Skip to content
logo-antenati

Portale Antenati

Gli Archivi per la Ricerca Anagrafica
Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo
DIREZIONE GENERALE ARCHIVI
  • Il Portale
    • Istruzioni per l’uso
    • Richieste di certificati
    • FAQ
    • Storia del progetto
    • Ultimi Archivi pubblicati
    • Gli indici dei nomi pubblicati
    • Partecipa al progetto
  • Esplora gli Archivi
  • Strumenti
    • Guida alla ricerca
    • La ricerca genealogica
    • Le fonti genealogiche negli Archivi di Stato
    • Glossario
    • Dizionari storico-geografici preunitari
    • Pubblicazioni digitali
    • Sussidi per la ricerca
  • Storie di famiglia
    • Leggi le storie di famiglia
    • Racconta la tua storia
    • Dal registro alla Storia
    • Archivio Audiovisivo della Memoria Abruzzese
    • CSC – Archivio Nazionale Cinema Impresa
    • Vite filmate dall’Archivio Nazionale del Film di Famiglia
    • Superottimisti – Archivio regionale di film di famiglia
    • Cinescatti – Laboratorio 80
    • Società Umanitaria – Cineteca Sarda
    • Fondo Filmico Torri
  • News
  •  
  • Italiano
    • English
    • Español
    • Português
    • Français
    • Deutsch
HomeStorie di famiglia

Archivi: Storie

Eduardo Scarpetta, registrato all’anagrafe come Odoardo Lucio Fausto Vincenzo, nacque in via Santa Brigida 33, nel quartiere di San Ferdinando di Napoli, il 12 marzo 1853, da Domenico, funzionario del Regno Borbonico, ed Emilia Rendina.

Nel 1868, ancora quindicenne, trasformò la sua passione per il palcoscenico in un mestiere per contribuire al sostentamento della famiglia, che versava in gravi difficoltà economiche. Entrò così nella compagnia di Antonio Petito, celeberrimo interprete di Pulcinella, e in meno di dieci anni passò da giovane apprendista a capocomico.

Nel 1870, diede vita al personaggio destinato a segnare la sua carriera, Felice Sciosciammocca, presto eletto a maschera amatissima del teatro napoletano. Con la commedia Don Felice Sciosciammocca, mariuolo ’e ’na pizza, ottenne, non a caso, il suo primo autentico trionfo come autore e attore.

Alla morte di Petito, lasciò Napoli per un breve periodo, cercando nuovi spazi di affermazione a Roma. Tornato al teatro San Carlino, nel 1879 intraprese una lunga tournée nazionale. Un prestito consistente gli permise anche di ristrutturare completamente il teatro, inaugurandone una fase straordinariamente prospera.

Ben presto Scarpetta divenne uno dei protagonisti del teatro italiano: rinnovò profondamente il repertorio comico napoletano, accantonando i modelli più antiquati e portando in scena commedie brillanti, vive, irriverenti, molte delle quali scritte di suo pugno. Tante altre, invece, erano rielaborazioni di testi italiani e francesi, che seppe adattare con acume al gusto partenopeo e nazionalpopolare.

Nel 1887, vide il debutto quello che sarebbe diventato il suo più celebre lavoro: Miseria e nobiltà, destinato a un successo imperituro. La sua produzione complessiva superò le cento opere, mantenute in repertorio anche dopo la sua morte, grazie al figlio Vincenzo. Tra i titoli più noti figurano ’Nu turco napulitano, Santarella e L’albergo del silenzio.

Sul piano personale, la vita sentimentale di Scarpetta fu complessa e articolata, ma contribuì a generare una vera e propria dinastia teatrale: nel 1876 sposò Rosa De Filippo, dalla quale ebbe i figli Domenico e Vincenzo. Da una relazione con Francesca Giannetti nacque Maria, successivamente adottata. Dall’unione con Luisa De Filippo, nipote della moglie, nacquero Titina, Eduardo e Peppino, destinati a diventare protagonisti assoluti della scena italiana del Novecento. Un’ulteriore relazione con Anna De Filippo, sorellastra della moglie, portò alla nascita di Ernesto (futuro Murolo), Eduardo – in arte Eduardo Passarelli – e Pasquale.

Eduardo Scarpetta morì a Napoli il 29 novembre 1925.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Napoli > Stato civile della restaurazione (quartieri di Napoli) > San Ferdinando > 01/01/1853-28/04/1853

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli.

Per approfondimenti sulla figura di Eduardo Scarpetta, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Valentina Venturini.

Archivio di Stato di Napoli > Stato civile della restaurazione (quartieri di Napoli) > San Ferdinando > 01/01/1853-28/04/1853

Aldo Fabrizi (all’anagrafe Fabbrizi) nacque a Roma il 1° novembre 1905, da Giuseppe, vetturino, e Angela Petrucci, fruttivendola a Campo de’ Fiori.

Rimasto precocemente orfano di padre, abbandonò gli studi per contribuire al sostentamento della famiglia, composta dalla madre e da cinque sorelle, tra cui la nota “sora Lella” (Elena Fabrizi).

