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HomeStorie di famiglia

Archivi: Storie

Elsa Schiaparelli nacque a Roma il 10 settembre 1890 da Giuseppa Maria de Dominicis, aristocratica napoletana, e Celestino Schiaparelli, professore di letteratura e lingua araba all’università di Roma La Sapienza, nonché primo bibliotecario all’Accademia dei Lincei.

Al ramo paterno della sua famiglia – di origini piemontesi – appartennero diversi nomi noti, solidamente affermati in campo accademico: tra questi, gli zii Ernesto e Giovanni Schiaparelli, rispettivamente egittologo e astronomo, e il figlio di quest’ultimo, Luigi, famoso paleografo e diplomatista.

Dopo gli iniziali studi in Filosofia, la famiglia si oppose alle precoci aspirazioni poetiche di Elsa, mandandola in un convento in Svizzera.

Tuttavia, decisa a seguire le sue ambizioni, si recò a Londra: da lì, dopo un matrimonio fallito e una figlia, emigrò negli Stati Uniti, dove conobbe lo stilista Paul Poiret, di cui diventò allieva, per poi intraprendere una carriera personale affermando il proprio nome.

Gli anni ’30 furono il suo periodo d’oro: la sua Maison arrivò a contare ben 8 atelier a Parigi con un totale di oltre 800 dipendenti e fu in questo florido momento che realizzò le sue più iconiche collezioni di moda: si ricordi, ad esempio, la nobilitazione del maglione con doppio nodo o l’invenzione del tailleur in rosa shocking, oltre ad accessori che celavano vere e proprie opere d’arte, grazie anche alle pregiate collaborazioni con i protagonisti del Surrealismo e del Dadaismo (Dalì, Picasso, Giacomelli, Fini e molti altri). Questo connubio tra arte e moda si tradurrà in creazioni all’avanguardia, connotate da una straordinaria originalità, frutto di ricerca e sperimentazione di colori, materiali, trame e tecniche.

La Seconda guerra mondiale, tuttavia, colpì duramente la sua casa di moda, che si vide costretta a ridurre notevolmente la sua capacità produttiva ed Elsa dovette rifugiarsi a New York.

In seguito, una volta terminata la guerra, tornò a Parigi, ma il mondo della moda non era più lo stesso: difatti, nonostante alcuni riconoscimenti che le furono conferiti, non riuscì più ad ottenere il successo dell’anteguerra e risollevarsi dalla crisi economica. Così, la Maison Schiaparelli venne chiusa.

La nota stilista morì 19 anni più tardi, nella capitale francese, ormai sua città d’adozione, il 13 novembre 1973.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1890

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Roma

Per approfondimenti sulla figura di Elsa Schiaparelli, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Giovanna Uzzani.

Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1890

Guido Fiorini nacque a Bologna il 1° luglio 1891.

Conseguita la laurea in Ingegneria, si specializzò in Architettura nel 1919.

Durante gli esordi della sua carriera, si dedicò sia all’insegnamento che alla pratica della professione, ottenendo anche dei riconoscimenti per alcuni dei suoi lavori.

Nel corso degli anni Venti, trovandosi a Parigi, ebbe modo di conoscere Le Corbusier, il celebre architetto svizzero con cui strinse un longevo rapporto di amicizia e collaborazione professionale.

Nell’ambito del dibattito del rinnovamento edilizio, particolarmente vivace in quegli anni, Fiorini focalizzò la sua attenzione sull’impiego delle strutture metalliche, giungendo fino all’invenzione della tensistruttura (1928-1935), con l’intento di creare un connubio tra costruzione edilizia e cultura architettonica.

Questo senso di innovazione gli valse il coinvolgimento in numerosi progetti, alcuni rimasti su carta.

Trovò comunque grande sostegno dalla corrente futurista, che rivedeva nelle sue idee e nei suoi lavori un simbolo concreto del progresso.

A partire dal 1932, cominciò a occuparsi di allestimenti per le scenografie cinematografiche: lavorò ampiamente nel campo, vincendo diversi premi, tra cui anche un Nastro d’argento per la migliore scenografia nel film Miracolo a Milano (1951) sotto la regia di Vittorio De Sica.

