove coltivarono molti alberi da frutto, principalmente alberi di mango, frutti che furono commercializzati da Raffaella. Inoltre allevavano polli e anatre. In un’altra proprietà, tra le strade José Dias Barroso e Manoel Pedro Rodrigues, coltivavano banane, caffè e noccioline. Per aiutare la famiglia, Candido produceva vasi di rame e lampade, che la sua affettuosa moglie vendeva in città. Di fronte al palazzo, dove vivevano, c’erano alcune stanze che venivano affittate come bottega di barbiere e sartoria. Appena arrivati, fecero amicizia con i loro connazionali e vicini: le famiglie Paraizo e Tamburini. Condussero una vita sobria e molto corretta. Candido adorava leggere e non vedeva l’ora che arrivasse un giornale dell’epoca, „A Noite“. Per tutta la vita hanno avuto una governante, Nazaré, considerata un membro della famiglia. Furono una coppia molto felice, che viveva in perfetta armonia e dalla loro unione nacquero diversi figli: Vicente, il maggiore, Maria Angelina, João, Antonia, Maria, Pedro.
Candido morì il 23 dicembre 1939, all’età di 81 anni, e Raffaela il 15 settembre 1945, all’età di 87 anni.
Ritratto di Pasquale De Rosa
La ricerca genealogica sul ramo paterno della mia famiglia è partita circa un anno e mezzo fa da mio nonno paterno, Pasquale De Rosa, nato a Napoli nel 1896 e trasferitosi poi ad Atripalda, provincia di Avellino (in altri termini nella montagna Irpina), dopo essere tornato dal fronte della I Guerra Mondiale ed essere stato assunto nelle Regie Ferrovie dello Stato. Ad Atripalda il 1 aprile 1921 ha sposato Giuseppa Carino, nata a Cimitile (NA) e proveniente da una famiglia di commercianti locali.
La coppia ha avuto tre figli: mio padre Gennaro nel 1923, mio zio Ugo nel 1925 e mia zia Nina nel 1928.
Qui il portale di Antenati mi è già venuto in aiuto una prima volta, dato che nei registri dello Stato Civile Italiano conservati presso l’Archivio di Stato di Avellino ho rintracciato, devo dire con una certa emozione oltre che soddisfazione, il loro atto di matrimonio dal quale ho finalmente conosciuto i nomi dei miei bisnonni: Gennaro De Rosa e Anna Gargiulo, Aniello Carino e Farnese Elisabetta.
Ho contattato allora l’Archivio di Stato di Avellino ed ho così ottenuto i fogli matricolari di mio padre, volontario allievo ufficiale nella Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, un corpo di gendarmeria a ordinamento militare che dal 1924 si trasforma per decreto di Mussolini in forza armata dell’Italia fascista, una sorta di milizia di partito, cui mio padre aveva aderito per non andare al fronte, mentre il fratello, dopo l’occupazione alleata di Napoli nell’ottobre 1943, prestò servizio al Deposito Militare di Napoli città come furiere.
Foglio matricolare di Pasquale De Rosa
Questa mia ricerca è cominciata per caso, quasi uno scherzo e devo dire grazie a mia moglie, Maria Rosaria, che un giorno – ci eravamo presi alcuni giorni di ferie proprio a Napoli – mi ha proposto di andare all’Archivio Storico Diocesano, in Largo Donnaregina, vicino al Museo Storico Diocesano, per chi conosce bene la città come lei.
Qui, la sorpresa: pur essendo uno storico professionale, lo confesso, a volte ho un po’ di difficoltà quando si tratta di “ingranare la marcia” e cominciare con pazienza a cercare, tra migliaia di nomi, il giusto Pasquale De Rosa e Anna Gargiulo. In questo però mi viene sempre in soccorso Maria Rosaria, che con certosina pazienza ha iniziato a scorrere gli elenchi dei processetti dei matrimoni ecclesiastici della città di Napoli, facendo leva sui pochi dati a nostra disposizione, cioè l’anno di nascita di mio nonno e la tradizione familiare secondo la quale era il primo figlio della coppia.
Trovata l’indicazione dell’anno e della parrocchia del matrimonio, la ricerca ha iniziato a scorrere più facilmente, grazie anche alla cortesia del personale di sala dell’Archivio Diocesano, che qui colgo l’occasione per ringraziare del valido aiuto che ci ha dato.
Della famiglia d’origine di mio nonno abbiamo poi trovato traccia sui registri di una delle parrocchie cittadine soppresse, i cui registri sono conservati in Archivio Diocesano, e dove abbiamo scoperto che oltre al fratello, Ciro, a me noto attraverso i racconti di mio padre, Pasquale ha avuto anche due sorelle, entrambe emigrate negli Stati Uniti. Sempre attraverso i registri parrocchiali abbiamo saputo che entrambe si erano sposate negli Stati Uniti, ma nonostante avessimo molti dati, non è stato possibile avere loro notizie su vari databasesonline: d’altra parte il cognome De Rosa è alquanto diffuso e non solo in Campania, è comunque sempre meglio procedere con circospezione ed estrema prudenza anche nel caso di cognomi rari, dato che si può sempre incappare in omonimie.
Di una certa importanza devo dire che si è rivelata la tradizione orale familiare, in questo caso rappresentata da mio padre, Gennaro, dal quale in una sorta di intervista dal vivo fattagli da me e mia moglie nella lontana estate del 2009 ho avuto delle preziose notizie inerenti la nostra famiglia che ho usato come base per avviare la mia ricerca sulla piattaforma del MiBACT Antenati che si è rivelata di importanza decisiva. Infatti con molta pazienza e sempre guidato dalle mie capacità di storico e da quelle di genealogista di mia moglie ho avuto modo di poter risalire sino ad un Lorenzo De Rosa, nato all’incirca nel 1762, figlio di Vincenzo, e a sua moglie Caterina Rocco, nata all’incirca 1755, risalendo così alla prima metà del 1700 e andando indietro di ben 6 generazioni.
Atto di matrimonio di Pasquale De Rosa e Giuseppa Carino del 1921
Ciò grazie non solo alla stringa di ricerca “cerca i nomi”, ma anche ad una consultazione dei dati contenuti nella sezione Archivio di Stato di Napoli inerente battesimi, matrimoni e morti – cioè l’anagrafica tradizionale – ma anche i processetti matrimoniali, che hanno lo stesso nome di quelli in vigore per la Chiesa Cattolica da un breve di Papa Paolo V del 1605, ma che ne sono la versione “laica”; ricchissimi per mia fortuna di notizie e di spunti di ogni genere, dai nomi delle parrocchie, a quello dei parroci, dei genitori degli sposi, all’indirizzo esatto della casa da loro abitata, al tipo di lavoro (nel mio caso la dizione generica è quella di commerciante, che restringe parecchio il campo di ricerca anche se, mancando a Napoli la possibilità di accedere ai dati dell’Archivio Storico della Camera di Commercio, non è possibile per il momento poterne sapere di più).
Per ora mi sono fermato a metà del XVIII secolo, ma senza i dati di Antenati, questa ricerca non sarebbe stata veramente possibile.
Che aggiungere? Mi auguro per il prossimo futuro di poter ritornare a Napoli per completare la mia indagine e scoprire ancora tanto di una città che ho imparato a sentire mia.
Auguro a Voi tutti molta fortuna con le Vostre ricerche sul Portale Antenati.