Nonostante ciò, nel 1928 pubblicò una prima raccolta di poesie, Lucciche ar sole. Poesie romanesche, e parallelamente cominciò a frequentare con continuità l’ambiente teatrale, dapprima interpretando piccoli ruoli nella Filodrammatica Tata Giovanni, poi come macchiettista sulle scene di numerosi palchi italiani, fino a giungere al 1937, quando inaugurò una propria compagnia.

Al 1942 risale l’esordio cinematografico con Avanti c’è posto…, affiancato da Anna Magnani sotto la regia di Mario Bonnard.

Ben presto divenne una presenza stabile sul grande schermo, vincendo anche nel 1950 il Nastro d’argento come migliore attore protagonista nel film Prima comunione.

Seguirono oltre 70 pellicole, tra le quali Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini e numerose altre in collaborazione con il collega e amico Totò – trai più noti: Guardie e ladri (1951),  I tartassati (1959), Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi (1960), Totò contro i quattro (1963) – e altre con Peppino De Filippo – Signori, in carrozza! (1951), Accadde al penitenziario (1955) e Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956) –.

Fabrizi divenne così una delle figure centrali della commedia all’italiana, dando vita a personaggi ricorrenti e caratteristici, ispirati alla Roma popolare, come il corpulento, gioviale e brontolone che vestiva gli abiti del piccolo borghese o la divisa da sottufficiale, molto cari al pubblico italiano.

Dopo una breve parentesi come regista, tra gli anni ’60 e ’70 la sua presenza sul grande schermo si fece più diradata. Tuttavia, tornò in ruoli di rilievo in La Tosca (1973) di Luigi Magni e soprattutto in C’eravamo tanto amati (1974) di Ettore Scola, con un’interpretazione che gli valse il secondo Nastro d’Argento, questa volta in qualità di attore non protagonista.

Nell’ultimo decennio della sua vita, continuò a partecipare a produzioni teatrali e televisive e, nel 1988, ricevette il David di Donatello alla carriera.

Morì a Roma il 2 aprile 1990.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1905

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Roma.

Per approfondimenti sulla figura di Aldo Fabrizi, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Sisto Sallusti.

Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1905

L’8 agosto 2024 mio padre, Franco, chiuse gli occhi a questo mondo e venne alleggerito dei gravami terreni, ricongiungendosi alla sua amata Maria, che due anni prima ci aveva salutati (il 9 settembre 2022). Pittore, poeta, docente di educazione artistica nelle scuole medie molto stimato lui, maestra nelle scuole elementari e donna di grande equilibrio lei, i miei genitori da allora hanno lasciato in me e in mia sorella un vuoto incolmabile, un deserto sterminato.

Dopo qualche ricerca in rete, ho scoperto il “Portale Antenati” ed ho iniziato a recuperare dall’Archivio di Stato di Lecce una quantità sempre maggiore di informazioni: partendo dalle date di nascita dei miei nonni, sono riuscito a risalire, un passo dopo l’altro, a un totale di 400 antenati diretti, ricostruendo nel dettaglio tutto il mio albero genealogico, andando indietro, in qualche caso, fino alla decima generazione.

Paolo Scarpa

Tra le decine di migliaia di pagine dei registri dello stato civile che ho consultato, redatte dai tempi dell’era napoleonica fino al secondo conflitto mondiale ed ora disponibili pubblicamente in forma digitale, hanno pian piano preso forma le storie di tutti i miei ascendenti e delle loro famiglie. Ho potuto così scoprire le origini geografiche dei miei antenati, distribuite su ventisei diversi comuni del Salento, da Nardò ad Alessano, dalla costa ionica a quella adriatica. Ho preso nota dei loro mestieri, in prevalenza contadini e filatrici.

Trattandosi di documentazioni ufficiali (atti di nascite, matrimoni e morti), ogni espressione delle esistenze di quelle persone emerge solo formalmente, ma lascia, di fatto, molte importanti tracce di quelle che erano le condizioni di vita delle donne e degli uomini di quei tempi ormai lontani.

Non è semplice descrivere in poche righe il fascino che avvolge questi studi genealogici e le intense emozioni che si provano nell’esplorare i contenuti degli archivi e nello scoprire i nomi e le informazioni anagrafiche dei propri antenati. Non esiste, in definitiva, un’unica storia da raccontare, ma una miriade di storie, un reticolo fittissimo di relazioni che uniscono tra loro le vite di tanti individui, solo in apparenza sconosciuti, risultato di un intricato miscuglio di vissuti che attraversano i secoli, che si intersecano tra loro, si sfiorano fino a toccarsi, oppure s’ignorano vicendevolmente, alcune volte si separano e altre si ricongiungono, si possono anche contrapporre, ma alla fin fine – si scopre – hanno sempre, inevitabilmente, un’origine comune, per quanto remota.