Morì a Parigi il 28 dicembre 1965.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Bologna > Stato civile italiano > Bologna > Registro 1057, suppl. 2

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Bologna

Per approfondimenti sulla figura di Guido Fiorini, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Rosalia Vittorini.

Il suo archivio personale è conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato.

Archivio di Stato di Bologna > Stato civile italiano > Bologna > Registro 1057, suppl. 2

Carlo Alberto Camillo Salustri nacque a Roma il 26 ottobre 1871.

Figlio di Vincenzo, cameriere, e Carlotta Poldi, sarta, rimase presto orfano di padre, legandosi profondamente alla madre, con la quale visse fino alla morte di lei, nel 1912.

Nonostante la scarsa propensione per gli studi scolastici, Salustri mostrò sin da bambino uno spiccato interesse verso la poesia, dedicandosi in special modo alla composizione di versi in dialetto romanesco.

Già nel 1887, il suo primo sonetto, pubblicato sulla celebra rivista Il rugantino, recava in calce la firma di “Trilussa”, anagramma del suo cognome, che lo accompagnò per il resto della sua vita.

La sua poesia si ispirava alla tradizione romanesca adeguandosi, però, ai temi della fine del secolo, in maniera leggera, scanzonata, mai esplicitamente volgare. Contemporaneamente, accanto alla produzione poetica, affiancò quella in prosa, caratterizzata da rivisitazioni di favole classiche e popolari e dall’invenzione di nuove favole moderne.

Con l’inizio del secolo, si consolidò anche il suo successo, rendendolo un poeta-commentatore, assiduo frequentatore dei salotti e dei caffè romani. Durante il periodo bellico, prese le distanze dal regime, pur non ponendosene mai in maniera nettamente avversa. A questo periodo risalgono anche le sue poesie più impegnate, di carattere socio-politico, in cui è più forte l’impronta crepuscolare.

Nel 1947 rifiutò l’incarico a sindaco di Roma che gli era stato offerto.

Tre anni dopo, fu nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi.

Morì a Roma il 21 dicembre 1950.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1871

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Roma.

Il suo archivio cartaceo e fotografico fu mantenuto integro da Rosa Tomei, la donna con cui convisse nell’ultimo ventennio della sua vita e con cui strinse un sodalizio affettivo e lavorativo. Oggi l’Archivio di Trilussa è conservato presso il Museo di Roma in Trastevere.

Per approfondimenti sulla figura di Trilussa, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Gabriele Scalessa.

Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1871

Maria Teresa Azzali nacque a San Martino dell’Argine (MN) il 9 gennaio 1902.

Appena maggiorenne si trasferì a Milano per dedicarsi alla lotta antifascista, dando un contributo decisivo ai Gruppi di Difesa della Donna – associazioni pluripartitiche, simbolo dell’apporto delle donne alla lotta contro il regime –, soprattutto tra i ceti medi e all’interno delle fabbriche.

Al suo operato si deve la prima diffusione clandestina della rivista Noi Donne, nel 1944, grazie anche alla solidale collaborazione con Giovanna Molteni.

Una volta conclusa la guerra, l’impegno di Azzali proseguì come segretaria dell’UDI (Unione Donne Italiane) di Mantova e poi nel sindacato, come esponente della Commissione femminile della Camera del Lavoro di Milano. In queste vesti, si batté lungamente per rivendicare migliori condizioni di lavoro per le donne, asili nido, stanze predisposte all’allattamento e parità salariale. 

Morì nel 1978 a Milano.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Mantova > Stato civile italiano (registri del Tribunale di Mantova) > San Martino dall’Argine > 1902

L’originale è conservato presso il Tribunale di Mantova.

Archivio di Stato di Mantova > Stato civile italiano (registri del Tribunale di Mantova) > San Martino dall’Argine > 1902

Armando Lodolini nacque a Roma il 26 marzo 1888, da Alessandro, proprietario di una drogheria, e Laura Diamantini.

Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza, vincendo in contemporanea un concorso nell’amministrazione degli Archivi di Stato.

Cominciò la sua carriera prendendo servizio a Modena (1909-11), conseguendo in quegli anni anche il diploma presso la Scuola di Paleografia dell’Archivio di Stato di Parma.