Vittoria Scarpa

Tra tutte le storie dei miei ascendenti, scelgo di raccontare quella di un mio trisnonno, Pietro Scarpa. Fu il nonno della mia nonna paterna, Vittoria Scarpa, protagonista di un bellissimo ritratto realizzato da mio padre nel 2009, figlia di Paolino Scarpa, il cui padre si chiamava Pietro Leonardo. Sulla base di una serie di informazioni reperite sui registri dello stato civile del mio comune di origine, Sannicola, dedussi che Pietro Scarpa doveva essere nato attorno al 1839, ma la ricerca del suo atto di nascita si rivelò un mistero: non trovandolo a Sannicola (villaggio che due secoli fa si chiamava “Villa San Nicola”), provai a cercarlo sui registri di tutti i paesi limitrofi di quel periodo, ma senza successo. Riuscii a trovare i nomi dei suoi genitori (Vincenzo Scarpa, del 1809, e Petrina Spagna, del 1819), come pure il loro atto di matrimonio, avvenuto il 29/1/1837 a Seclì, luogo di origine di Petrina, la quale morì giovanissima a Sannicola il 14/11/1838.

Dell’atto di nascita di Pietro, invece, non emerse alcuna evidenza. La mia indagine ebbe una svolta quando esaminai gli allegati propedeutici al suo matrimonio con Marianna Cuppone, celebratosi a Neviano nel 1873: proprio come supponevo, il trentacinquenne Pietro non aveva con sé alcun certificato attestante luogo e data della sua nascita, e non era perciò in condizione di presentare richiesta di esecuzione delle pubblicazioni di matrimonio. Per risolvere la questione, suo padre Vincenzo, che nel frattempo si era risposato (con Raffaela Zizzari, del 1819, dalla quale aveva avuto altri cinque figli) per poi rimanere nuovamente vedovo e quindi sposarsi una terza volta (con Angela Maria Scorrano, anche lei del 1819), chiamò a sé alcuni compaesani suoi conoscenti e con questi si recò alla Pretura Mandamentale di Gallipoli. Tramite giuramento, tutti dichiararono di riconoscere in Pietro Scarpa il figlio di Vincenzo, nato a Villa San Nicola il 14/11/1838. Ciò permise a Pietro e Marianna di convolare a nozze, e a me di risolvere l’enigma: in quella triste data del novembre 1838, evidentemente, la diciannovenne Petrina Spagna (il cui nome di battesimo ricordava quello del suo nonno paterno, Pietro Spagna) morì a seguito del parto del suo unico figlio, al quale fu dato lo stesso nome, al maschile. Per provare la veridicità della mia ricostruzione, mi recai presso i locali della Parrocchia di Santa Maria delle Grazie a Sannicola e, consultando i registri parrocchiali di due secoli fa, ritrovai l’estratto del battesimo di Pietro Scarpa, risalente proprio al 14/11/1838.

Atto di battesimo di Pietro Scarpa

Non possiamo sapere se la mancata registrazione dell’atto di nascita presso lo stato civile dell’epoca sia davvero imputabile alla negligenza dell’ufficiale in servizio a quel tempo (come dichiararono tutti i testimoni trentacinque anni dopo) o se, piuttosto, tutto ciò non si possa spiegare come una fatale dimenticanza del giovane padre-vedovo Vincenzo Scarpa, travolto dal tragico susseguirsi degli eventi. Di lì a un mese, il 22/12/1838, la suocera di Vincenzo, la trentanovenne Antonia Carratta, divenne madre per la nona volta, e a quella sua ultima figlia volle dare lo stesso nome della primogenita: Petrina Spagna.

Questo che ho ricostruito è solo uno dei tanti frammenti di quella piccola grande Storia, di un tempo che riaffiora nelle nostre vite e che ci permette di conoscere meglio le nostre radici, grazie al preziosissimo patrimonio messo a disposizione dal Portale Antenati: un tesoro da custodire gelosamente nei nostri ricordi, un testimone che è nostro dovere consegnare alle future generazioni.

Alfonso Bialetti nacque a Casale Corte Cerro il 17 giugno 1888, da Luigi e Luigia Sartorisio.

Giovanissimo, si recò in Francia per lavorare in una fonderia, dove apprese la tecnica della fusione a conchiglia, che influenzò profondamente la sua attività imprenditoriale. Rientrato in Italia, aprì la Alfonso Bialetti & C., un atelier per la progettazione e la realizzazione di prodotti finiti, pronti per il mercato.

Nel 1933, ispirandosi al funzionamento della lisciveuse – un antico prototipo di lavatrice – inventò la Moka Express, così chiamata in omaggio alla città yemenita di Mokhā, nota per la produzione ed esportazione di caffè.

Il successo fu immediato, nonostante nei primi tempi la produzione rimase su scala artigianale, con un numero di pezzi annui ancora limitato. Fu nel secondo dopoguerra che l’attività conobbe un’espansione su scala industriale e internazionale, grazie soprattutto all’intuito imprenditoriale del figlio Renato. A lui, infatti, si deve la scelta vincente di attuare un’intensa campagna pubblicitaria, affidata al celebre disegnatore Paul Campani, che creò l’iconico “omino coi baffi” – caricatura dello stesso Renato –, poi divenuto simbolo della Bialetti nel mondo.

Alfonso Bialetti morì a Omegna il 5 marzo 1970.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Verbania > Stato civile italiano > Casale Corte Cerro (provincia di Verbano-Cusio-Ossola) > 1888

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Verbania.

Archivio di Stato di Verbania > Stato civile italiano > Casale Corte Cerro (provincia di Verbano-Cusio-Ossola) > 1888

Mi chiamo Eduardo Becher de Lima Bernardo, sono brasiliano, nato nell’entroterra dello Stato di San Paolo, ma vivo a Curitiba fin da bambino. Nella famiglia di mio padre, a volte sentivo lui o mia madre accennare al fatto che i “Bernardo” avevano origine italiana. Tuttavia, essendo una famiglia di umili origini, pensavo fosse solo un modo per dare un tocco di fascino europeo alla probabile storia sofferta di una famiglia brasiliana che aveva adottato il cognome Bernardo.

Nel 2023, quando mio nonno, Antonio Bernardo, è morto, ho iniziato a fare qualche ricerca sulla genealogia della famiglia. Ho fatto un test del DNA e il risultato mostrava un 13%-15% di ascendenza dell’Italia centro-meridionale, il che ha acceso ancora di più la mia curiosità nel voler indagare la storia dei Bernardo.

Atto di nascita di Antonio Caserta

Mio padre mi ha aiutato con i documenti di mio nonno e ho scoperto che la mia bisnonna “Celeste” in realtà si chiamava “Pasqualina Caserta”: ho così capito da dove provenisse l’origine italiana del nostro ramo “Bernardo”. Ma perché Celeste? Semplice: il suo nome di battesimo era “Pasqualina Celeste”, per distinguerla dalla sorella, anche lei “Pasqualina”.

In ogni caso, è stato facile trovare online i registri della bisnonna: era nata nell’entroterra di San Paolo alla fine degli anni Venti, figlia di “Antonio Cazerta” e “Assumpta Violla”. Più difficile è stato scoprire da quale città provenissero i miei trisnonni. I parenti parlavano di Calabria, Napoli… sapevo dunque che era nel sud. Antonio Caserta – questo era il suo nome corretto -, nei registri brasiliani, risultava figlio di “Domingos Cazerta” e “Paschualina Brachale” o “Paschualina Brazol”: chiare versioni brasilianizzate, con errori tipici che solo un ufficiale brasiliano, ascoltando il dialetto del sud Italia, avrebbe potuto trascrivere.

 Atto di nascita di Assunta Violo

Assunta Violo era figlia di “Eleuterio Violla” e “Celeste Marcella”. Ho cercato instancabilmente in vari siti, parlato a lungo con parenti lontani e proprio quando stavo per perdere la speranza di trovare i registri al di fuori del Brasile… ho trovato un’associazione della città di Aquino che aveva avviato un progetto bellissimo: costruire un albero genealogico per l’intera città. Ed eccolo lì: Antonio Caserta, nato nel 1886, figlio di Domenico Caserta e Pasqualina Bracciale. Ho provato un sollievo ancestrale, come un bambino che prende coscienza di sé e del mondo.

Dopotutto, lì, nella terra della famiglia di San Tommaso d’Aquino, c’era la prova chiara di un’esistenza della quale porto il sangue nelle vene… ma non tutto mi era ancora completamente chiaro. Dovevo trovare il registro, ed è lì che il portale Antenati mi ha salvato. Ho cercato “Aquino”, ho aperto il libro delle nascite del 1886 e lì c’era il mio trisavolo.

Naturalmente non mi sono fermato: ho consultato quasi tutti i registri digitalizzati sul Portale e ho trovato anche la sorella del mio trisnonno, Mariantonia Caserta.

 Atto di nascita di Mariantonia Caserta

Mi sono innamorato della città di Aquino, della sua cultura, storia e gente. E la mia trisavola Assunta? Ho cercato ad Aquino e non ho trovato nulla… ma ho trovato Celeste Marsella, la madre della mia trisavola Assunta. Così, cercando tra i registri ho scoperto che era nata ad Aquino nel 1864, ma senza tracce successive. Approfondendo, ho scoperto che si era sposata a Galluccio con un certo Eleuterio Violo.

Matrimonio di Eleuterio Violo e Celeste Marsella

Sì, il padre della mia trisavola. Si sposarono nel 1887 e lì nacque la loro figlia Assunta. Ho trovato il registro sul portale Antenati e la ciliegina sulla torta è stata l’annotazione nell’angolo dell’atto: “sposata con Caserta Antonio il 14 marzo 1908, ad Aquino”.

Questo coincideva con la storia di famiglia secondo cui sarebbero arrivati già sposati dall’Italia, tra il 1900 e il 1910.

Da quel momento, il mio cuore ha adottato un’altra città italiana: Galluccio. E così, da brasiliano instancabile alla ricerca delle proprie origini e che porta Aquino e Galluccio nel cuore, ho tormentato i miei parenti finché non ho trovato una foto di Antonio e Assunta.

Eccoli qui, davanti al Monumento dell’Indipendenza del Brasile, tra il 1940 e il 1950, insieme alle figlie Costantina e Pasqualina, ai generi e ai nipoti. Assunta è la prima donna a destra, accanto a lei c’è Antonio con il cappello, vicino al genero, poi le figlie, l’altro genero in fondo e, sotto, i nipoti.

Lascio qui il mio ringraziamento al Portale Antenati, che ha reso possibile, grazie a un team straordinario con un progetto meraviglioso, un sogno e l’orgoglio di un brasiliano che porta anche sangue italiano. Un abbraccio a tutti, in particolare alle amate città di Aquino e Galluccio, che devo visitare prima di morire: è una promessa!