In seguito, fu trasferito presso l’Archivio di Stato di Roma dove lavorò fino allo scoppio della Prima guerra mondiale, cui partecipò venendo più volte decorato per meriti militari.

Terminato il conflitto bellico e ripreso il lavoro, gli anni successivi furono segnati da un intenso coinvolgimento tanto nella produzione scientifica e divulgativa – ampia ed estremamente variegata – quanto nell’attività politica, che sin da giovanissimo lo aveva visto attivamente coinvolto, attraverso il sindacalismo rivoluzionario prima, l’avvicinamento al partito mazziniano poi, fino a giungere all’adesione al fascismo.

Presso l’Archivio di Stato di Roma fu il più stretto collaboratore del direttore Eugenio Casanova e non è un caso che al nome di Lodolini si leghino molte attività di riordino e inventariazione di fondi archivistici di rilievo.

Nel biennio 1933-35, succedette a Casanova alla reggenza dell’Archivio di Stato, tuttavia presto fu traferito a Bologna, dove venne licenziato a causa di segnalazioni di abuso da parte di alcuni impiegati. Venne reintegrato solo molti anni più tardi, nel 1948, con effetto retroattivo e, due anni dopo, divenne direttore dell’Archivio di Stato di Roma e degli istituti connessi, cioè l’ex Archivio del Regno e la Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica.

Nel 1953 fu il primo sopraintendente del neonato Archivio Centrale dello Stato, mentre nel 1956 lasciò la direzione dell’Archivio di Stato di Roma, venendo “collocato a riposo”.

Dal suo matrimonio con Ada Francioni, nacque il figlio Elio (1922-2023), anch’egli famoso archivista.

Durante l’ultimo decennio della sua vita, continuò a essere attivo come archivista, giornalista, docente e autore di numerose pubblicazioni in ambito storico, letterario, giuridico e, ovviamente, archivistico. La sua particolare laboriosità e l’intenso eclettismo lo resero uno dei nomi ancora oggi più noti dell’archivistica italiana del Novecento.

Morì a Roma il 2 agosto 1966.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1888

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Roma

Per approfondimenti sulla figura di Armando Lodolini, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Anna Lia Bonella.

Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1888

Anna Magnani nacque a Roma il 7 marzo 1908.

Figlia di Marina Magnani, sarta, e di padre ignoto.

Crebbe assieme ai nonni e alle zie in una casa tra il Campidoglio e il Palatino, vivendo un’infanzia serena, nonostante la distanza dalla madre che la lasciò alle loro cure per recarsi ad Alessandria d’Egitto assieme al nuovo marito.

Si appassionò al pianoforte, frequentando per un periodo l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dove studiò da concertista. L’incontro con la recitazione, invece, fu del tutto casuale: iniziò la scuola di arte drammatica “Eleonora Duse”, diretta da Silvio d’Amico, nel 1924 e, presto, fu notata e ingaggiata nella compagnia di Dario Niccodemi.

Tra il 1926 e il 1932, dopo un periodo di gavetta, parti secondarie e lunghissime tournée, la fama e l’importanza dei suoi ruoli sul palcoscenico cominciarono ad accrescere di pari passo. A seguito di questo periodo, prese a dedicarsi al teatro d’avanspettacolo, più popolare e spontaneo, determinante per la sua crescita e il suo eclettismo artistico.

A questi anni risale anche la relazione con Goffredo Alessandrini, regista, che sposò nell’ottobre 1935.

Nel mentre, il cinema sonoro le aprì le porte, ma fu solo nel 1941 che ottenne il primo grande successo, come protagonista di Teresa Venerdì sotto la regia di Vittorio De Sica. A questo, qualche anno più tardi, seguì la vittoria del suo primo Nastro d’argento in Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini, con cui strinse un intenso sodalizio artistico e privato.

L’apice della fama mondiale giunse nel 1956, quando fu la prima donna italiana in qualità di attrice protagonista a vincere un premio Oscar, per la sua interpretazione nel film La rosa tatuata (1955) di Daniel Mann.