La famiglia Caserta in Brasile

Antonio morì a Catanduva, São Paulo, l’8 dicembre 1950 e Assunta a Itajobi, São Paulo, il 16 novembre 1965, ma lasciarono in eredità il sangue contadino italiano ai figli, ai nipoti, ai pronipoti, ai trisnipoti, ai quadrisnipoti e a tutti i loro discendenti.

Sono molto orgoglioso di questo sangue, lo stesso che scorreva nelle vene delle braccia che hanno nutrito l’Italia e il Regno delle Due Sicilie nell’antica Terra di Lavoro… persone che riconoscevano negli altri gruppi che lavoravano nelle piantagioni di caffè brasiliane la stessa sofferenza e, al tempo stesso, la stessa ammirazione per il lavoro ben fatto, per la semplicità e per l’amore verso la famiglia. Alla fine, forse “Bernardo” non è il mio cognome di origine italiana, ma i “Bernardo” che discendono da Pasqualina (oppure “Pascoalina) Celeste Caserta portano sicuramente con sé questo orgoglio.

Giuseppe Bottai nacque a Roma il 3 settembre 1895, da Luigi, commerciante di vini, ed Elena Cortesia.

Con lo scoppio della Grande Guerra interruppe gli studi per arruolarsi volontario al fronte, distinguendosi in diverse azioni belliche che gli valsero la medaglia di bronzo al valor militare. Terminato il conflitto, conseguì la laurea in Giurisprudenza e iniziò a coltivare una spiccata inclinazione letteraria e giornalistica, collaborando con la redazione del Popolo d’Italia e con la direzione della rivista Roma futurista.

Eletto deputato nel 1924, fu nominato sottosegretario nel 1926 e, dal 1929 al 1932, ricoprì l’incarico di ministro delle Corporazioni, contribuendo in modo rilevante all’elaborazione della Carta del Lavoro (1927). Parallelamente all’attività politica e giornalistica, a partire dal 1930 intraprese la carriera accademica, ottenendo la cattedra di Diritto corporativo prima all’Università di Pisa e, dal 1936, all’Università di Roma.

Il 22 novembre 1936, Bottai assunse la guida del Ministero dell’Educazione nazionale, che mantenne fino al 1943. Durante il suo mandato promosse un’incisiva riforma dell’intero sistema scolastico, volta a favorire un accesso più ampio all’istruzione, e si fece promotore di provvedimenti di grande rilievo nel campo della tutela del patrimonio culturale e artistico. Tra questi spiccano: l’aumento delle Soprintendenze da 28 a 58, con una più razionale distribuzione territoriale e delle competenze; la regolamentazione delle norme relative a ritrovamenti, riproduzioni, esportazioni ed espropriazioni di beni artistici; la promulgazione della nota legge Bottai (l.n. 1089 del 1° giugno 1939), ovvero la prima normativa organica per la salvaguardia delle cose di interesse artistico e storico, a cui si aggiunse la l.n. 1497 del 29 giugno 1939, volta alla “tutela delle bellezze paesistiche”; infine, dispose la creazione dell’Istituto Centrale per il Restauro (l.n. 1240 del 22 luglio 1939).

A partire dagli anni Quaranta, i suoi rapporti con Mussolini iniziarono a incrinarsi. Dopo il 1943 fu costretto a nascondersi e, nel processo di Verona, venne condannato a morte in contumacia. Il 4 luglio 1944 l’Alta Corte di giustizia lo privò della cattedra universitaria e lo condannò all’ergastolo.

Amnistiato nel 1947, poté rientrare in Italia il 2 agosto 1948 e, pur reintegrato nei ruoli universitari, nel 1951 chiese di essere collocato a riposo.

Due anni più tardi fondò la rivista di critica politica ABC, che diresse fino alla morte, sopraggiunta a Roma il 9 gennaio 1959.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1895

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Roma.

Per approfondimenti sulla figura di Giuseppe Bottai, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Sabino Cassese.

Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1895

Nicola Zingarelli nasce Cerignola (Foggia) il 28 agosto 1860 (benché sui documenti ufficiali figuri la data del 31 agosto), secondogenito di Girolamo, sarto, e di Teresa Longo. Riceve la sua istruzione elementare nella città nativa, trasferendosi poi a Napoli per gli studi liceali (suo compagno fu tra gli altri Salvatore Di Giacomo) ed universitari.

Iscrittosi inizialmente alla Facoltà di Giurisprudenza, passa a quella di Lettere discutendo la tesi su Parole e forme della «Divina Commedia» aliene dal dialetto fiorentino, il 29 giugno 1882. Il lavoro viene pubblicato due anni più tardi nel primo fascicolo degli Studi di filologia romanza (I [1884], pp. 1-202), diretti da Ernesto Monaci. Intrapresa la strada dell’insegnamento liceale, nel semestre invernale del 1884-85 frequenta, grazie a una borsa di studio, l’Università di Breslau, quindi a Berlino.

Rientrato in Italia, nell’agosto 1885 ospita Adolf Gaspary a Cerignola: in tale occasione si decide la traduzione della Storia della letteratura italiana dello studioso tedesco, il cui primo volume venne pubblicato due anni dopo (Torino 1887). In qualità di docente visse a Palermo, poi a Campobasso, a Ferrara e a Napoli. Nel 1869 fonda con Erasmo Pèrcopo la Rassegna critica della letteratura italiana, che dirige per tutta la durata delle pubblicazioni (1896-1925); nello stesso anno consegue la libera docenza in storia comparata delle letterature neolatine, avvicinandosi alla carriera universitaria, con l’incoraggiamento di Francesco D’Ovidio.

Nel dicembre 1901 vince il concorso presso l’Università di Palermo e diventa professore ordinario nel 1906. A Palermo rimane fino al 1916, anno del trasferimento presso l’Accademia scientifico-letteraria di Milano dove occupa la cattedra di lingue e letterature neolatine.

Data al 1917 la pubblicazione del Vocabolario della lingua italiana che esce presso gli editori Bietti e Reggiani di Milano e dal 1922 in unico volume. Nel marzo 1923 diventa membro effettivo del R. Istituto lombardo di scienze e lettere; il 1° luglio di quell’anno consegue, per iniziativa ministeriale, anche la nomina ad accademico della Crusca. A partire dal 1925 dirige (sempre per le letterature romanze) e collabora all’Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani. Nel 1931, succedendo a Michele Scherillo, passa all’insegnamento di letteratura italiana.

Muore a Milano, il 7 giugno 1935.

Puoi consultare l’atto di morte sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Milano > Stato civile italiano > Milano> Morti > 1935

Sul Portale Antenati è disponibile anche l’atto di nascita: Archivio di Stato di Foggia > Stato civile della Restaurazione > Cerignola > Nati > 1860

Gli originali sono conservati rispettivamente presso Archivio di Stato di Foggia (atto di nascita) ed Archivio di Stato di Milano (atto di morte).

Per approfondimenti sulla figura di Nicola Zingarelli, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Massimiliano Corrado.

Archivio di Stato di Milano > Stato civile italiano > Milano> Morti > 1935

Luigi Capuana nasce a Mineo (Catania) il 28 maggio 1839 da Gaetano, agiato possidente terriero, e Dorotea Ragusa. Frequenta a Mineo le scuole comunali e nel 1851 si iscrive al Reale Collegio di Bronte che lascia nel 1855 per ragioni di salute, rientrando a Mineo e proseguendo lì gli studi da autodidatta. Conseguita la licenza, si iscrive, nel 1857, alla facoltà di Giurisprudenza del Siculorum Gymnasium di Catania, che abbandona nel 1860 per prendere parte all’impresa garibaldina in funzione di segretario del comitato clandestino insurrezionale di Mineo e, in seguito, di cancelliere (segretario comunale) nel nascente consiglio civico. Stabilitosi a Firenze nel 1864 prende parte attiva parte alla vita culturale della città, frequentando il caffé Michelangelo (dove conosce i macchiaioli e, fra gli altri, si lega di amicizia con T. Signorini e V. Boldini), i salotti del Dall’Ongaro e dei Pozzolini, dove incontra tra gli altri C. Levi (dal quale sarà spinto alla lettura delle opere di Balzac) e, nel maggio-giugno dell’anno 1865, il conterraneo Giovanni Verga.

Dopo i primi tentativi critici nel 1865 sulla Rivista italica, l’anno successivo diventa critico drammatico del quotidiano La Nazione. Sul quotidiano fiorentino appare nel 1867 la sua prima prova narrativa Il dottor Cymbalus cheinaugura il filone fantastico e fantascientifico di una ricchissima produzione di novelle ispirate anche a motivi e a figure della vita siciliana. Celebri sono in tal senso le raccolte Le appassionate (1893) e Le paesane (1894).

Rientrato in Sicilia nel 1868, diventa ispettore scolastico, poi consigliere comunale, quindi sindaco di Mineo: in questo periodo si accosta alla filosofia idealistica di Hegel ed approfondisce la conoscenza di De Sanctis e di A.C. De Meis. Dopo un breve soggiorno a Roma nel 1875 –  durante il quale fissa le linee del romanzo Giacinta – ritorna a Mineo e pubblica il suo primo volume di novelle: Profili di donne (1877). Nel 1877, in seguito anche alle sollecitazioni del Verga, si reca a Milano, dove ottiene l’incarico di critico letterario e drammatico del Corriere della Sera e, sulla scorta di una personale rielaborazione delle teorie naturalistiche, inizia la stesura di Giacinta, destinato ad assumere il valore programmatico di manifesto del verismo italiano (1879).