Numerose altre furono le pellicole a cui prese parte, tra queste vale la pena ricordare Bellissima (1951) di Luchino Visconti, Saggio è il vento (1957) di George Cukor, Mamma Roma (1962) di Pierpaolo Pasolini e Roma (1972) di Federico Fellini.

Nannarella fu un’attrice dotata di un’umanità e una spontaneità fuori dal comune: con quella sua mimica e i particolari tratti somatici e verbali fu capace di incarnare al contempo la più profonda disperazione e le più leggere speranze del periodo postbellico, che il cinema neorealista intendeva raccontare, divenendone così un emblema.

Morì a Roma, cinquant’anni fa, il 26 settembre 1973.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1908

Da notare che l’atto presenta la dichiarazione di nascita fatta dalla sola madre, a seguito della sua «unione naturale con un uomo non ammogliato, non parente né affine con lei nei gradi che ostano al riconoscimento». Non a caso, il luogo di nascita indicato è l’asilo materno posto in via Salaria 126, un luogo in cui le gestanti in difficoltà o le ragazze madri erano tutelate e sostenute nel dare alla luce i propri figli.

A lato, invece, la nota di cancelleria che riporta la celebrazione del matrimonio con Goffredo Alessandrini a Roma il 3 ottobre del 1935.

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Roma.

Per approfondimenti sulla figura di Anna Magnani, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Giorgio Pangaro.

Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1908

Mi chiamo Alberto Del Fra, vivo a Roma, ho il desiderio di lasciare ai miei figli e ai miei nipoti memoria dei nostri antenati, coloro che ci hanno trasmesso ciò che fa di noi ciò che siamo oggi.

Un anno fa ho avuto notizia da un mio amico dell’esistenza del Portale Antenati e da quel momento mi sono buttato a capofitto in un’avventura che giudico entusiasmante.

Il Portale mi ha fatto entrare in un mondo lontano, del quale avevo conoscenza solo dai libri di storia.

Com’è noto, la storia si avvale di documenti, attraverso i quali si ricostruiscono gli avvenimenti. Così è stato per me spulciando le iscrizioni di nascite, morti e matrimoni dei miei avi. Documenti in apparenza freddi e burocratici, che in realtà mi hanno fatto scoprire storie di caduta e di riscatto, liete e drammatiche dei miei avi, insieme al contesto generale nel quale essi sono vissuti.

Il paese d’origine dei Del Fra, per quanto ne sapevo, era Vasto (un paese del Chietino) in Abruzzo, quello della famiglia De Mauro di mia madre era Manfredonia in Puglia. Dalla conoscenza dei nomi dei miei nonni paterni, ho cominciato a cercare notizie negli archivi anagrafici di Vasto, ciò mi ha aperto un mondo. Ho trovato i miei bisnonni e poi i trisavoli, i quadrisavoli, i pentavoli, alcuni esavoli.

Credo di aver spulciato migliaia di documenti e al di là delle notizie trovate sui miei avi, mi si è presentato un quadro generale dei centri rurali del meridione, coerente con quanto narrato dai libri di storia.

I nostri avi maschi erano in gran parte braccianti, chiamati bracciali e contadini analfabeti, come si evince dalla dichiarazione dell’ufficiale anagrafico in calce a quasi tutti i documenti.

Dichiarazione di analfabetismo
 Dichiarazione di analfabetismo

C’erano anche alcuni artigiani (calzolai, barbieri, sarti etc.), anch’essi spesso analfabeti, e pochissime persone abbienti, che avevano diritto al titolo di don nei documenti anagrafici.

Le ave erano invece casalinghe, tessitrici, cucitrici, anche contadine. Le mogli dei don avevano diritto al titolo di donna.

Nei matrimoni erano necessari i consensi dei padri degli sposi o, in caso di morte degli stessi, dei nonni paterni. Solo se morti anch’essi, il consenso veniva dato dalle madri. Un chiaro indizio di sistema patriarcale.

Impressionante la mortalità infantile: i registri dei morti sono colmi di nomi di bambini di pochi anni e talvolta di pochi giorni. Questo portava a un fenomeno curioso: la ripetizione dei nomi. Per esempio nasceva un bambino di nome Francesco che moriva presto. Il successivo nato veniva chiamato di nuovo Francesco. In vari casi ho trovato ben tre fratelli con lo stesso nome. Tra l’altro ho scoperto una cosa che probabilmente nemmeno mio padre sapeva: era il secondo Ettore della famiglia.