Nel 1880 raccoglie i suoi articoli su Zola, Goncourt, Verga e altri scrittori dell’epoca in due volumi di Studi sulla letteratura contemporanea (1880-1882). Data a questo lasso di tempo il breve soggiorno a Ispica e l’inizio della scrittura del romanzo che lo avrebbe reso celebre vent’anni dopo, Il marchese di Roccaverdina (originariamente Il marchese di Santaverdina) del 1902, ambientato nella cittadina ragusana. Dal 1882 al 1883 risiede a Roma e dirige il Fanfulla della domenica. Gli anni fino al 1888 li trascorre a Catania e a Mineo, per tornare infine a Roma, dove rimane fino al 1901. Ricchissima in questi anni la sua produzione letteraria: favole e racconti per ragazzi (C’era una volta, 1882; Scurpiddu, 1898; etc.) novelle (Nuove paesane, 1898; etc.) romanzi (Profumo, 1890; etc.). Del 1898 è Gli “ismi” contemporanei. Professore di letteratura italiana nell’Istituto superiore di magistero in Roma, approfondisce la sua amicizia con D’Annunzio e conosce Pirandello, che è suo collega.

Nel 1902 fa ritorno a Catania, per insegnare lessicografia e stilistica alla locale università. In questi anni si dedica alla stesura del romanzo Rassegnazione (1907). Tra le sue ultime opere: Coscienze (1905), Nel paese di Zagara (1910), Gli Americani di Rabbato (1912) ma anche i racconti fantastici, Nell’isola degli automi (1906), Nel regno delle scimmie, Volando e La città sotterranea (1908), L’acciaio vivente (1913).

Muore il 29 novembre 1915 a Catania.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Catania > Stato civile della restaurazione  >  Mineo >  1839

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Catania

Per approfondimenti sulla figura di Luigi Capuana, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Enrico Ghidetti.

Archivio di Stato di Catania > Stato civile della restaurazione > Mineo > 1839

Corrado Alvaro nasce a San Luca (Reggio Calabria) nel 1895 da Antonio, maestro elementare e fondatore di una scuola serale per contadini e pastori analfabeti, e da Antonia Giampaolo. Trasferitosi prima a Perugia e poi a Catanzaro per proseguire gli studi, esordisce in letteratura precocemente con la raccolta di versi Polsi nell’arte, nella leggenda, nella storia (1911). Nel 1915 è chiamato alle armi e assegnato alla zona del Carso come ufficiale di fanteria: quest’esperienza è alla base della seconda silloge poetica Poesie grigioverdi (1917). Allo stesso anno data anche l’inizio della carriera giornalistica e delle collaborazioni con il «Resto del Carlino» e  – dal 1919 –  con il «Corriere della Sera».

Nel 1920 si laurea in lettere a Milano e pubblica il primo volume di racconti La siepe e l’orto; quindi, stabilitosi a Roma con la moglie Laura Babini, traduttrice e scrittrice, è chiamato nel 1922 da Giovanni Amendola alla redazione del quotidiano «Il Mondo», dove rimane fino alla soppressione del giornale nel 1926, prendendo parte accanto all’Amendola alla battaglia contro il fascismo. Fatto segno a violenze squadristiche e successivamente a persecuzioni, lascia per qualche tempo l’Italia, soggiornando a lungo a Parigi e a Berlino.

In questi anni cura le antologie di racconti L’amata alla finestra (1929), La signora dell’isola (1930), Misteri e avventure (1930). Come inviato de «La Stampa» compie numerosi viaggi anche all’estero, dei quali dà conto nei resoconti Viaggio in Turchia (1932), Itinerario italiano (1933), I maestri del diluvio. Viaggio in Russia (1935), Terra nuova. Prima cronaca dell’Agro Pontino (1938). Collabora a «900», «Mercurio», «Critica fascista», «Omnibus», «Primato» e «Sipario». I primi riconoscimenti giungono con Vent’anni (1930), Gente in Aspromonte (1930, Premio La Stampa) e L’uomo è forte (1938).

Il crollo della dittatura, lo porta alla direzione del giornale romano «Il Popolo di Roma», che tiene con grande equilibrio e acuto senso della situazione sino a che, dopo l’8 settembre, è costretto a rifugiarsi sotto falso nome a Chieti.

Rientrato a Roma nel 1944, fonda nel 1945 con Francesco Jovine e Libero Bigiaretti il Sindacato nazionale degli scrittori, di cui è segretario sino alla morte. Nel dopoguerra escono L’Italia rinunzia? (1945), L’età breve (1946), Un treno nel sud (1950), Quasi una vita (1950), Il nostro tempo e la speranza (1952) e 75 racconti (1955). Vanno ricordate anche una breve esperienza come sceneggiatore negli anni Quaranta, di cui resta traccia nei film Noi vivi (1942) e La carne e l’anima (1943), e l’attività di traduttore (Tolstoj, de Rojas, Shakespeare etc.).

Muore a Roma l’11 giugno 1956.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Reggio Calabria > Stato civile italiano > San Luca > 1895

L’originale è conservato presso Archivio di Stato di Reggio Calabria

Per approfondimenti sulla figura di Corrado Alvaro, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Ferdinando Virdia.

Archivio di Stato di Reggio Calabria > Stato civile italiano > San Luca > 1895

Raffaele Mattioli nacque a Vasto il 20 marzo 1895.

Nel 1912, si iscrisse alla facoltà di Economia e Commercio presso l’Università degli studi di Genova, ma con l’avvento della Prima guerra mondiale si arruolò volontario, rimanendo in servizio anche dopo la fine del conflitto nelle legioni di Gabriele d’Annunzio, in qualità di suo ufficio stampa.

Lasciato l’esercito, riprese gli studi, laureandosi nel dicembre 1920 con una tesi sull’economia monetaria.

La sua carriera iniziò presso la Banca Commerciale Italiana (Comit), una delle principali istituzioni finanziarie dell’epoca. Ascese rapidamente ai vertici, diventando direttore generale nel 1931, amministratore delegato nel 1933 e presidente del consiglio amministrativo dal 1960.

Il suo ruolo lo portò ad avere frequenti contatti con Benito Mussolini, ma sostenne fortemente la causa comunista, incontrando in segreto Palmiro Togliatti e prodigandosi in prima persona per il salvataggio dei Quaderni del carcere, dopo la morte di Antonio Gramsci.

Negli anni, la gestione di Mattioli trasformò la Comit in una banca moderna e strategica, capace di navigare le complesse fasi storiche dell’Italia: dal regime fascista, alla Seconda guerra mondiale, fino alla ricostruzione del dopoguerra. Durante il Ventennio nero si prodigò strenuamente per una “resistenza culturale e, nonostante le pressioni politiche, difese l’autonomia della banca, proteggendo anche molti intellettuali perseguitati dal regime.

Terminato il secondo conflitto mondiale, ebbe un ruolo cruciale nella ricostruzione economica dell’Italia, promuovendo politiche di sviluppo industriale e supportando imprese innovative e strategie di investimento a lungo termine.

Oltre all’attività bancaria, Mattioli si distinse per il suo impegno come mecenate della cultura: fu, infatti, uomo di vastissima sensibilità umanistica, che instaurò stretti rapporti con intellettuali e filosofi di primo piano, tra cui Benedetto Croce. Sostenne case editrici, finanziò restauri e promosse la pubblicazione di testi fondamentali, come le opere complete di Carlo Cattaneo e classici del pensiero economico e filosofico.

Morì a Roma il 27 luglio 1973.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Chieti > Stato civile italiano > Vasto > 1895

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Chieti

Per approfondimenti sulla figura di Raffaele Mattioli, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Francesca Pino.

Archivio di Stato di Stato di Chieti > Stato civile italiano > Vasto > 1895

Navigazione articoli

Articoli meno recenti
Articoli seguenti
List of published Archives
  • Il Portale
    • Istruzioni per l’uso
    • Richieste di certificati
    • FAQ
    • Storia del progetto
    • Ultimi Archivi pubblicati
    • Gli indici dei nomi pubblicati
    • Partecipa al progetto
  • Strumenti
    • Guida alla ricerca
    • La ricerca genealogica
    • Le fonti genealogiche negli Archivi di Stato
    • Glossario
    • Dizionari storico-geografici preunitari
    • Pubblicazioni digitali
    • Sussidi per la ricerca
  • Storie di famiglia
    • Leggi le storie di famiglia
    • Racconta la tua storia
    • Dal registro alla Storia
    • Archivio Audiovisivo della Memoria Abruzzese
    • Vite filmate dall’Archivio Nazionale del Film di Famiglia
    • Superottimisti – Archivio regionale di film di famiglia
    • Cinescatti – Laboratorio 80
    • Società Umanitaria – Cineteca Sarda
    • Fondo Filmico Torri
  • News
  • Esplora gli Archivi
  • Tutela dei dati personali
  • Privacy Cookie policy
  • Note legali
  • Crediti
  • Contatti
dga mic dga logo Istituto Centrale per gli Archivi Sistema Archivistico Nazionale
faq Serve aiuto?

Copyright Antenati 2021

  • Il Portale
    • Istruzioni per l’uso
    • Richieste di certificati
    • FAQ
    • Storia del progetto
    • Ultimi Archivi pubblicati
    • Gli indici dei nomi pubblicati
    • Partecipa al progetto
  • Esplora gli Archivi
  • Strumenti
    • Guida alla ricerca
    • La ricerca genealogica
    • Le fonti genealogiche negli Archivi di Stato
    • Glossario
    • Dizionari storico-geografici preunitari
    • Pubblicazioni digitali
    • Sussidi per la ricerca
  • Storie di famiglia
    • Leggi le storie di famiglia
    • Archivio Audiovisivo della Memoria Abruzzese
    • Dal registro alla Storia
    • CSC – Archivio Nazionale Cinema Impresa
    • Vite filmate dall’Archivio Nazionale del Film di Famiglia
    • Superottimisti – Archivio regionale di film di famiglia
    • Cinescatti – Laboratorio 80
    • Società Umanitaria – Cineteca Sarda
    • Fondo Filmico Torri
  • News
  • Italiano
    • Inglese
    • Spagnolo
    • Portoghese, Portogallo
    • Francese
    • Tedesco
Utilizziamo i cookies nella pagina per fornirti un'esperienza d'uso migliorata. Cliccando "Accetta tutti" consenti all'uso di tutti i cookies. Altrimenti puoi visitare le impostazioni.
ImpostazioniAccetta tutti
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
CookieDurataDescrizione
cookielawinfo-checkbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
cookielawinfo-checkbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
Functional
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytics
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Advertisement
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
Others
Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
ACCETTA E SALVA
  • English
  • Español
  • Português
  • Français
  • Deutsch