Evidentemente le scarse condizioni igienico/sanitarie e la mancanza di farmaci efficaci facilitavano la mortalità infantile.

Ovviamente anche l’indice di natalità era altissimo. Non era raro arrivare a un numero di figli in doppia cifra, fenomeno presente anche tra i miei avi.

Piuttosto rimarchevole era il fenomeno dei trovatelli, indicati come proietti. Chi li presentava all’ufficiale anagrafico era spesso la levatrice del paese.

C’era anche qualche ragazza che presentava un proprio figlio naturale, scegliendo coraggiosamente di allevare un figlio in una società che l’avrebbe tenuta al margine.

Un caso di questo genere capitò anche tra i miei antenati e merita un racconto. Una certa Carolina Di Guglielmo, cucitrice, ha una figlia naturale che chiama Maria alla quale insegna il suo mestiere. Probabilmente Maria non poteva essere considerata un buon partito. Un mio bisnonno Giovan Battista Del Fra, calzolaio, mestiere ereditato dal nonno paterno, lascia il suo luogo di nascita Tufo (un paese dell’Aquilano), il vero luogo d’origine dei Del Fra, per trasferirsi a Vasto. Compie un trasferimento inusuale per quei tempi, data la distanza ragguardevole tra le due località. Pure lui ha un marchio disonorevole: è figlio di un contrabbandiere ucciso dalle guardie doganali.

L’unione di queste due persone sfortunate porta a una famiglia che vive dignitosamente. Evidentemente Maria è una brava cucitrice e Giovanbattista un valente calzolaio, come si desume dalla firma in calce all’atto del matrimonio non era analfabeta, visto che danno una buona condizione ai figli maschi, in particolare a mio nonno Pasquale.

Pasquale infatti mette su una caffetteria e riesce a far diplomare tutti i figli maschi e a laurearne uno. Naturalmente le figlie femmine non sono messe nelle stesse condizioni. Queste ultime notizie provengono da una conoscenza diretta dei miei zii.

In definitiva quella dei Del Fra è una storia di riscatto a lieto fine.

Per quanto riguarda le vicende dei De Mauro la famiglia di mia madre. Già nella prima metà del ‘700 sono padroni di mulini a Manfredonia. Si capisce che la loro fortuna va crescendo col tempo. Evidentemente, pur non essendo don, erano considerati dei buoni partiti, si uniscono con varie famiglie di don, quella dei Rizzi di Manfredonia e quelle dei Garamone e dei Rosati, provenienti da altri paesi della Puglia.

Un personaggio che merita una menzione particolare è Pietro Rizzi (1814-1897), farmacista di Manfredonia, mio trisavolo, personaggio di cui spesso mi parlava mia madre. Egli per un periodo doveva darsi alla latitanza poiché giudicato sovversivo dal regime borbonico. Questo però non gli impedirà di tornare spesso di nascosto a casa, mettendo regolarmente incinta sua moglie, sposata pochi mesi prima dalla nascita del primogenito.

Pietro Rizzi

Pietro Rizzi fu assolto in tribunale. Pare che una testimonianza a carico di Pietro sia quella del curato del paese, che racconta di discorsi sovversivi fatti dal trisavolo nella sua farmacia. L’avvocato dice all’usciere di far entrare il parroco. L’usciere torna dicendo che il prete alla sua chiamata non ha risposto. E allora è gioco facile per l’avvocato: Signor giudice, come può il parroco affermare di aver udito discorsi sovversivi se è sordo?

Poi, però, come testimoniano i documenti anagrafici, avviene la diaspora dei De Mauro da Manfredonia. Ci sono degli atti di nascita e di morte che li riguardano in altri paesi della Puglia, ma non sarebbero stati sufficienti a farmi avere un quadro comprensibile, se non avessi conosciuto direttamente da mia madre i fatti essenziali. Il mio bisnonno Francesco Paolo De Mauro avalla per un amico una cambiale di importo notevolissimo. L’amico non la onora e il bisnonno deve vendere tutto, compreso il palazzo in cui abita, trasferendosi a Cerignola. Il figlio Leonida, elettrotecnico, per trovare lavoro emigra a Milano con i figli tra cui mia madre.

Francesco Paolo De Mauro

Seguono purtroppo sciagure di tutti i tipi. Muoiono in rapida successione Leonida (di spagnola), mentre la moglie Nunzia e tutti i fratelli e le sorelle di mia madre, moriranno a causa di varie malattie. Mia madre a Milano incontra mio padre, trasferitosi là da Vasto come bancario. Pensate che io non ho mai conosciuto un parente di mia madre.

Alla fine ho individuato 59 cognomi diversi dei miei avi.

A proposito di cognomi, va osservato che talvolta cambiano col passare del tempo. Per esempio all’inizio trovo il cognome Del Frà e non Del Fra, in genere nella prima metà del secolo XIX i Di o i Del all’inizio dei cognomi sono scritti con la minuscola, poi l’uso cambia. Analogamente di Mauro è diventato De Mauro, di Guglielmo si è mutato in De Guglielmo. Sovente cambiano le finali dei cognomi: per esempio Annecchino che muta in Annecchini.

Lo stesso succede per i nomi: una Rosanna all’atto di nascita diventa Rosaria al matrimonio e alla morte. Il Giovan Battista già ricordato, al matrimonio è Giovanni, alla morte Giovanni Battista. 

Forse perché le nascite e le morti venivano trascritte avvalendosi solo di testimonianze orali di persone spesso analfabete che parlavano in dialetto, con conseguente possibilità di equivoci con l’ufficiale anagrafico.

Poiché la mia ricerca mi ha portato a consultare una miriade di registri anagrafici di vari paesi dell’Abruzzo e della Puglia, ho potuto osservare come in ogni località si ripetano sempre gli stessi cognomi, differenti però da paese a paese. Un fatto che testimonia come quelle comunità fossero piuttosto chiuse, con rari spostamenti o comunque limitati a località vicine. Il nostro Francesco Del Fra, con il trasferimento da Tufo a Vasto, è l’eccezione che conferma la regola.

Questa mancanza quasi totale di mobilità mi ha senz’altro facilitato il compito: quasi tutti i miei antenati sono nati, si sono sposati e sono morti nello stesso posto. In tal caso è bastato quindi scorrere i registri di una sola località per ricostruire la loro storia.

Dall’inizio del ‘900 in poi una tale ricerca sarebbe molto più complicata: per esempio mio padre e i suoi fratelli si sono tutti allontanati dal luogo di origine, andando ad abitare in grandi centri. Termino con l’auspicio che il progetto del Portale continui ad essere alimentato con la pubblicazione di nuovi registri e con un ringraziamento di cuore a tutti coloro che vi collaborano.

Enrico Fermi nacque a Roma il 29 settembre 1901.

Dimostrò sin da giovanissimo una spiccata propensione per l’algebra e la fisica. Entrato, poi, presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, ebbe modo di approfondire queste discipline e di farsi notare tra i professori più illustri del tempo.

Perfezionati gli studi all’estero, ottenne la prima cattedra di fisica teorica a Roma, presso l’istituto di via Panisperna, dove cominciò il periodo più fecondo della sua attività scientifica a capo di quel gruppo di ragazzi che prese il nome dall’omonima via.

Divenne docente di grande fama, le cui lezioni e insegnamenti ebbero un vasto successo, anche in America dove aprì numerose altre scuole, incrementando la sua notorietà grazie ai suoi metodi innovativi.

Gli anni tra il 1927 e il 1938 furono segnati da un’intensa attività di ricerca da parte di tutto il gruppo romano su questioni di interesse internazionale.

Nel 1938 fu insignito del premio Nobel per la fisica.

Ancora oggi, l’influenza della sua attività e la sua profonda conoscenza trasversale di questa disciplina sono riconosciute in tutto il mondo.

Poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, emigrò negli Stati Uniti con tutta la sua famiglia. Lì, a Chicago, all’età di 53 anni, morì il 29 novembre 1954.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1901

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Roma

Per approfondimenti sulla figura di Enrico Fermi, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Emilio Segrè.

Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1901

Pietro Giovanni Ferrero nacque a Farigliano (CN) il 2 settembre 1898.

Figlio di contadini delle Langhe piemontesi, ben presto decise di aprire ad Alba (CN) una pasticceria e di lanciare sul mercato prodotti dolciari innovativi ma economici, che potessero essere alla portata di tutti.

Dopo numerose sperimentazioni, ideò una pasta morbida a base di nocciole, ben più economica rispetto al cioccolato, venduta in forma di panetto, facile da trasportare e pensata per essere spalmata sul pane. Un’idea ottimale per le esigenze dei numerosi operai di quelle zone, che vivevano in condizioni economiche non agiate.

La crema di nocciole ebbe un successo tale tra i numerosi operai di Alba da dare uno slancio alla piccola pasticceria Ferrero che, nel 1946, si costituì come industria.

Il lavoro della famiglia Ferrero e la fama di quella crema spalmabile – che qualche anno più tardi verrà perfezionata, divenendo nota nel mondo con il nome di Nutella – crebbero in maniera esponenziale negli anni a seguire.

Pietro Ferrero morì ad Alba il 2 marzo 1949.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Cuneo > Stato civile italiano > Farigliano > 1898

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Cuneo

Archivio di Stato di Cuneo > Stato civile italiano > Farigliano > 1898

Elsa Morante nacque a Roma il 18 agosto 1912 da Francesco Lo Monaco e Irma Poggibonsi. Verrà tuttavia riconosciuta all’anagrafe dal marito della madre, Augusto Morante, da cui prenderà il cognome.

Cominciò l’attività di scrittrice sin da giovanissima, dedicandosi alla stesura di fiabe e racconti, molti dei quali pubblicati postumi.

Nel 1936, conobbe Alberto Moravia, con cui iniziò una relazione tormentata, ma che li portò all’altare il 14 aprile 1941.

Nel corso degli anni, la sua attività di scrittrice si fece via via più intensa, potendo anche godere dei numerosi scambi e confronti con rinomati colleghi dell’epoca, tra i quali spicca in particolare il nome di Pier Paolo Pasolini, con cui ebbe un ventennale rapporto di profonda amicizia.

Nel 1943, l’intensificarsi della repressione antisemita, spinse Morante e Moravia (che era ebreo) a fuggire da Roma e rifugiarsi a sud, verso Fondi, dove rimasero per qualche mese, vivendo una realtà che diverrà per entrambi determinante nella stesura di alcune opere successive.

Tornati a Roma, nel 1944, Morante pubblicò il suo primo romanzo Menzogna e sortilegio (1948), che le valse la vittoria del “Premio Viareggio”.

Nel 1957, fu la prima donna ad essere insignita del “Premio Strega”, grazie al suo secondo romanzo, L’isola di Arturo.

Successivamente, a partire dal 1971, cominciò a occuparsi del più celebre tra i suoi romanzi, La storia, pubblicato da Einaudi nel 1974: fu stampato direttamente in edizione economica per volontà della stessa autrice, affinché potesse essere da subito accessibile a tutti.

Nel decennio successivo continuò a dedicarsi senza sosta all’attività letteraria, e non solo, ma le sue condizioni di salute ebbero un progressivo e inesorabile calo.

Morì a Roma il 25 novembre 1985. Le sue ceneri furono sparse nel mare di Procida.

Puoi consultare l’atto di nascita sul Portale Antenati: Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1912

Da notare che il padre biologico, Francesco Lo Monaco, impiegato, figura nell’atto di nascita come uno dei testimoni e come “padrino” verrà conosciuto da Elsa Morante fino ai suoi 14 anni.

A margine, l’atto riporta anche la nota di cancelleria che segna l’atto di matrimonio con Alberto Moravia, avvenuto il 14 aprile 1941.

Poco più in basso, è presente un’altra annotazione del 30 maggio 1941 che dichiara che Morante, pur figlia di madre ebrea, “è stata riconosciuta non appartenente alla razza ebraica”.

L’originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Roma.

Per approfondimenti sulla figura di Elsa Morante, vedi la voce del Dizionario Biografico degli Italiani a cura di Nadia Setti.

Archivio di Stato di Roma > Stato civile italiano > Roma > 1912

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